Agostino Steffani (1654 – 1728):”Alarico Il Baltha, cioè L’audace re de Goti”

Dramma per musica in tre atti, libretto di Luigi Orlandi. Ensemble da Camera Scarlatti, Stefania Maiardi (Alarico), Maria Carla Curìa (Sabina), Lee-Ji Young (Honorio), Luca Casagrande (Pisone), Loretta Liberato (Semiamira ), Won Mi-Jung Capilupi (Placidia), Guerino Pelaccia (Stilicone), Marco Democratico (Lidoro). Registrazione: luglio 2004, Sonica Studios di Nogaredo (TN) – Su licenza di Centaurus Music. 3 cd “Concerto”, CD 2039-3. Prima registrazione mondiale.
Il compositore di Castelfranco Veneto, Agostino Steffani fu attivo tra Monaco e Hannover. Compose la maggior parte delle sue opere tra gli anni ’80 e ’90 del XVII secolo. I suoi lavori, da Niobe, regina di Tebe (1688) a Henrico il Leone (1689) fino a Tassilone (1709), rappresentano il punto d’arrivo dell’opera di fine Seicento, portata al suo massimo livello stilistico, e il punto di partenza per l’opera seria settecentesca che si sarebbe sviluppata in Germania, in particolare attraverso le composizioni do Reinhard Keiser e di Georg Friedrich Handel, che proprio da Steffani fu incoraggiato alla composizione.  In questo Alarico, rappresentato per la prima volta a Monaco il 18 gennaio 1687, è ben chiara la struttura da opera seria: arie in forma decisamente semplice,  sostenute sempre dal solo “continuo”, ma già in forma tripartite, si alternano al recitativo “secco”, che sviluppa l’azione. Pressochè assenti i cori (solo all’inizio e alla fine dell’opera) e i duetti o pagine d’insieme. Il problema nell’affrontare questo genere di opere è sicuramente quello di “vitalizzare”, o meglio rendere il meno “faticoso” all’ascolto le 3 ore abbondanti di musica.  L’esecuzione in questione, affidata a una compagnia vocale, non certo di specialisti, in tessisture spesso “scomode”, perchè troppo centrali, fa quello che può, ossia molto poco: i “recitativi” sono sempre troppo “cantati” e senza “nervo” e tensione. D’altro lato le arie, sono  prive di fantasia, sia nella linea di canto che in quella strumentale. Tutto procede in modo compassato e inamidato, senza che i personaggi abbiano carattere. Credo più che mai che anche in sala d’incisione, sopratutto per questo genere di opere, si deve creare una sorta di regia che caratterizzi e che insegni ad interpretare i “recitativi” per non cadere nell’effetto “tiritera”. Qui pare proprio che sia dimenticati che si sta facendo teatro, sia pur in musica e non “archeologia musicale”!…Peccato!

One Comment

  1. Yoav Roth

    Al contrario, personalmente trovo questo lavoro ottimo. L’ho sentito sia nell’edizione del 2004, Centaurus Music Int., sia nell’edizione Concerto (che “riqualificando” il suono della registrazione del 2004 non lo migliora per niente, anzi). Cantato benissimo, in stile tardo barocco italiano, con influenze francesi appena percettibili, con i recitativi “giusti”, per nulla “troppo cantati”, le arie quasi tutte interpretate come Dio comanda, da voci all’altezza e stilisticamente preparate ed appropriate. Nessun vibrato di troppo (forse un vibrato un po’ accentuato si avverte nella voce del mezzosoprano Lee Ji-Young), grande consapevolezza del linguaggio di Orlandi e della musica di Steffani. Maria Carla Curìa (Sabina) , Won Mi Jung (Placidia), Stefania Maiardi (Alarico), e Loretta Liberato (Semiamira) danno una grande prova di sé. Ma anche le voci maschili non scherzano. Soprattutto Luca Casagrande (Pisone), nell’edizione Centaurus.
    Inoltre, quando si dice “integrale”, è “integrale”: vale a dire che c’è tutta la musica, ci sono tutte le Arie, i Balletti alla fine di ciascun atto (smarriti quelli di Melchior d’Ardespin, la Direzione del M.° Sarah Dieci ha optato per analoghi Balletti di Schmelzer), e i pochi tagli riguardano i Recitativi.
    Gli strumenti sono tutti originali o copie molto pregiate di strumenti originali.
    Scarlatti Camera Ensemble suona benissimo, le variazioni ci sono sempre e invariabilmente, tutta la prassi tardo secentesca è non solo rispettata nel dettaglio, ma interpretata in chiave storicistica.
    Insomma, salvo qualche carenza nel montaggio e un missaggio che poteva essere migliore, un ottimo lavoro, senza dubbio, e di grande respiro.

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