“Soirée Petit” al San Carlo per la Compagnia che “non esiste”

“Soirée Petit” al San Carlo per la Compagnia che “non esiste”

Napoli, Teatro di San Carlo – San Carlo Opera Festival 2017
“SOIRÉE ROLAND PETIT”
Coreografie Roland Petit riprese da Luigi Bonino
Ripetitore Lienz Chang
Luci Jean Michelle Desieré
Costumi Christine Laurent, Luisa Spinatelli, Yves Saint-Laurent
“Ma Pavlova – Gymnopédie”
Musica Erik Satie
Interpreti Martina Affaticato, Ertu Gjoni
“Proust – Pas de Seux Morel et Saint-Loup”
Musica Gabriel Fauré
Interpreti Stanislao Capissi, Danilo Notaro
“La Rose malade”
Musica Gustav Mahler
Interpreti Claudia D’Antonio, Alessandro Staiano
“Pink Floyd Ballet”
Musiche Pink Floyd
Interpreti Solisti e Corpo di Ballo del Teatro di San Carlo
Direttore del Corpo di Ballo Giuseppe Picone
Napoli, 25 luglio 2017

Per la quarta edizione del “San Carlo Opera Festival”, rassegna estiva promossa nell’ambito del progetto “Napoli Città Lirica” e che quest’anno si arricchisce di un titolo in più rispetto al passato, esordiamo con un titolo provocatorio. Perché mai? Per ironia. Un’ironia che può apparire tardiva rispetto alle cronache e che non è esattamente la stessa che permea il linguaggio coreico di Rolandd Petit, ma che in realtà emerge naturalmente nel momento in cui si presenta uno spunto di riflessione su uno spettacolo. Per sottolineare l’invisibilità – volontaria o accidentale –  di un Corpo di Ballo gravemente dimenticato dal massimo esponente della nostra danza nel mondo, come ci suggerisce l’ormai arcinota intervista rilasciata da Roberto Bolle al quotidiano «La Repubblica», pochissimo tempo, fa e alla quale non risulta abbia fatto “onorevole ammenda” in prima persona (giusto per rubare due parole emblematiche che Boris Lermontov rivolge a Victoria Page nel celebre film Scarpette Rosse). L’ammenda è spettata quasi subito alla giornalista responsabile dell’intervista, ma non è questa la sede per un ragionamento in merito.
In occasione di un allestimento importante e riuscito come Soirée Petit in cui la rinnovata compagnia sancarliana si sforza (eh già, perché i tempi sono difficili per tutti) di annettere danzatori aggiunti, tra i quali magari anche i più sfortunati colleghi veronesi, il pensiero alla imbarazzante dimenticanza è sopraggiunto spontaneo a chi, come la sottoscritta, era tra il pubblico.
Scrivere e descrivere uno spettacolo serve a sottolineare la vita di un organismo teatrale, a delinearne il profilo in bene e in male, con lettori in accordo o in totale dissenso, per cui appare chiaro che non solo Napoli possieda un Corpo di Ballo istituzionale, ma che esso sia anche ampiamente seguito dalla stampa, specialistica e non, sul territorio. Detto questo, la Compagnia del Teatro di San Carlo sta lavorando in autonomia dai grandi ospiti, sotto la direzione del giovane Giuseppe Picone, che a sua volta punta sulla crescita dei talenti di casa per assicurare al suo pubblico la possibilità di andare a teatro sempre, indipendentemente dall’ospite del momento. E così inizia a essere, in effetti. Ecco perché una serata così importante, un pezzo di storia del teatro musicale a tutto tondo portato in scena al San Carlo, avrebbe meritato di essere programmato in un momento dell’anno diverso. L’estate, si sa, porta via un po’ di persone.  In ogni caso il programma proposto non ha bisogno di presentazioni per gli addetti ai lavori; per chi invece dovesse trovarsi a digiuno in materia, consigliamo di effettuare una bella ricerca in rete e di istruirsi a dovere, perché il discorso sarebbe abbastanza complesso e le semplificazioni offerte dal programma di sala non rendono giustizia al genio di Roland Petit.
Il percorso di Passi a Due, attraverso i quali la sapienza narrativa del coreografo marsigliese traduce le psicologie dei personaggi letterari che lo hanno ispirato, inizia dal raffinato e malinconicamente romantico Gymnopédie tratto da Ma Pavlova del 1986, passa attraverso il duetto maschile Morel et Saint-Loup ou le combat des anges tratto da Proust (ou les intermittences du coer) del 2007, nel quale si materializza l’attrazione dei contrari in un tormentato processo di seduzione al maschile, fino a raggiungere l’apice del lirismo ne La Rose malade, coreografato nel 1973 su versi e disegni di William Blake per la grande tragédienne Maja Pljsetskaja, sul surreale Adagietto della Quinta Sinfonia n. di Gustav Mahler. Un impegno di non poco conto che Claudia D’Antonio, accompagnata da Alessandro Staiano, ha saputo affrontare con notevole maturità espressiva, contenuta ma pertinente nel tradurre in gesto e in danza la morte della bellezza, nonostante la giovane età. Ugualmente degno di nota, nella prima sezione dello spettacolo, un altro giovane elegante e convincente dal punto di vista espressivo, per la naturalezza del gesto e la non convenzionalità dello stile, Danilo Notaro, ancora tuttavia bisognoso di sicurezza in alcuni momenti.
Nella seconda parte, il tanto atteso dance concert dedicato da Petit ai Pink Floyd, nel 1972, su precisa richiesta della figlia Valentine: la sfida (già superata all’epoca) tra artista e pubblico è ancora una volta vincente per il coinvolgimento emotivo dovuto all’inconsueto connubio musicale-coreutico e visuale. Emerge per stile, negli assoli, Carlo De Martino, grazie carattere scenico definito e adatto al contesto, attributo di un danzatore classico che non indulge mai nel lezioso e – come altri al San Carlo, per fortuna – mantiene quella identità di genere che nella danza sembra talvolta scomparire.
Momenti di evidenza per i migliori talenti in campo come Anna Chiara Amirante, Salvatore Manzo, Alessandro Staiano, Stanislao Capissi non sono mancati. Prestazione nel complesso molto positiva (nonostante alcune disomogeneità nei danzatori del Corpo di Ballo) e accolta con applausi scroscianti, in una serata di bella danza che non solo conferma la positività della nuova danza al San Carlo, ma che fa di Napoli, ancora una volta, un centro propulsore di quella cultura che qualcun altro vorrebbe assopita e che invece esiste e resiste.
Prossimo appuntamento con la Danza al San Carlo dal 12 al 17 settembre, con Zorba il greco di Lorca Massine, su musiche di Mikis Theodorakis.  (foto Francesco Squeglia)

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