Pesaro, Rossini Opera Festival 2009: “La scala di seta”

Pesaro, Rossini Opera Festival,  XXX Edizione
“LA  SCALA  DI  SETA
Farsa comica in un atto di Giuseppe Foppa
Musica di Gioachino Rossini
Edizione critica della Fondazione Rossini in collaborazione con Universal Publishing Ricordi a cura di Anders Wiklund.
Dormont DANIELE  ZANFARDINO
Giulia OLGA PERETYATKO
Lucilla ANNA  MALAVASI
Dorvil JOSE’ MANUEL  ZAPATA
Blansac CARLO  LEPORE
Germano PAOLO  BORDOGNA
Orchestra e Haydn di Bolzano e Trento
Direttore: Claudio Scimonre
Regia di Damiano Michieletto
Scene e costumi di Paolo Fantin
Progetto luci di Alessandro Carletti
Nuova Produzione.
Pesaro, 6 agosto 2009 (prova generale)
Il Rossini Opera Festival, nella sua trentennale attività, torna a riproporre “La scala di seta” dopo le versioni registiche firmate da Jean-Pierre Ponnelle e Luca De Filippo affida il nuovo allestimento a Damiano Michieletto, giovane ma già avviato regista veneziano. Sul piano musicale viene proposta l’edizione critica di Anders Wiklund basata sulla fonte autografa trovata a Stoccolma. E’ sì, proprio in Svezia si è trovato il manoscritto originale autografo più antico, 1855, di Gioachino Rossini.  Una storia che ha del rocambolesco: un tal Rudolf Nydahl, prima comandate di marina, poi commerciante di liquori, avendo accumulato una vera fortuna, si ritirò dagli affari per dedicarsi alla passione musicale, studiò anche al Conservatorio di Parigi, e negli tra le due le due guerre mondiali si dedica al collezionismo di spartiti e manoscritti musicali, oltre a quello di Rossini figurano nella collezione, oggi Fondazione Stiftelsen Musikkulturens Framjande, spartiti di Auber, Offenbach, Chopin, Beethoven, Donizetti. Il tenace lavoro di Anders Wiklund ha portato all’edizione critica che è stata da sempre di prassi a Pesaro. Lo stesso musicologo non manca di omaggiare il capitano Nydahl per aver conservato il prezioso manoscritto.
L’opera fa parte di quel gruppo di farse datate 1812 che Rossini scrisse per il Teatro veneziano di San Moisè,  che rappresentano un unicum nella produzione rossiniana che  non tornerà più a comporre atti unici. Piccoli gioielli musicali, spesso sottovalutati, con fortune alterne fin dalle loro prime apparizioni.  Oggi invece ne apprezziamo il pieno valore e ci fanno capire come il giovane Rossini fosse già un musicista “rifinito”, con tutte le carattaristiche del genio. “La scala di seta” si rifà ai canoni settecenteschi dell’opera buffa, un intrigo amoroso costellato di imprevisti, equivoci, e scambi di identità, tutto di quanto più tipico dei maestri del secolo scorso, a cui Rossini aggiunge la sua originalità . La partitura si sviluppa in soli solo otto numeri, come era consuetudine nelle farse, ma che, nelle mani di Rossini trovano un gusto e un sapore unici.
Damiano Michieletto (regia) e Paolo Fantin (scene e costumi)  tornano a Pesaro dopo “La Gazza ladra” del 2007  e  anche in questo caso, centrano l’obiettivo. La scena spoglia di un appartamento apre l’opera, a terra i disegni con la disposizione di mobili nelle relative stanze. Durante la sinfonia un gruppo di operai che arredano gli ambienti.  Ne segue un grande gioco teatrale che sviluppa l’azione in ambienti aperti:arguzia, inventiva, originalità e soprattutto divertimento (raramente mi è capitato di sentire un pubblico cosi coinvolto e divertito!) ne fanno dei piu riusciti allestimenti buffi del Rof.
Alla dinamica moderna e frizzante di Michieletto, rispondeva un altrettanto fantasioso e elegante Fantin nei costumi e nelle scene,  vagamente… Ikea. E’ stato pure sorprendente l’ensemble canoro, molto affiatato e sicuramente pregevole sul piano interpretativo, dove  tutti  si sono perfettamente inseriti nel meccanismo della regia.  Abbiamo ritrovato Olga Peretyatko molto a suo agio nel ruolo della scaltra Giulia, ben più del suo esorido al ROF come Desdemona nell’ Otello del 2007. José Manuel Zapata è un Dorvil sicuramente elegante, ma poco incisivo e monotono. Veri istrioni, Paolo Bordogna un Germano con qualche difficoltà nel sillabato, e Carlo Lepore, un Blansac un po’ ruvido ma simpatico, al quale viene aggiunta un’aria: “Alle voci della gloria” perché il suo personaggio non ha un pezzo solistico.  Il Maestro ALberto Zedda , soccorre lo “sfortunato” Lepore e  gli affida quest’aria e cabaletta scritta da Rossini probabilmente durante gli anni veneziani. Questo stesso numero musicale  venne inserito nell’ “Adelaide d Borgogna” del 2006  e affidato al Berengario di Lorenzo Regazzo, anche lui privo di una parte solistica.  Credo sia una scelta alquanto arbirtraia, oltre che ridicola!.
Il cast era completato da una simpatica Anna Malavasi, Lucilla, e  dal bravo caratterista Daniele Zanfardino nei panni di  Dormont. Tornava a Pesaro, dove mancava dal  lontano 1983,  anno in cui aveva diretto il Mosé in Egitto, Claudio Scimone. Il Maestro padovano, ci è parso in ottima forma: la concertazione è giocosa, attenta ed incalzante . L’ottima Orchestra Haydn di Bolzano e Trento ha contribuito da par suo a decretare il successo di questa bella produzione salutata  da un convinto successo di pubblico.

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