“Senza trucco!…” Dario Schmunck

In questi giorni è impegnato a cantare il ruolo di Tebaldo ne I Capuleti e i Montecchi di Bellini, alla Deutsche Oper di Berlino.  Un ruolo di “cattivo”, o meglio di antagonista amoroso, abbastanza inusuale per la voce di tenore, da sempre destinata ad essere  contrapposta a quella del  baritono. Il tenore argentino Dario Schmunck, trova in Bellini (ha recentemente inciso La Straniera ) e in Donizetti i suoi autori ideali. Lo possiamo anche definire un “tenore per caso”, visto che la sua prima grande passione musicale era per l’Heavy Metal. In questa intervista Schmunck  si lascia  scoprire in quelle che sono le sue passioni, ma anche debolezze e fragilità
Il tratto principale del tuo carattere?
L’onestà verso me stesso e con gli altri.
Il tuo principale difetto?
Un eccesso di autocritica.
Segno zodiacale?
Leone ascendente  toro.
Superstizioso?
No, ma a volte ho dei riti, diciamo “scaramantici”. Quando sono soddisfatto di una recita, per quella successiva vorrei ricreare le stesse condizioni favorevoli che hanno determinato l’ottima riuscita…In realtà non funziona quasi mai!
Cosa volevi fare da grande?
Sicuramente non il cantante lirico. Nella mia famiglia non c’era nessun artista. Mio padre era calzolaio. Io ho iniziato a lavorare nel suo negozio e mi dedicavo alla musica Heavy Metal…
Poi?…
Quasi casualmente mi sono accostato alla musica classica, poi sono entrato nel coro di La Plata ed è partito un po’ tutto…
I tuoi ricordi più cari…
Sono molti, sicuramente legati ai miei genitori che non ho. Ricordo il loro stupore, l’emozione che avevano quando mi hanno sentito al mio debutto come solista…
Il tuo ideale di felicità…
Realizzarmi nella vita privata: avere una famiglia fantastica. Non ho mai messo la carriera al primo posto della mia vita.
Il momento di massimo orgoglio…
Quando ho superato l’audizione per entrare nel Coro Argentino di La Plata, che mi dava la possibilità di vivere nella musica.
La tua sfida più importante
E’ la sfida del mio lavoro:mantenere il mio livello artistico il più alto possibile,cercando di non cadere nella “routine”.
Un libro che hai amato…
“Il potere di adesso” di Eckhardt Tolle. Un libro straordinario sulla spiritualità. Quando lo leggi provi sensazioni di pace e serenità straordinari.
Cosa ti manca di più nella tua vita di oggi?
Pur amando molto il mio lavoro, sicuramente sento sempre l’assenza dei miei affetti.
Un ricordo triste?
Nel 2006, al Festival di Martina Franca cantavo “Idomeneo” di Mozart nella versione  di Richard Strauss. In Argentina mia madre stava per morire e io non ho potuto raggiungerla e vederla per un’ultima volta perché non avevo nessun cantante che mi poteva sostituire.
Che importanza dai al denaro?
Molto poca. Dovrei  avere un maggior autocontrollo. Mi sono sono reso conto che soffro di una sorta di frenesia da shopping, soprattutto quando sono per lunghi periodi lontano da casa.
Raccontami un tuo sogno ricorrente?
Entrare in scena e avere la netta sensazione di non sapere la parte. Un incubo che sicuramente condivido con molti altri artisti.
Di che cosa hai paura?
Di non avere la sensazione di essere felice.
A te, chi o cosa ti imbarazza?
Ballare. Mi sento del tutto imbranato e inadeguato.
La situazione più rilassante?
Tornare a casa dopo una recita.
Materia scolastica preferita?
La geografia.
Città preferita?
Buenos Aires e Madrid.
Colore preferito?
Il viola.
Fiore preferito?
La rosa.
Vacanza ideale?
Vorrei andare nel nord del Brasile.
Giorno o notte?
Il giorno.
Il film più amato?
“Braveheart” di Mel Gibson.
La stagione dell’anno?
La primavera.
Il tuo rapporto con il cibo?
Un problema tremendo, una lotta costante con la bilancia. Anche in questo caso, ho un rapporto nervoso con il cibo, una sorta di compensazione ai momenti di solitudine.
Piatto preferito?
Da buon argentino, la carne. Credo anche di saperla cucinare piuttosto bene.
Il cantante o i cantanti  preferiti?
Fritz Wunderlich, Giuseppe Di Stefano e Luciano Pavarotti, Ronnie James Dio.
A chi non conoscesse la sua voce, cosa  faresti ascoltare di te?
“Salut demeure” dal “Faust” di Gounod.
Il rapporto con la tua voce?
Di assoluto rispetto. Non credo di averne mai forzato la natura. Ho sempre fatto delle scelte consapevoli. Mi sono state spesso offerto di cantare “Don Carlo” o “Boheme” ma, almeno per adesso non mi sento adatto.
Se adesso potessi scegliere un ruolo?
Mi piacerebbe cantare la “Manon” di Massenet o il “Roberto Devereux” di Donizetti, il mio autore preferito.
Cosa fai un’ora prima di salire sul palco?
Cerco di rilassarmi, di ricordare cosa dovrò cantare….mi chiedo anche perche canto (risata). Poi il mio pensiero va sempre ai miei Maestri, e principalmente pensare a Griselda, la mia fidanzata e alla mia famiglia, e a i miei parenti…
Cosa non manca mai nel tuo camerino?
Integratori e mille botiglie di acqua!…(risata)
A cosa pensi quando ti guardi allo specchio?
A tutto quello che ho fatto ed in quello che non ho potuto fare.
Come vorresti morire?
Sereno e con Griselda accanto a me.
Stato d’animo attuale?
Eccellente, ma sotto stress…
Il tuo motto?
Cercare di essere sempre semplice e positivo (cosa che non e facile…)

Il tenore Darío Schmunck è nato a Villa Ballester, nella provincia di Buenos Aires, Argentina Ha iniziato gli studi musicali con il Maestro Andrés Risso e successivamente con il professor Nino Falzetti. Ha quindi seguito “master classes” con Régine Crespin, Denise Dupleix e Antonio Carangelo. Il suo esordio risale al 1992 nel ruolo di Lindoro nell’ “L’italiana in Algeri” al Teatro Argentino de La Plata (Argentina) dove ha poi cantato ne “Il Barbiere di Siviglia” “Don Giovanni”. In 1997 ha debuttato al Teatro Colón in Buenos Aires  come Jacquino nel “Fidelio” di Beethoven’s “Fidelio”. Successivamente si è trasferito in Europa, dove ha iniziato a esibirsi soprattutto nei teatri tedeschi. Nel 1999 ad Ancona, ha vinto la s seconda edizione del “Concorso Internazionale di Canto Franco Corelli”.
Da allora canta regolarmente sui maggiori palcoscenici internazionali: Staatsoper di Vienna, Covent Garden di Londra, Scala di Milano, La Fenice di Venezia, Staatsoper e Volksoper di Vienna, ecc.  Il suo repertorio poggia principalemente sull’operismo italiano del nostro 800′, in particolare Donizetti ( Lucia di Lammermoor, Elisir d’amore, Don Pasquale, Maria Stuarda…) e Verdi (La Traviata, Rigoletto).

One Comment

  1. Benito Sposato

    Ho conosciuto Dario al teatro la Fenice in sartoria.
    Di lui, oltre alla bellissima voce, ho apprezzato la sua
    modestia, la sua gentilezza e la sua umanità.
    Ho scorto anche in lui la malinconia degli uomini del SUD
    e questo me lo fa amare ancora di più!!

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