“Senza trucco!”…Leo Nucci

E’ il baritono per eccellenza. Leo Nucci, dopo aver superato i 40 anni di carriera, è ancora oggi uno degli artisti di riferimento del panorama lirico internazionale. Come è nel suo stile, aperto e cordiale, eccolo che si racconta a noi a ruota libera.
Il tratto principale del tuo carattere?
Credo di  avere un carattere che trasmette vitalità e serenità!
Il tuo principale difetto?
Dovresti chiederlo a mia moglie,  sicuramente ne avrà un elenco! Io ti posso dire che, se si può definire un difetto, sono sempre stato poco attento a promuovere la mia immagine pubblica.
Segno zodiacale?
Ariete.
Sei Superstizioso?
Assolutamente no.
Cosa volevi fare da grande?
Ci sto ancora pensando! Sono troppo pieno di interessi e di passioni, una vita non basta!
Sai una cosa, Leo la visione che ho di te è quella di un “bambinone”…
Vero! Per me è fondamentale potermi divertire anche mentre lavoro. Ieri sono tornato a cavalcare, per prendere confidenza con il cavallo con il quale entrerò in scena nel “Nabucco”. Confesso, ho un po’ di dolori, qua e là….soprattutto là, ma è stato un piacere incredibile!
Ricordo che durante la lavorazione del film “Macbeth”  facevi le gare di go kart…
Ah, ti ricordi ! Si allora giocavo con le “macchinine”…
Cosa ricordi di quel “Macbeth”, a mio parere uno dei migliori film d’opera, anche se, personalmente non amo quel genere..
Era girato tutto in esterni, ricordo di aver patito un gran freddo e tanta umidità. L’antro delle streghe del terzo atto era ambientato in un lago sotterraneo. Aldilà di questi dettagli, lavorare con D’Anna, anche se non era certo un personaggio facile, è stata un’esperienza notevolissima, ha contribuito moltissimo alla mia visione del personaggio. Ero talmente preso che, al termine delle mie riprese, andai a New York per il “Barbiere”. Successe una cosa divertentissima, a un certo punto mi chiamarono in direzione perché erano tutti preoccupati. Il perché? Avevo ancora l’espressione cupa di Macbeth.
Ti sei mai preso qualche  rivincita?
Nei confronti delle persone, mai, verso qualche regista, certo! Sono riuscito a prendermi qualche soddisfazione. Soprattutto in Germania dove la regia d’opera è sempre all’insegna dello stravolgimento. Io, in Germania, ho fatto la scelta di non cantarci più, purtroppo però, questo tipo di impostazione registica si sta diffondendo un po’ ovunque.
Ami leggere e c’è un  libro che ti ha segnato?
Leggo moltissimi libri e la mia vita è segnata da libri importanti,primo su tutti “La Bibbia” che leggo costantemente e che mi trasmette continui spunti di riflessione. In questo momento. Adesso sto leggendo il libro di Benedetto XVI su “Gesù” e che trovo essere di una lucidità filosofica incredibile.
Anche se, ho letto, sono state riscontrate delle imprecisioni storiche?
Credo che la ricerca di una verità storica abbia poco significato in un fatto religioso. Quante delle grandi religioni posso vantare una realtà storica precisa?
Sei credente?
Sono credente, certo, ma anche fortemente laico nella mia visione della società e dalla quale la Chiesa, come istituzione, è quanto mai lontana. La presa di posizione nei confronti degli omosessuali e  delle unioni di fatto è la triste prova. A questo aggiungiamoci l’atteggiamento ipocrita di certi politici, paladini  dei valori della famiglia tradizionale, ma loro stessi divorziati e spesso conviventi. Una vera farsa! Qual è la famiglia tradizionale?… Quella dove  spesso si verificano varie forme di violenza se non l’omicidio vero e proprio?
Certamente. Senti, torniamo su argomenti più…leggeri! La musica è stata una vocazione?
Certamente, ho iniziato a suonare nella banda da ragazzino e poi la scoperta di avere una certa voce e da qui l’inizio, lo studio e quello che è venuto dopo, tra alti e bassi.
Cosa ti manca di più nella tua vita di oggi?
Sono cresciuto a contatto con la terra, con dei valori che erano fondamentali e per valori voglio dire l’etica della parola. Una volta bastava una stretta di mano per sancire anche contratti importanti. Adesso? La gente, anche chi dovrebbe avere l’etica professionale, parla e si smentisce allo stesso tempo.
Che importanza dai al denaro?
Ho guadagnato più di quello che immaginavo, lo vivo come un ottimo supporto, senza nessuna ansia di guadagnare di più. Non sono mai curioso di sapere quanto guadagnano i miei colleghi per adeguarmi e ti dirò di più, faccio molti concerti gratis. Dall’inizio di quest’anno ne ho già fatti una ventina. E quando ti dico gratis lo sono veramente e completamente, non con il “rimborso spese” !
Hai un sogno nel cassetto?
Senza false modestie mi piacerebbe scrivere un libretto d’opera e metterlo anche in musica. Le idee non mi mancano e, spesso mi metto a scrivere.
Quali sono le tue paure?
In tutta onestà non mi fa paura nulla, nemmeno le malattie. E ti parla uno che ha già fatto un infarto e che avuto tutta una bella serie di problemi fisici.
A te, chi o cosa imbarazza?
Se parliamo di imbarazzi professionali, beh, la paura di non essere sufficientemente preparato la metterei al primo posto. Ci sono poi quei piccoli imbarazzi legati a quelle occasioni in cui vengo presentato come “il grande baritono Leo Nucci” a delle persone che, capisco subito, non sanno assolutamente chi sono. Io mi sento tra l’imbarazzato e il divertito.
A queste persone che non ti conoscono come cantante cosa faresti sentire di te?
“La strada nel bosco” e “Mamma”.
Nulla di lirico?
Sceglierei il “Largo al factotum” del “Barbiere di Siviglia” e il “Sì, vendetta”  e il “Cortigiani” dal Rigoletto. Credo siano i brani che più mi caratterizzano.
Dell’ambiente del teatro cosa ti da più fastidio?
Gli inutili divismi di certi colleghi. Quando ti capita di sentire, “Se c’è quello o quell’altro, non canto!” O ancora:”Se canta lui, canto, altrimenti no. Sono degli atteggiamenti che non sopporto! Io canto sempre e comunque.
Sei sempre stato un cantante che non si risparmia…
Quando sai che il pubblico è lì per te, devi cercare di dare il massimo. Raramente mi è capitato di cancellare delle recite. Devo stare veramente male per farlo e non cancello per andare a cantare altrove.
Un bilancio della tua carriera?
Direi più che positivo, mi posso considerare molto fortunato. A 65 anni e con 40 anni di carriera alle spalle, la mia voce è ancora sana e sicuramente canto meglio di quando ero più giovane.
E come guardi agli anni futuri?
Intendo sempre di più rallentare i ritmi di lavoro. Ho già rinunciato a due nuove produzioni del “Gianni Schicchi” e del “Macbeth” al Metropolitan di New York. Ti ho detto che la mia voce è sana e voglio lasciare questo ricordo al pubblico. Non voglio cantare con una voce che “balla”. La mia famiglia e soprattutto mia figlia, sono molto critici e mi auguro di essere coerente in questo. Se mi sentirai con la voce “traballante”, vieni a dirmi: “Leo,ti ricordi quella volta…” Anche se mia moglie e soprattutto mia figlia, che non mi risparmia critiche me lo avranno già detto.
Vedrò di ricordartelo! Cambiando argomento, ti ricordi quale era la tua materia scolastica preferita?
Di certo la storia e ancora adesso mi appassiona moltissimo.
Città preferita?
A parte i luoghi dove sono nato e cresciuto, potrei farti un elenco anche piuttosto lungo, perché io sono più legato a un concetto di come vivo il luogo, più che alle caratteristiche del luogo stesso.
Colore preferito?
Il rosso.
Fiore preferito?
La margherita e in genere i fiori di campo.
Vacanza ideale?
Non ho mai fatto vacanze, solo recentemente ho fatto una settimana di mare e terme. Giusto perché comincio a ritagliarmi sempre di più dello spazio per me stesso. Stare a casa mia, con la mia famiglia è la situazione ideale. Sono già nonno e in arrivo c’è un altro nipote, meglio di così!
Giorno o notte?
La sera, direi. Vedere calare la sera, tranquillo, in giardino è un momento impagabile!
Il film più amato?
Amo il cinema, soprattutto quello classico: dai western al nostro neorealismo.
La stagione dell’anno?
La primavera.
Il tuo rapporto con il cibo?
Sicuramente ottimo, credo di essere anche un buon cuoco.
Piatto preferito?
Da grande amante della cucina mediterranea, credo che un bel piatto di spaghetti al dente, con pomodoro fresco, basilico e un filo d’olio sia il massimo.
Mangiati con…?
…Con un buon bicchiere di vino rosso.
I cantanti che prediligi?
In macchina ho molti cd di Nat King Cole, Frank Sinatra,Bing Crosby e soprattutto Dean Martin, cantava con una posizione del suono pressoché perfetta.
Ricordi il primo disco acquistato?
Era un disco di un grande pianista jazz, Errol Garner.
Il tuo rapporto con la televisione?
Guardo il ciclismo e la formula uno e quando capita, qualche film.
Cosa sono per te le cose più brutte della televisione?
I telegiornali, veramente aberranti e sempre più condizionati dalla politica.
Cosa fai un’ora prima di salire sul palco?
Nulla di particolare, me ne sto tranquillo, concentrato, ma estremamente rilassato.
Cosa non manca mai nel suo camerino?
Le foto dei miei genitori.
Il tuo motto?
Sinceramente non ho un motto, ma penso che quella frase che dice: “un sorriso amico apre ogni porta”, per me sia quanto mai vera.

LEO NUCCI è nato a Castiglione dei Pepoli, nel bolognese, il 16 aprile 1942. Ha studiato canto con Giuseppe Marchesi di Bologna, perfezionandosi poi con Ottavio Bizzarri e successivamente con Mario Bigazzi. Il debutto del protagonista è avvenuto a Spoleto, presso il Teatro Sperimentale “A. Belli” nel ruolo di Figaro ne Il Barbiere di Siviglia di G. Rossini nel 1967. Dopo alcuni anni ha interrotto la carriera di solista per entrare nel coro del Teatro alla Scala di Milano; durante i cinque anni di permanenza nel complesso scaligero ha continuato a perfezionarsi ed ha partecipato a diversi concorsi, vincendo il Concorso Internazionale “Viotti” e ricominciando successivamente l’attività come solissta.Il suo debutto al Teatro alla Scala è del 1977, ancora come Figaro ne Il Barbiere di Siviglia, a seguito del quale inizia una grande attività nei maggiori teatri italiani. La svolta internazionale avviene nel 1978 quando è chiamato al Royal Opera House Covent Garden di Londra per sostituire un collega nella Luisa Miller. Nel 1980 debutta in Un Ballo in Maschera, accanto a Luciano Pavarotti, e da quell’anno è presente ogni anno al Metropolitan di New York. Da allora canta regolarmente nei più importanti teatri del mondo.

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