Per “Lo Schiaccianoci” al San Carlo di Napoli vince la tradizione

Per “Lo Schiaccianoci” al San Carlo di Napoli vince la tradizione

Napoli, Teatro di San Carlo, stagione di balletto 2017-2018
“LO SCHIACCIANOCI”
Coreografia  Giuseppe Picone da Lev Ivanov e Marius Petipa
Musica Pëtr Il’ic Čajkovskij
Clara GIOVANNA SORRENTINO
Schiaccianoci DANILO NOTARO
Fata Confetto CLAUDIA D’ANTONIO
Principe Schiaccianoci  SALVATORE MANZO
Drosselmeyer  GIANLUCA NUNZIATA
Regina della Neve ANNALINA NUZZO
Orchestra e Coro di Voci Bianche del Teatro di San Carlo
Corpo di Ballo del Teatro di San Carlo
Direttore del Corpo di Ballo Giuseppe Picone
Allievi della Scuola di Ballo del Teatro di San Carlo diretta da Stéphane Fournial
Direttore  Mikhail Agrest
Direttore del Coro di Voci Bianche  Stefania Rinaldi
Scene Nicola Rubertelli
Costumi Giusi Giustino
Napoli, 30 dicembre 2017  ore 17.00

L’indiscussa presenza de Lo Schiaccianoci come balletto natalizio per eccellenza nei teatri di tutto il mondo, confermata dai sold out continui e con qualunque cast, è ancora una volta l’espressione tangibile della ricerca di evasione che il pubblico di ogni età persegue, consciamente oppure no. Una evasione che non è solo divertimento, ma piacere di calarsi nella fiaba che meglio incarna le festività moderne e che non perde mai il proprio fascino, da capolavoro musicale e descrittivo qual è. Ed è proprio il suo valore strutturale che ha permesso un successo duraturo nel tempo e nei luoghi più diversi, un successo che ha saputo abbattere le versioni coreografiche più improbabili ma che si presta a letture diverse e che, come altri grandi classici, si è saputo risistemare nella dimensione che più gli è consona: quella della fiaba borghese.
Questa fiaba, che Alexandr Dumas padre riscrive dal racconto ben più oscuro di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann del 1816, ritorna al San Carlo di Napoli in uno degli allestimenti più amati e  più eleganti, con la ripresa delle magnifiche scene di Nicola Rubertelli e degli splendidi costumi di Giusi Giustino, per la coreografia del Direttore del Corpo di Ballo Giuseppe Picone, allestimento portato in scena lo scorso anno al Teatro Massimo di Palermo. Com’è già capitato qualche anno fa, abbiamo dato la precedenza al décor, nella menzione, perché è innegabile che, ad apertura di sipario, il salotto ottocentesco prima e la magnifica foresta poi costituiscano il punto di forza più evidente della messa in scena, dopo la partitura. Probabilmente si tratta dell’elemento visivo più facilmente percepibile da parte del grande pubblico, aspetto fondamentale che il Direttore del Ballo ha opportunamente ritenuto di conservare per questa stagione.
Le recite, tutte doppie, si sono susseguite con alternanza di cast che hanno previsto sia ospiti di qualità, come  Akane Takada, principal del Royal Ballet di Londra, e Marta Petkova, prima ballerina dell’Opera di Sofia nel ruolo della Fata Confetto, e gli ottimi nomi di casa Anna Chiara Amirante e Claudia D’Antonio; nel ruolo del Principe gli ospiti Vadim Muntagirov, principal al Royal Ballet, e Casey Herd, altro nome di spicco del panorama internazionale del balletto, in alternanza con i giovani sancarliani dalla tecnica più forte quali Alessandro Staiano e Salvatore Manzo.
La versione di Giuseppe Picone porta in scena la vera essenza di un titolo che si presta a diversi tipi di visioni, ma che il pubblico natalizio, fatto di famiglie e persone spesso alle prime armi con una visione di un balletto dal vivo, in realtà predilige e si aspetta. L’atmosfera è quella giusta, il ruolo di Clara, separato da quello della Fata confetto, è affidato in alternanza a Claudia D’Antonio, Sara Sancamillo e Giovanna Sorrentino. La presenza della Scuola di Ballo è più incisiva rispetto al passato, anche se la famosissima marcetta non ha presentato la consueta pulizia e la scelta di figure tecniche di linea come developpés sostenuti e giochi di coppia sono apparsi più da adagio che adatti a un 2/4 dalla coloratura infantile. La scelta di affidare il ruolo di Fritz a un bimbo della Scuola si è rivelata interessante per la credibilità del personaggio, per cui sarebbe stato opportuno includere nel programma di sala anche i nomi dei bambini impiegati in un ruolo solistico così importante (portato peraltro in scena in maniera matura ed efficace) non limitandosi ad apporre accanto al personaggio la dicitura generica “Allievi della Scuola di Ballo del teatro di San Carlo”.
Tra le modifiche e le aggiunte agli elementi scenici, l’albero di Natale in discesa dall’alto a rimpiazzare quello più piccolo sistemato in scena fin dal principio non ha avuto lo stesso effetto di un ingigantimento dal basso, così come il cambio di scene a luce piena tra la casa in rosa antico e la meravigliosa foresta imbiancata ha rotto una finzione credibilissima; la nuvoletta sulla quale Clara e il Principe volano via, aggiunta alla fine del primo atto, ha conferito invece un tocco ancora più fiabesco alla situazione, così come eleganti e denotativamente efficaci sono risultati i pannelli relativi ai personaggi del divertissement del secondo atto.
La gestione della coreografia trova i suoi momenti migliori nei Passi a due, indugiando negli assoli in sequenze che talvolta mettono in difficoltà i solisti (l’esempio più lampante nella danza araba, in cui una danzatrice potenzialmente interessante come Martha Fabbricatore ha avuto non pochi momenti di défaillance). Le scene si sono susseguite con alcuni interventi che non hanno reso giustizia ai momenti di spannung, specie nella battaglia tra i soldatini e i topi, in cui la staticità dei gruppi è apparsa in dissonanza con il crescendo musicale. Per i due blocchi principali affidati al Corpo di Ballo (fiocchi di neve e valzer dei fiori), sequenze estremamente semplificate non tanto nella tipologia di passi, quanto di figurazioni spaziali e nell’uso di canoni ripetitivi. Le citazioni coreiche presenti nei diversi punti del balletto si inquadrano in un sistema che, in questo tipo di allestimento, non dispiace particolarmente, anzi rinfresca al pubblico il lessico del repertorio del secondo Ottocento.
Ottimo il lavoro dei solisti: la gestione dei giovani di casa si presenta come il fiore all’occhiello della direzione di Picone, che sta costantemente permettendo una maturazione dei danzatori grazie all’interscambio nel ricoprire personaggi differenti all’interno della stessa produzione. Per quanto riguarda il cast, si fa qui riferimento alla recita del 30 dicembre (ore 17.00): ): Giovanna Sorrentino è stata una Clara credibile per fisicità e tecnica, non particolarmente espressiva ma piacevole nel ruolo; Gianluca Nunziata un Drosselmeyer più allegro che misterioso, il quale, in un contesto popolato principalmente dai bambini della Scuola, si relaziona nei confronti della massa come un mimo danzante che fa presagire solo cose belle; ben danzato l’Arlecchino di Ferdinando De Riso; ottima l’esecuzione di Danilo Notaro, pulito e preciso nei panni dello Schiaccianoci burattino; qualche incertezza per la Regina della Neve di Annalina Nuzzo, il cui ampio mantello all’inizio e alla fine della scena ha conferito al quadro vivente un bel senso di movimento. Bella prestazione per i solisti della danza spagnola, Carlo De Martino e Francesca Riccardi, e della pastorale, con Candida Sorrentino, Raffaele Vitozzi e Sara Sancamillo. Notevole Luisa Ieluzzi, principessa dei fiori flessuosa e sicura.
Grande prova per Salvatore Manzo e Claudia D’Antonio nei ruoli del Principe e della Fata confetto. Dotato di una tecnica indiscutibilmente brillante e millimetricamente precisa, Manzo è fuor di dubbio uno dei danzatori più sicuri e validi sulla scena sancarliana (ma non solo); al momento, tuttavia, questa accentuata peculiarità sembra oscurarne il lato interpretativo più profondo e il suo ruolo di porteur nel grande adagio del Passo a due, sia per alcuni momenti di imprecisione nella gestione della partner, sia per una presenza fisica oggettivamente molto minuta. Da giovane danzatore, deve ancora compiere il grande passo verso l’interprete, orientando una tecnica eccelsa in direzione di una danza maschile che non si compiaccia solo del ‘voyeurismo della linea’. Claudia D’Antonio, nonostante la giovane età, è dotata di un talento evidente:  pulita e precisa nell’adagio come nei virtuosismi, è fresca e naturale nell’uso della tecnica, padrona delle pirouettes e degli equilibri. Si conferma costante nel saper sostenere primi ruoli con la giusta maturità scenica a livello interpretativo. Una coppia che, in ogni caso, non ha nulla da invidiare agli ospiti che spesso calcano le tavole dei nostri teatri.
L’orchestra, messa a dura prova dalle doppie recite come il Corpo di Ballo, è stata diretta dal Maestro Mikhail Agrest; il Coro di Voci Bianche diretto da Stefania Rinaldi avrebbe potuto essere abbigliato, come da tradizione, con un abito di scena uguale per ciascun elemento.
Applausi scroscianti da parte di un pubblico variegato, ma composto e silenzioso. Un successo che si ripete ogni Natale, com’è tradizione.
Concludiamo ricordando che, per il Teatro San Carlo, il riconoscimento speciale che GBopera Magazine conferisce ai giovani talenti della danza italiana, i GBOscar della Danza, è stato assegnato, per il 2017, ad Anna Chiara Amirante, Claudia D’Antonio e Candida Sorrentino, perle di un Corpo di Ballo in crescita, in cui tornano a emergere danzatori e danzatrici di qualità. (foto Francesco Squeglia).

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