“Il Viaggio a Reims” torna al Teatro alla Scala

Teatro Alla Scala – Stagione d’Opera e Balletto 2008/2009
“IL VIAGGIO A REIMS” ossia L’albergo del giglio d’oro
Dramma giocoso in due atti di Luigi Balocchi
Musica di GIOACHINO ROSSINI
Corinna PATRIZIA CIOFI
Marchesa Melibea  DANIELA BARCELLONA
Contessa di Folleville  ANNICK MASSIS
Madama Cortese  CARMELA REMIGIO
Cavalier Belfiore  JUAN FRANCISCO GATELL
Conte di Libenskof  DMITRY KORCHAK
Lord Sydney ALASTAIR MILES
Don Profondo  NICOLA ULIVIERI
Barone di Trombonock  BRUNO PRATICO’
Don Alvaro  FABIO CAPITANUCCI
Don Prudenzio  ALESSANDRO GUERZONI
Don Luigino  ENRICO IVIGLIA
Delia  AURORA TIROTTA
Maddalena  PAOLA GARDINA
Modestina  ANNAMARIA POPESCU
Zefirino PATRIZIO SAUDELLI
Antonio  FILIPPO POLINELLI
Gelsomino FABRIZIO MERCURIO
Compagnia Marionettistica:  “Carlo Colla e Figli”
Flauto solista: Davide Fromisano – Arpa solista: Luisa Prandina Clavicembalo: James Vaughan – Fortepiano: Beatrice Benzi
Orchestra e Coro del Teatro alla Scala (M.o del coro: Bruno Casoni)
Direttore : Ottavio Dantone
Regia di Luca Ronconi – Regista collaboratore: Ugo Tessitore
Scene di Gae Aulenti – Costumi di Giovanna Buzzi
Allestimento del Rossini Opera Festival & Teatro alla Scala 1984/1985
Milano, 14 aprile 2009
L’opera in oggetto è stata l’apice dell’intera “Rossini Renaissance”, che partendo agli inizi degli anni ’50, è giunta al massimo fulgore a cavallo tra la fine degli anni ’70 e il decennio successivo. Il viaggio a Reims è stato rappresentato per la prima volta in epoca moderna, a Pesaro nell’estate del 1984 e il settembre successivo a Milano in diretta televisiva. Ad essere corretti questa partitura non è propriamente un’opera, ma una “cantata”, composta da Rossini a Parigi per celebrare l’incoronazione di Carlo X di Francia. Si ebbero solo due rappresentazioni al Théâtre des Italiens, poi lo stesso compositore ne vietò la ulteriori repliche e buona parte della musica confluì ne  Le Comte Ory.  La struttura musicale di questo Viaggio è abbastanza anomalo: vi sono circa dieci prime parti, cosa del tutto inusuale per un’opera, mentre la  drammaturgia è appena abbozzata se non addirittura inesistente. Sicuramente pesò anche il fatto che i primi interpreti  di questa “Cantata”  furono alcuni tra i più illustri cantanti del tempo, dalla Laura Cinti-Damoreau a Giuditta Pasta, Carlo Zucchelli, Ester Mombelli, Felice Pellegrini, Domenico Donzelli, Nicholas-Prosper Lavasseur. Ecco anche spiegata la  lunga sequenza di arie e duetti che vanno a culminare nello straordinario  concertato a 14 voci di memorabile inventiva e bellezza. Nel programma di sala del Teatro alla Scala,  Philip Gossett spiega esattamente le vicende collegate e parallele che portarono alla recente scoperta (fine anni ’70 e inizi ’80) degli spartiti di questo lavoro, di cui si sapeva ovviamente l’esistenza ma non se ne conosceva esattamente la stesura autografa. Ha fatto seguito un lungo lavoro da parte delle musicologhe Elizabeth Bartlet e  Janet Johnson che sono state le curatrici della partitura ora giunta a noi. Si è arrivati così alle recite pesaresi e quelle successive di Milano che segnarono un momento musicale magico ed irripetibile soprattutto per chi,  come il sottoscritto,  ha avuto  la fortuna di esserci. Anche in quel fantasmagorico cast (che poi incise la prima edizione della cantata per la Fonit-Cetra) , c’erano  scelte vocali poco convincenti ma abbiamo altresì ascoltato  alcuni tra i più importanti cantanti  rossiniani del momento: Samuel Ramey, Lella Cuberli,  Chris Merritt,  Ruggero Raimondi e Lucia Valentini Terrani. L’opera venne poi ripesa a Vienna nel 1988 e per le celebrazioni del bicentenario rossiniano nel 1992,  sempre con Abbado e cast in parte modificato,  prima Ferrara poi a Pesaro ed infine a Berlino.  Al suo arrivo alla Scala,  Il sovrintendente Lissner, annunciò che uno dei suoi i progetti era la riproposta del Viaggio che si è concretizzata nell’attuale stagione. Eccoci così ad assistere nuovamente  a questo splendido allestimento firmato da Luca Ronconi, con le scene di Gae Aulenti e i bei costumi  di Giovanna Buzzi. Sono state apportate delle modifiche (sul fondo oggi era riprodotta la galleria Vittorio Emanuele di Milano) e qualche aggiustamento ai movimenti scenici ma il risultato resta inalterato e ancora oggi questo spettacolo brilla per gusto, semplicità, originalità e brillantezza. Sul podio Ottavio Dantone, uno dei più autorevoli interpreti della musica barocca, affronta questa per lui inusuale partitura, con pertinenza e convinzione. L’ orchestra è stata attenta e partecipe,  i tempi stringati, ma senza eccessi e le sonorità ben equilibrate. Tutt’altro che convincente il cast vocale. Lasciando da parte inutili paragoni e sterili ricordi, voglio solo dire che, da parte della direzione della Scala forse qualche sforzo più lo si poteva fare nella scelta della compagnia di canto. Le cose migliori vengono da Annick Massis, pur con qualche incertezza nel settore acuto, e da Carmela Remigio,  un po’ pasticciona nelle agilità. In campo maschile direi che il giovane Juan Francisco Gatell senza strafare è stato più che onesto, Nicola Ulivieri sciorina simpaticamente l’aria delle medaglie ma è carente nell’ampiezza vocale, risulta interessante pur nella breve parte Fabio Capitanucci più per timbro vocale che per stile. Qualche gradino più sotto tutti gli altri, mettiano la scialba Corinna di Patrizia Ciofi, dalla voce perennemente velata e sbiancata nelle emissioni.  Passiamo poi a  Daniela Barcellona che ha sorpreso negativamente presentandosi con una voce dal registro grave inconsistente e molto ridimensionata nel volume. Dmitry Korchak che pensavo un promettente tenore, ora  mi delude ogni volta che l’ascolto: appare decisamente in affanno, spesso stonato e, nel duetto con Melibea,  fuori tempo e ingolato. Di Alastair Miles onestamente, è incompresibile  la presenza in questa produzione. Lo si può anche accettare come Melisso in Alcina, ma in una parte come Lord Sydney, cosi importante e con l’aria più bella di tutta l’opera, massacrata da un voce sgraziata e in palese difficoltà nelle agilità,  è inconcepibile. Bruno Praticò mostra la sua consueta “verve” scenica,  anche tende ad eccedere, la voce però è alquanto flebile e tutta nasale. Molto buona ed assortita la lunga schiera delle parti minori ed encomiabile come sempre la presenza delle marionette di Carlo Colla. Pubblico  divertito anche non particolarmente caloroso: l’opera scorre senza grandi applausi al termine di ogni numero musicale e alla fine saluta senza grandi entusiasmi l’intera compagnia.

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