Firenze:”Il cappello di paglia di Firenze”

Firenze:”Il cappello di paglia di Firenze”

Firenze, Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, Stagione Lirica 2013/2014
“IL CAPPELLO DI PAGLIA DI FIRENZE”
Farsa Musicale in quattro atti su libretto di Nino Rota e Ernesta Rinaldi Rota
Musica di Nino Rota
Fadinard FILIPPO ADAMI
Nonancourt
GIANLUCA BURATTO
Beaupertius
MAURO BONFANTI
Lo zio Vézinet STEFANO CONSOLINI
Emilio
FRANCESCO VERNA
Felice
GREGORY BONFATTI
Achille di Rosalba
SAVERIO BAMBI
Una guardia
LEONARDO MELANI
Un caporale delle guardie NICOLÒ AYROLDI
Minardi LADISLAO HORVÁTH
Il pianista della Baronessa ANDREA SEVERI
Elena LAURA GIORDANO
Anaide MARTA CALCATERRA
La Baronessa di Champigny ROMINA TOMASONI
La modista IRENE FAVRO
Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Direttore Andrea Battistoni
Maestro del Coro Lorenzo Fratini
Regia Andrea Cigni
Scene e costumi Lorenzo Cutùli
Luci Luciano Roticiani  

Produzione del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino in collaborazione con Maggio Fiorentino Formazione
Firenze, 3 dicembre 2013  
Sarebbe bello se, nelle stagioni teatrali dei prossimi anni, si valorizzasse sempre di più la musica di Nino Rota, mettendo in scena più spesso le sue opere, non solo questo Cappello di paglia di Firenze – che il Maggio Musicale ha sostenuto doppiamente proponendo oggi la produzione del 2011 – ma anche le sue altre opere liriche, raramente rappresentate. Il fatto è che, purtroppo, in Italia, anche nel campo della musica cosiddetta “colta”, regna da sempre un insopportabile snobismo culturale che ha in odio tutto quello che suona vagamente popolare e che ostacola una visione “trasversale” dell’arte. La musica colta e la musica “pop” rimangono quindi due mondi separati e guai a cercare di avvicinarli fra loro: i benpensanti storcono il naso, i melomani gridano allo scandalo, i critici stroncano…Ma Nino Rota era un pezzo avanti già negli anni 40 in cui componeva questa splendida opera ricca di ispirazioni, colte e popolari, mischiate sapientemente e condotte con mano leggera verso un successo che durerà nel tempo. E la sua musica, che si nutre di sonorità moderne, oggi colpisce per originalità e gradevolezza, e allo stesso tempo stupisce.
A me, per esempio, ha stupito riconoscere in quest’opera scritta nel 1945 una melodia, che cinquant’anni dopo, è diventata un successo pop planetario. Il motivetto che le modiste intonano nel primo intermezzo “Da mattina a sera lavoriamo lavoriamo” è stato riproposto nel 1995 da due musicisti spagnoli di mezz’età, Los Rios, che hanno stordito il mondo intero con la loro Macarena! Viene spontaneo chiedersi se si tratti di plagio, di suggestioni musicali o di fonti popolari comuni attinte consapevolmente o inconsapevolmente. Ma tale corrispondenza non deve scandalizzare se pensiamo che le melodie e le atmosfere dell’inglese Edward Elgar, per esempio, hanno influenzato la popolarissima musica dei Beatles.
Ma questa è un’altra storia e qui vorrei raccontarvi quella di una prima al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino che meritava molti più applausi di quanti gliene sono stati dedicati. E mi piacerebbe aprire un’altra polemica sul pubblico delle prime che va a teatro perché ci deve essere ma non è preparato ad apprezzare il valore di uno spettacolo brillante come questo Cappello rotiano, e non sente il dovere di tributare un omaggio a chi ha lavorato con fatica e intelligenza ma si alza in fretta al calar del sipario per riprendersi il cappotto e non fare la fila al guardaroba.
Uno spettacolo davvero ben riuscito. Il regista Andrea Cigni, lo scenografo e costumista Lorenzo Cutùli, il responsabile delle luci Luciano Roticiani, il direttore Andrea Battistoni e l’orchestra del Maggio, il maestro Lorenzo Fratini e i suoi artisti del coro, protagonisti quasi quanto i solisti: tutti bravi, difficile e pretestuoso trovarne difetti.
Sì, è vero, la scenografia orizzontale sul piano inclinato (dal quale gli attori entrano ed escono attraverso botole che fungono da porte dei vari ambienti della scena) ad alcuni non sarà piaciuta ma, probabilmente, ha risolto un problema di costi e ha reso più vivace il movimento sul palcoscenico, offrendo anche la possibilità di mostrare l’agilità fisica, oltre che vocale, del protagonista Filippo Adami. Detto questo, lo spettacolo si apprezza per l’armonia delle parti. Per essere riuscito a valorizzare il ruolo e il lavoro di tutti.
L’ambientazione è stata spostata al tempo della prima rappresentazione al Teatro Massimo di Palermo nel 1955. Gli splendidi costumi richiamano l’eleganza di quegli anni, ravvivata dai vivaci colori della scenografia. Bella la trovata dei cartelloni pubblicitari con grafica anni 50 che tappezzano lo sfondo e danno l’idea di città, in questo caso Parigi e, allo stesso tempo, illustrano l’azione a mo’ di didascalia visiva, illuminandosi quando si svolge in scena il tema disegnato sulla locandina. Durante la festa a casa della Baronessa un faro mette in evidenza il poster con la scritta “High Society” e due sagome in vestiti eleganti. Quando si scatena il temporale si illumina il manifesto dei “Parapluies Revel”. Quando si fa riferimento al tradimento di Anaide la luce si accende sul bel cartellone del celebre film di Vincent Sherman del 1947 The Unfaithful (intitolato in Francia L’infidèle e in Italia, chissà perché, Le donne erano sole).
Andrea Battistoni dirige con grande vigore e brio l’ottima orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, dando vita ad un’interpretazione molto incisiva, di piglio sinfonico anche se  alcune volte in difficile equilibrio di sonorità con le voci in palcoscenico, considerata la situazione acustica del Teatro Comunale in cui la buca d’orchestra è tutta esterna. Filippo Adami, dagli acuti brillanti e dalla perfetta dizione, dà prova di dimestichezza nel ruolo del protagonista Fadinard, dosando con sapienza la voce che risulta gradevole e mai sopra le righe, e svolge bene il ruolo di figura chiave intorno alla quale ruotano tutti gli altri personaggi. Stesso apprezzamento per Gianluca Buratto nel ruolo del buffo suocero Nonancourt, il suo “Tutto a monte!” rimane impresso un bel pezzo nelle orecchie degli ascoltatori. Laura Giordano, la cui voce ha le qualità giuste per questo ruolo ma non sempre per rivaleggiare con la sonorità piena di alcuni momenti dell’orchestra del Maggio sotto la bacchetta di Battistoni, fa della promessa sposa Elena una figura delicata e fragile ma anche molto incisiva nel duetto “Trema nell’estasi d’amor” e nei successivi interventi che arricchisce di vibranti accenti lirici. Marta Calcaterra nel ruolo di Anaide convince per le sue buone capacità vocali e recitative. Francesco Verna interpreta bene un Emilio risoluto e potente. Mauro Bonfanti, nonostante qualche suono opaco nel settore acuto, riesce molto bene nella parte di Beaupertuis, rappresentando il ruolo del marito geloso e alternando con abilità toni tragici e comici. Romina Tomasoni è una Baronessa dotata di una bella voce ricca di colori e di una verve teatrale piena di senso dell’umorismo, così come un efficace gruppo di parti di fianco: Stefano Consolini, (davvero bravo nel ruolo dello zio Vézinet), Leonardo Melani (la guardia raffreddata), Saverio Bambi (Achille di Rosalba), Gregory Bonfatti (Felice), Irene Favro (una modista) e Nicolò Ayroldi (la guardia). I Maestri Horváth e Severi hanno lasciato la buca d’orchestra prestandosi con grande senso del teatro a interpretare rispettivamente i ruoli recitati del violinista Minardi e del suo accompagnatore al pianoforte. Merita una citazione anche la presenza in splendida forma vocale e scenica del Coro del Maggio Musicale (in particolar modo il gruppo di voci femminili nella scena delle modiste), come già dicevo un altro dei protagonisti di questa farsa musicale che Nino Rota scrisse insieme alla madre quasi per passare il tempo durante un’estate pugliese del 1945 e che oggi fa trascorrere a noi due ore deliziose di puro divertimento. Alberto Bartolomeo (Foto Marco Borrelli)

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