Arena di Verona Opera Festival 2009: “Tosca”

 

Fondazione Arena di Verona – 87° Festival 2009
“TOSCA”
Opera lirica in tre atti su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica dal dramma omonimo di Victorien Sardou.
Musica di Giacomo Puccini
Tosca  ANDA-LUISE  BOGZA
Mario Cavaradossi  ALEJANDRO  ROY
Barone Scarpia  ALBERTO  MASTROMARINO
Angelotti  ALESSANDRO  SPINA
Sagrestano  ROBERTO  ABBONDANZA
Spoletta CARLO  BOSI
Sciarrone  PAOLO  ORECCHIA
Un carceriere  ANGELO  NARDINOCCHI
Un pastorello  ALESSANDRA  GAMBINO
Orchestra e Coro dell’Arena di Verona
Maestro del Coro Marco Faelli
Coro di Voci Bianche A.d’A.MUS.
Maestro del Coro Marco Tonini
Direttore, Pier Giorgio Morandi
Regia, scene, costumi e luci di Hugo De Hana
Edizione Arena di Verona 2006
Verona, 26 agosto 2009
L’ultimo titolo dell’estate Areniana Veronese è Tosca di Giacomo Puccini, una ripresa del bellissimo spettacolo di Hugo de Ana del 2006, del quale possiamo confermare ciò che asserimmo allora (vedi archivio, agosto 2008) sull’efficacia drammaturgica e visiva di questa produzione.  Il grande e onnipresente angelo con la spada alzata, l’abbagliante e sfarzioso  “Te Deum”, la croce come simbolo di patibolo. De Ana esaspera l’oppressione religiosa, evidenziando  in maniera sadica, quasi erotica, il rapporto tra Tosca e Scarpia, un gioco-sfida perverso e sadico ben realizzato nelle sottigliezze senza mai scivolare sul grottesco e banale. Alla penultima recita abbiamo avuto due liete sorprese nei due protagonisti. Il soprano Anda-Luise Bogza è dotata di uno strumento vigoroso, svettante in acuto, supera facilmente i momenti più scabrosi della partitura, ci regala  la famosa “lama” dell’atto terzo proprio come se fosse un colpo di stiletto.  Appare invece limitata nel canto di “conversazione”, gli accenti: frasi come “E morto!” oppure “E avanti a lui tremava tutta Roma”  sfiorano il ridicolo. Ma le sue doti vocali prevalgono, e sa essere anche armoniosa e sensuale anche se la caratterizzazione del personaggio appare un po’ superficiale Ci aspettiamo di risentirla in altri ruoli, magari nel repertorio tedesco, wagneriano in particolare. Al contrario Alejandro Roy, tenore lirico preciso e anche fantasioso, parte un po’ in sordina, forse emozionato,  ma  la sua è una interpretazione in netto crescendo e  ci offre un canto, ricco di sfumature e sensualità ma anche vigoroso, arrivando a “bissare” la celeberrima romanza del III atto (anche se non richiesto a furor di popolo!). Alberto Mastromarino si produce nel suo solito Scarpia, molto parlato, volgare e vociferato, dove ruvidezza,  dove predominano imprecisioni e voce nasale. Roberto Abbondanza sarebbe cantante apprezzabile, peccato che non vada oltra alla solita visione del sagrestano,  caricaturale , macchiettistico. Buoni e funzionali gli altri interpreti, e una volta tanto, abbiamo ascoltato un  pastorello che non fosse una lagna!. Pier Giorgio Morandi è direttore di ruotine,  alla testa di un’orchestra un po’ svogliata, non riesce mai ad emergere o emozionare in nessun punto, tanto piatta  e anonima è la sua concertazione. Ottimo il coro, comprese le voci bianche. Pubblico scarso ma molto generoso di applausi, soprattutto agli interpreti.
Foto Ennevi – Arena di Verona

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