“Don Pasquale” al Teatro Comunale di Bologna

Teatro Comunale di Bologna – Stagione Lirica 2008-2009
“DON  PASQUALE”
Dramma buffo in tre atti di Giovanni Ruffini
Musica di Gaetano Donizetti
Don Pasquale MICHELE  PERTUSI
Dr. Malatesta DAVIDE  BARTOLUCCI
Ernesto DOMENICO  MENINI
Norina ARIANNA  BALLOTTA
Un notaro PAULO AUGUSTO LOPES PAOLILLO
Orchestra e Coro del Teatro Comunale di Bologna (M.o del coro: Paolo Vero)
Direttore Leonardo Vordoni
Regia Alfonso Antoniozzi
Scene di Tiziano Santi
Costumi di Claudia Pernigotti
Luci di Andrea Oliva
Preparatore musicale degli allievi Matteo Pais
Nuovo allestimento del Teatro Comunale di Bologna in collaborazione con La Scuola dell’Opera Italiana
Bologna, 12 giugno 2009
Donizetti scrisse “Don Pasquale” per il Théâtre des Italiens dove venne rappresentato il 3 gennaio 1843, con un cast di altissima levatura: Luigi Lablache (protagonista), Antonio Tamburini (Malatesta), il tenore Mario (Ernesto) e Giulia Grisi (Norina).  Il successo fu  enorme e così l’opera in poco tempo raggiunse tutte le piazze europee più significative entrando stabilmente nel grande repertorio donizettiano, accanto a “Lucia” ed “Elisir”. Siamo negli ultimi anni della parabola compositiva e terrena di Donizetti. Nel genere serio seguiranno “Maria di Rohan” e “Dom Sebastien” ultime fatiche. Donizetti, con i primi segni della malattia che lo avrebbe portato alla morta, riesce tuttavia a comporre un’opera buffa di cosi superlativa energia e brillantezza che, nel genere buffo, per coesione musicale e drammatica, supera “Elisir d’amore” e “La fille du regiment” . “Don Pasquale” supera il concetto di ‘opera è buffa, per  venarsi di sottile ironia sulle debolezze umane, con tocchi di malinconia. La forza di questa partitura sta nella felice  caratterizzazione dei personaggi che si esprimono con grande naturalezza senza cadere nel macchiettistico, tanto è vario e ricco il linguaggio di Donizetti.
Veniamo a questa produzione bolognese. Il Comunale, dovendo fare i conti con l’attuale disastrosa situazione economica dei teatri, ha dovuto cancellare la produzione de “Le nozze di Figaro” , al posto della della quale è stato inserito questo “Don Pasquale”, affidato a due nomi di solido  professionalità come Michele Pertusi, nel ruolo del protagonista, e Alfonso Antoniozzi nella veste del regista.  La parte visiva è stata affidata ai giovani della Scuola dell’Opera Italiana di Bologna istituzione di recente nascita.  Ne uscito uno spettacolo ricco di inventiva.  L’istrionica e raffinata regia di Alfonso Antoniozzi non scivola in eccessi, pur nella caratterizzazione moderna , anche quando vediamo il giovane Ernesto entrare  in scena  armeggiando un  hipode, o se la Norina ci ricorda la star del rock Amy Winehouse.  Abbiamo ammirato un Michele Pertusi che affronta il ruolo del protagonista  in pienezza vocale. Pur calandosi perfettamente nel  ruolo , sfoggia un canto preciso, raffinato e sciolto. Tra i giovani la sorpresa più gradita veniva dal tenore Domenico Menini, voce leggera e molto musicale, tecnicamente sicura e di grande talento teatrale. Da tempo non mi capitava di sentire in teatro un’esecuzione di “Cercherò terra lontana” cosi sognante romantica e sofferta. Un cantante da tenere d’occhio e preservare ! Buona anche la prestazione di Arianna Ballotta:  una voce lirica di ottimo spessore e a suo agio nelle canto d’agilità. Un gradino sotto il Malatesta di Davide Bartolucci un po’  trattenuto e non particolarmente sfumato e vario, ma pur sempre apprezzabile. Ottima la prestazione del coro, vivace anche nella resa scenica come tutti i protagonisti che ben si sono adoperati in una recitazione spassosa e brillante. Il pubblico ha premiato tutti con un convinto e meritato successo.

One Comment

  1. paoo Barbacini

    Ero presente ad una recita,nella quale ha cantato il tenore Menini e devo dichiararmi assolutamente d’accordo conla recensione di Franceschini.
    Domenico Menini è,attualmente,il giovane tenore lirico leggero più interessante della nuova generazione e i teatri,se vorranno qualità,dovranno accorgersi di lui.
    Saluti.
    Paolo

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