“Die Tote Stadt” apre la stagione lirica 2009 della “Fenice” di Venezia

Teatro La Fenice di Venezia, Stagione Lirica 2009
“DIE TOTE STADT”
(La città morta)
Opera in tre quadri. Libretto di Paul Schott dal dramma “Le mirage” e dal romanzo “Bruges-la-Morte” di Georges Rodenbach.
Musica di
ERICH WOLFGANG KORNGOLD
Paul,  STEFAN VINKE
Marietta/Apparizione di Marie, SOLVEIG KRINGELBORN
Frank/Fritz,  STEPHEN GENZ
Brigitta, CHRISTA MAYER
Juliette, ELEONORE MARGUERRE
Lucienne,  JULIA OESCH
Gaston, GINO POTENTE
Victorin, SHU YIJE
Il Conte Albert , MATTHIAS SCHULZ
Orchestra e Coro del Teatro La Fenice di Venezia
(M.o del coro: Claudio Marino Moretti)
Piccoli Cantori Veneziani
(M.o del coro: Diana D’Alessio)
Direttore: Eliahu Inbal
Regia, scene e costumi di Pier Luigi Pizzi
Coreografia di Marco Berriel
Lihgt designer: Vincenzo Raponi
Nuovo allestimento della Fondazione Teatro La Fenice in coproduzione con la Fondazione Teatro Massimo di Palermo
Venezia, 27 gennaio 2009

Il Teatro La Fenice attualmente fa scelte molto coraggiose ed interessanti, infatti propone a fianco del classico repertorio titoli desueti o quanto meno poco rappresentati, nella cornice doverosa di un ampliamento culturale e della formazione musicale del pubblico. Allettante l’inaugurazione della stagione 2009 con Die Tote Stadt di Enrich Korngold, un titolo famosissimo nel nome ma raramente rappresentato in Italia, per Venezia una prima assoluta. Korngold compose l’opera quando aveva solo ventitré anni, ragazzo prodigio nel campo musicale, è oggi probabilmente celebrato più come compositore di colonne sonore, vinse due oscar, nella Hollywood della guerra e dove mori nel 1957 dopo essere fuggito dall’Europa nazista. L’opera debuttò contemporaneamente a Colonia e ad Amburgo il 4 dicembre 1920 e fece di Korngold uno dei più apprezzati e stimati musicisti della sua generazione, le sue musiche erano dirette da musicisti del calibro di Karl Böhm, Bruno Walter e Otto Klemperer. Die tote Stadt è trattaa dal dramma “Le mirage” di Georges Rodenbach, a sua volta adattamento di un precedente romanzo, dello stesso autore, “Bruges-la-Morte” del 1892. In questi due compimenti di ispirazione simbolista e Jugendstil, predomina il tema della decadenza e della morte. Dal dramma Korngold ricavò velocemente un atto unico, ma Hans Müller, autore del libretto di Violanta, lo convinse a trasformarlo in un’opera in tre atti. Il librettista non volle seguire la stesura del lavoro, pertanto il testo fu scritto congiuntamente dal compositore e suo padre usando degli pseudonimi. Composta tra il 1916 e il 1920, l’opera, dopo il debutto fu accolta con grandi consensi tanto da raggiungere persino esecuzioni al Metropolitan di New York nello stesso anno. Alle prime rappresentazioni vi parteciparono cantanti di altissimo livello come Maria Jeritza, Lotte Lehmann, Richard Tauber, e Richard Mayr, tanto per citarne alcuni. La vicenda dell’opera si svolge a Bruges sul finire dell’800. Paul, a seguito della morte dell’amatissima moglie, trasforma una stanza di casa in un santuario a lei dedicato. Dopo alcuni anni  Paul incontra un ballerina, Marietta, dai tratti straordinariamente simili alla defunta.  L’uomo la invita a casa sua e quanto ella s’allontana, Paul  sogna di vivere pienamente la passione per Marietta, ma la donna profana i ricordi della moglie e lo accusa di ipocrisia e debolezza. In preda all’ira Paul strangola la ballerina. In questo stesso momento, il giovane si risveglia: è stato tutto un sogno. Ora però si sente libero e decide di lasciare Bruges, la città morta. Lo spettacolo firmato da Pier Luigi Pizzi è ben realizzato, e ci immerge in una atmosfera cupa e decadente scena sinistra e centrando in pieno sia la struttura drammatica che la grigia atmosfera della città belga.  Diciamo però che la scena è piuttosto limitata e poco diversificata nelle situazioni. Molto belli i costumi contemporanei all’opera, ottima la recitazione degli artisti, ma ancor più l’dea di dare rilievo all’acqua che abbonda sia nei canali sia dal cielo a Bruges. Marietta è gettata nell’acqua e sull’acqua stagnante si intravedono gli splendidi palazzi della città. Altrettanto emozionante la scena della processione nel terzo atto,  con suore, vescovi e prelati che si muovono in una sorta di danza surreale. Sul versante musicale Eliahu Inbal dirige una compagine spesso distratta e non doverosamente tenuta a freno con sonorità spesso eccessive. Il cast era piuttosto anonimo, doveroso però ricordare le grandi difficoltà richieste. Il tenore Stefan Vinke, alle prese con una tessitura quasi impossibile, spesso sfiora l’urlo, ma anche quando gli sarebbe concesso di cantare piano, non sortisce all’ascolto dei grandi risultati, sia nel fraseggio che negli accenti.  Solveig Kringelborn è poco più che  corretta e  manca di carisma e sensualità. Bravi Stephen Genz un elegante e convincente Frank, così come la cameriera Brigitta interpretata da Christa Meyer. Pubblico molto partecipe e generoso di applausi al termine.
(foto di Michle Crosera, Teatro La Fenice)

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