Da Roma e per Roma con furore. Intervista a Mario Marozzi

Da Roma e per Roma con furore. Intervista a Mario Marozzi

Nato a Roma nel 1962, inizia all’età di nove anni i suoi studi presso la Scuola del Teatro dell’Opera di Roma, dove si diploma a sedici anni con il massimo dei voti. L’attività professionale lo pone subito all’attenzione della critica specializzata, che gli riserva, già dal 1979, i primi importanti riconoscimenti. Le prime importanti esperienze internazionali hanno inizio nel 1982, con la qualifica di Principal e si ripeteranno, nel corso di una lunga e gloriosa carriera, nei più grandi Teatri del mondo. Primo ballerino dell’Opera di Roma ed Étoile ospite presso varie compagnie internazionali, è stato interprete principale nelle produzioni di repertorio classico e moderno.
Accanto alla sua ricca carriera teatrale ha lavorato come Primo ballerino in trasmissioni televisive come Fantastico 5, Fantastico 8. Da diverso tempo si dedica alla formazione e alla didattica, in ambito professionale e non. Spazia dall’insegnamento della tecnica classica al Passo a due, dal repertorio alla consulenza artistica e assistenza coreografica. Nel 2003, sotto la direzione di Carla Fracci, viene promosso Étoile.
Nel Maggio del 2012 termina la sua carriera danzando Symphonie pour un homme seul di Maurice Bejart al Teatro dell’Opera di Roma che, nell’occasione, gli tributa una emozionante e memorabile serata di ringraziamento per i trentatré anni di attività e di carriera.
Il 26 ottobre si è costituito a Roma un gruppo di ballerini, insegnanti di danza, coreografi, stilisti, personalità, maestranze del mondo dello spettacolo e noti artisti che sostengono la candidatura di Mario Marozzi a Direttore del Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma. Il movimento ha messo online, su Change.orguna petizione indirizzata al Sindaco Ignazio Marino e a Carlo Fuortes, Sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma. Meritocrazia almeno nel mondo dello spettacolo. Questo chiede la petizione che al momento conta più di duemila firme.
Quali sono i ricordi più vivi, che ancora la emozionano, dell’inizio della Sua carriera?
Uno su tutti: la prima volta che sono entrato in scena a Caracalla, nei moretti dell’Aida. Questo teatro particolare, all’aperto e con seimila posti, è un’emozione troppo grande da dimenticare. È stato il mio debutto vero e proprio. Da lì è partita la mia carriera artistica con il Teatro dell’Opera di Roma, da lì sono cominciate infinite emozioni.
Si dice che la danza oggi è “uomo”. Dalle dive dell’Ottocento alle ultime Divine del XX secolo. Il terzo millennio sembrerebbe l’apoteosi della danza maschile. Forza, eleganza, seduzione. Un connubio che rende le Étoiles maschili vere superstar. Da un punto di vista maschile, quali sono le difficoltà maggiori e i vantaggi dentro e fuori la scena?
In realtà è stato Rudolf Nureyev, nato nel 1938, ad aver cambiato la danza maschile, rendendo i maschi protagonisti quanto le donne sul palcoscenico. Ai giorni nostri si contano molti più uomini celebri nel mondo della danza, ma non è detto che un giorno non possa di nuovo invertirsi la tendenza. Dipende dalle ballerine e dai ballerini che nasceranno.
Le difficoltà per un uomo sono i pregiudizi della società e in particolare quelli familiari. Il vantaggio è fare una vita sana che ti appassiona e che ti rende un uomo davvero felice.
Qual è il ricordo più bello di una carriera così lunga e importante?
Sono tantissimi. Il mio debutto in Basilio, sempre a Caracalla, è certamente uno di questi. Il mio mito era Vladimir Vassiliev e interpretare contemporaneamente lo stesso ruolo nello stesso spettacolo, ascoltando i suoi consigli, è stato un momento fondamentale per la mia crescita umana e artistica.
Un momento da dimenticare?
Qui non ho nessun dubbio: nel 1993 quando mi sono dovuto operare alla schiena e sono rimasto fuori dalla scena per sei mesi.
Benché, all’apparenza, un grande interprete sembri non avere difficoltà, può raccontare ai giovanissimi cosa si prova ad affrontare i problemi quotidiani della danza, lontano dalle luci della ribalta?
Ogni scelta porta con sé delle rinunce. Gli anni della scuola sono certamente molto difficili perché si vive un periodo di sacrificio e di duro lavoro. Vedere i propri coetanei divertirsi e fare tardi la sera, quando tu ti alleni tutto il giorno non è facile. Ma se la motivazione e la spinta a ballare sono forti, non c’è privazione che tenga di fronte al piacere di danzare.
Rifarebbe tutto alla stessa maniera?
Assolutamente sì.
Ha un rimpianto?
Assolutamente no! Va be’, dico la verità: se tornassi indietro valuterei meglio alcune proposte che mi giunsero dall’estero.
Come si concilia la famiglia con un lavoro spesso decentrato all’estero? Quanto pesa e quanto è difficile sopportare la lontananza dai propri figli per un padre?
Ho avuto un figlio nel pieno della mia carriera e certamente non è stato facile. I miei periodi all’estero, anche se numerosi, non sono mai stati molto lunghi dal momento che ero guest, quindi sono sempre riuscito a stare vicino a mio figlio e alla mia famiglia.
Qual è il ruolo che ha preferito e perché?
Dire solo un ruolo sarebbe troppo riduttivo. Cito due romantici, Romeo e Albrecht, e due eroici, Spartacus e Basilio. Questi quatto personaggi sono quelli che ho amato di più.
Come cambiano le abitudini e le mansioni di lavoro dopo l’addio alle scene?
Quale addio? Mario è sempre all’opera…
Ebbene sì. Abbiamo letto che spera in una Direzione del Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma. Lei ha tutte le carte in regola e il gruppo di sostenitori incoraggia con entusiasmo la Sua candidatura. Ci parli di questa nuova meta.
Tutto è iniziato da un incontro tra amici che, senza dirmi niente, hanno deciso di costituire un comitato per promuovere la mia candidatura a Direttore del Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma, ritenendomi adatto a ricoprire questo. Il movimento è formato da professionisti della danza e del mondo della comunicazione che si sta muovendo alla ricerca di un ampio consenso popolare, apportando così un cambiamento anche nella modalità di scelta di una figura così importante all’interno di un Ente lirico. Il movimento “Mario all’Opera” non va contro nessuno, ma è una proposta programmatica per il Massimo romano. Ho le idee ben chiare su quello che potrei fare. Prima di tutto, vista la gravissima crisi economica che stiamo attraversando, c’è un grande bisogno di trovare risorse economiche. C’è bisogno di una ristrutturazione profonda e ritengo di essere la persona giusta per intraprendere questo cammino. Ho cinquant’anni e ho da poco terminato di ballare, penso di avere la giusta forza per affrontare le problematiche che possono esistere all’interno di un teatro. Sono arrivato all’Opera di Roma all’età di dieci anni e ci sono rimasto per i successivi quaranta. Penso che questo sia un mio punto di forza perché conosco il Teatro profondamente, nel vivo, ho vissuto con tanti direttori e ho visto in cosa hanno fatto bene e in cosa hanno sbagliato. Da questa esperienza voglio partire per andare avanti.
Nel ringraziare Mario Marozzi per il tempo che ci ha gioiosamente dedicato, gli auguriamo di poter raggiungere questo nuovo traguardo con il successo che merita. E che il Teatro dell’Opera di Roma, dopo le notizie disastrose degli ultimi giorni, possa rinascere a nuova vita.

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