Educare con l’arte: il San Carlo e le Scuole della regione Campania

La valenza pedagogica dell’arte ha, si sa, radici antiche. La musica e la danza fanno parte di un corredo di studi essenziale nel mondo greco antico, un aspetto della formazione dell’individuo che, nel corso dei secoli successivi, è andato quasi del tutto perso e che riemerge oggi in alcuni contesti. E questo grazie a chi coltiva l’arte non solo con finalità estetiche o virtuosistiche, ma si riallaccia al concetto platonico di mousikè, ovvero quel sistema disciplinare che il filosofo greco poneva alla base dell’educazione del giovane ateniese. La storia sembra ripetersi, se si pensa che il San Carlo di Napoli è stato il primo Teatro nel quale sono sorte vere e proprie scuole “di mestiere” destinate non solo a formare al meglio maestranze e artisti, ma anche per assicurare “onorato impiego” soprattutto ai ragazzi meno abbienti. Una su tutti, la Scuola di Ballo più antica d’Italia, che nel 1812 nasce ufficialmente per decreto regio e nella quale si troveranno anche posti riservati a ragazzi del Real Albergo dei Poveri. Ma torniamo al nostro secolo.
Il progetto dell’Ufficio Scolastico Regionale della Campania, diretto da Luisa Franzese, e del Teatro di San Carlo di Napoli, al cui vertice amministrativo siede da  nove stagioni Rosanna Purchia, è  noto come Musical Talent School ed è alla sua prima edizione, conclusasi il 30 giugno. Un chiaro esempio di come si possa fare pedagogia attraverso la musica e la danza, partendo dai territori più difficili del napoletano (in realtà ricchi di potenzialità musicali e coreutiche che altrimenti non avrebbero la possibilità di far sentire la propria voce), ma non solo. Procedendo con ordine, per far luce in questo insolita categoria di approfondimento della nostra rubrica di GBopera Magazine, ripercorriamo brevemente questa prima edizione.
Il lavoro è iniziato mesi fa, con la selezione tramite video di ragazzi delle Istituzioni scolastiche della Regione, a opera del Maestro Carlo Morelli, Direttore del Coro giovanile del San Carlo (ma non solo), detto “I sancarlini”, e di Domenico Di Dato, ex danzatore del Massimo partenopeo attualmente Responsabile della sezione Didattica del Teatro. Il 20 giugno, in occasione della Festa Europea della Musica a Napoli, sul palco del San Carlo si sono esibiti ben 500 giovani selezionati tra oltre 2000 alunni degli Istituti campani di diverso ordine e grado: un’occasione unica per danzatori, cantanti, solisti, orchestrali, cori di ogni età. Dai piccolissimi delle Scuole primarie ai giovani ragazzi delle secondarie di Napoli e provincia, diversi per estrazione e cultura, ma tutti accomunati dalla passione per la musica e per la danza. Quest’ultima sezione è  stata seguita dalla Prima ballerina del Teatro di San Carlo, Alessandra Veronetti.
Ma cos’ha di diverso questa iniziativa, per cui vale la pena dedicarle un approfondimento?  Il nome del progetto potrebbe risultare fuorviante, visti i talent che spopolano in TV e che alimentano la convinzione errata che basti un percorso televisivo di pochi mesi per diventare musicista, cantante o danzatore. Nulla di più lontano dall’intento reale che i professionisti del settore si pongono come obiettivo a Napoli, partendo dai territori più difficili come Scampia, Barra, Ponticelli, Marano ecc., per far risorgere quei ragazzi che sembrano destinati a una vita di periferia costellata di problemi. Uno scavo profondo che, con l’aiuto delle scuole, ha permesso di orientare sull’arte l’interesse di giovani spesso già stigmatizzati per la sola provenienza geografica, quando in realtà basterebbe la conoscenza e la fiducia di un pubblico pronto ad applaudire,  per scoprire un’altra dimensione. La «voglia di riscatto», di cui parla il Maestro Morelli, è il motore alla base della forte motivazione di questi ragazzi, i quali – e non a caso – hanno ricevuto in omaggio, oltre a un libro (simbolo per eccellenza della conoscenza), un lavoro in ceramica creato dai ragazzi di Nisida: altro riscatto per chi, nella vita, ha commesso un errore dal quale può redimersi.
Questo è accaduto non solo per i finalisti che si sono esibiti sul palcoscenico del San Carlo, ma i vincitori che hanno ricevuto il tanto ambìto riconoscimento il 30 giugno nell’auditorium del Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli – l’Istituzione musicale più antica al mondo –  saranno i protagonisti di una serie di eventi che si stanno progettando e programmando per dare un seguito a tutto questo. Concerti, concorsi (come la borsa di studio offerta dal Premio Internazionale Danza Città di Rieti 2018, alla vincitrice appena dodicenne Arianna Giordano dell’ICS Scialoja-Cortese di Napoli), inviti per serate di concerto che permettano di far conoscere i ragazzi al pubblico saggiandone le capacità e altro ancora per questi giovanissimi talenti vesuviani. Un percorso che nasca dalla ricerca di talenti e che diventi un mezzo per creare lavoro nell’ambito dei mestieri dello spettacolo; sul palcoscenico ma non solo e non esclusivamente per chi viva per forza un disagio, visto l’altissimo numero di partecipanti provenienti da Scuole di tutta la regione.
In allegato l’elenco completo dei vincitori di questa prima edizione, nella speranza di leggere presto i loro nomi sui cartelloni degli eventi più importanti della nostra penisola.

 

 

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