Gran Teatro del Liceu di Barcellona: “Salome”

Gran Teatro del Liceu di Barcellona – Stagione Lirica 2008/09
“SALOME “
Dramma per musica in un atto. Libretto basato sulla traduzione tedesca di Hedwig Lachmann del dramma omonimo di Oscar Wilde.
Musica di Richard Strauss
Herodes ROBERT BRUBAKER
Herodias  JANE  HENSCHEL
Salome NINA  STEMME
Jochanaan MARK DELEVAN
Narraboth  STEFAN  HEIBACH
Un paggio di Herodias ANNA  TOBELLA
Cinque giudei  CLEMENS LOSCHMANN, JON PALZAOLA, JOSEP FADO’
JORDI CASANOVA, ALBERTO FERIA
Due nazareni STANILAV SHVETS, PAVEL KUDINOV
Due soldati  PATRICK SCHRAMM, KURT GYSEN
Un capadociano  JOSEP RIBOT
Una schiava BEATRIZ JIMENEZ
Orchestra del Gran Teatro del Liceu di Barcellona
Direttore, Michael  Boder
Regia di Guy Joosten
Scene di Martin Zehetgruber
Costumi di Heide Kastler
Progetto luci di Manfred Voss
Nuova Produzione in coproduzione con il Teatro La Monnaie di Bruxelles.
Barcellona, 25 giugno 2009
La nuova produzione di “Salome” al Liceu ha visto anche il debutto nel ruolo di Nina Stemme, forse la piu accreditata cantante wagneriana del momento. In Salome, la straordinaria partitura che fece conoscere o meglio fu la consacrazione teatrale di Strauss, colpisce prima di tutto il rapporto voce-orchestra , che è quasi una sfida, un duello, l’una tenta di schiacciare l’altra, sotto i fuochi di un’energia potente e furiosa di assoluta drammaticità. L’orchestra è anche una straordinaria tavolozza di colori. In meno di 2 ore sentiamo scorrere sensualità, violenza, ardore e oscuri conflitti psicologici impressionanti. Salome è un capolavoro assoluto che elettrizza  per la sua selvaggia e incalzante trama, e nella  quale è difficile elencare le pagine straordinarie in esse contenute: dalla ” danza dei sette veli”, o ancora le grandi scene tra Salome e Jochanaan o tra la stessa ed Herodes,  con quel ripetersi  ossessivo della richiesta della testa del Profeta che elettrizza, terrorizza, sconvolge e sotto certi aspetti infiamma, se solo per un attimo possiamo concentrarsi sul desiderio. Tutto questo andrebbe tradotto in spettacoli che seguissero il dettato drammaturgico-musicale della partitura,  se non con idee  geniali,  almeno di buona tradizione.
Purtroppo a Barcellona, cioè non è avvenuto. Quello ch si è visto sul palco, è tutto e il contrario di tutto, in ogni  caso il risultato è sconcertante e non a caso, alla prima rappresentazione,  il pubblico ha sonoramente contestato il  regista, lo scenografo e il costumista, fatto piuttosto raro per il  teatro catalano. Non poteva essere altrimenti!  Sono ormai insopportabili questi registi  presuntuosi che oltre a modernizzare la vicenda, vanno contro il dettato del libretto e della storia in se, solo per egocentrica presunzione. Le scene, se è il caso di chiamarla scena, erano delle pareti bianche,  un tavolo imbandito, solita abitazione anonima, soliti militari e mitra, soliti costumi anonimi, ecc.  Citare tutti gli esempi assurdi della regia sarebbe lungo ed inutile. Basta la quella che doveva essere “la danza dei sette veli” che invece  qui mostra una Salome ninfomane scivolare  sotto il tavolo e andare a toccare  le parti intime di tutti i commensali maschi. Viene poi  proiettato un filmato, che parafrasando il film “Lolita”, mostra le molestie subite dalla piccola Salome da parte di Erode. Vediamo poi  Jochanaan vagare  per la scena senza meta. Erodiade è una vecchia alcolizzata lussuriosa ed Erode era una grottesca parodia di un magnate, stile Aristotele Onassis. Meglio non aggiungere altro!
Sul podio Michael Boder, direttore musicale del Liceu, ha prestato molta attenzione alla partitura, puntuale e spesso sonoro, ma mancava l’effetto dei colori, dello scatto, delle sonorità, anche se il tutto devo ammettere era molto preciso ma allentato. Mark Delevan è un buon baritono, stilizzato e dal buon fraseggio, con qualche limite nel registro acuto, di frequente era vittima delle sonorità orchestrali. Jane Henschel, ottima caratterista, ma dagli evidenti limiti vocali. Ottimo Robert Brubaker, un Erode di primissima qualità sia scenicamente (pur assecondando le forzature registiche) sia vocalmente dall’ottima dizione. La protagonista Nina Stemme, gioca su una sensualità quasi adolescenziale, sfoggia una voce bellissima, un’emissione sicura su tutti i registri  e piega la sua voce in varie espressioni, da una dolcezza ieratica passa ad esprimere la perversione più morbosa. Una grande prova per una grande cantante. Alla fine tutta la compagnia ha ricevuto buoni applausi, ma per la Stemme c’è stata un’autentica ovazione.

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