Venezia, Teatro La Fenice: “Götterdämmerung”

Venezia, Gran Teatro La Fenice, Stagione Lirica 2009
“GÖTTERDÄMMERUNG” (“Il crepuscolo degli dei”)
Terza giornata della sagra scenica “Der Ring des Nibelungen”, in un prologo e tre atti
Libretto e musica di Richard Wagner
Siegfried STEFAN  VINKE
Gunther GABRIEL  SUOVANEN
Hagen GIDON  SAKS
Alberich WERNER  VAN MECHELEN
Brunnhilde JAYNE  CASSELMAN
Gutrune NICOLA  BELLER CARBONE
Waltraute NATASCHA  PETRINSKY
Prima Norna CERI  WILLIAMS
Seconda Norna JULIE  MELLOR
Terza Norna ALEXANDRA  WILSON
Woglinde EVA  OLTIVANYI
Wellgunde STEFANIE  IRANYI
Flosshilde ANNETTE  JAHNS
Orchestra e Coro del Teatro La Fenice (M.o del coro: Claudio Marino Moretti)
Voxonus Choir (M.o del coro: Marcovalerio Marletta)
Direttore Jeffrey Tate
Regia Robert Carsen
Scene e costumi Patrick Kinmonth
Luci Manfred Voss
Teatro La Fenice di Venezia, Stagione 2009 – Allestimento dell’Opera di Colonia 2004.
Venezia, 7 luglio 2009
Dopo aver visto  il  “Crepuscolo ” al Maggio Musicale Fiorentino (la recensione è in archivio), eccomi a vederne un’altra produzione, al Teatro “La Fenice”. Inutile avanzare confronti: spettacoli con concezione veramente agli antipodi, orchestre con storie evolutive e spessore qualitativo diverso, come del tutto diverse, e così deve essere,  le interpretazioni direttoriali. Possiamo se  mai dire che assisitiamo a una maggiore (per modo di dire!) attenzione al repertorio wagneriano in Italia: si è concluso  il “Ring” a Firenze, qui a Venezia si è fatto un percorso strano, partendo dalla Walkiria, per poi passare al Siegfrid e arrivare a quello che il Prologo, la prossima stagione. Oro del Reno che verrà aprirà il “Ring” alla Scala nella primavera 2010. Una nuova produzione che, per cause diverse, sarà il primo dopo circa 60 anni,  affidato allo stesso regista e direttore.
Lo spettacolo veneziano,  firmato da Robert Carsen, artista poliedrico e spesso innovativo è il punto di forza della produzione. La cupa e sinistra visione dell’umanità accecata dal potere è sviluppata in un percorso che porterà all’inevitabile apocalisse, sublimata scenicamente dalla pioggia purificatrice nel grande olocausto di Brünnhilde, in una sorta di tragica conclusione senza però una luce di speranza. L’impronta militaresca, di stampo dittatoriale è  usata con intelligenza e l’ambientazione in un un mondo già in preda al disfacimento è perfettamente resa da una scenografia di claustrofobica bellezza. Dal punto di vista musicale convince la bacchetta di Jeffrey Tate.  Nonostante la modesta prestazione dell’orchestra veneziana, Tate ha saputo scavare nelle pagine wagneriane puntando su una lettura pulita, di inquietante e bellissima drammaticità, con qualche “lentezzaa” di troppo (forse per aiutare i cantanti) ma mai uscendo dal binario della ricca e attenzione al dettaglio.
Non convince invece la compagnia di canto. Dobbiamo riconoscere a tutti una grande partecipazione scenica che ha in parte compensanto i limiti vocali, ma non giustifica una locandina così raffazzonata. Jayne Casselman è stata una Brunnhilde volenterosa, anche se limitata nel registro acuto, oltre ad una voce non particolarmente sontuosa. Stefan Vinke, promosso ad “Heldtenor”  per mancanza di concorrenza, non è altro che un generico cantante ingolato e legnoso, che opta ovviamente per un declamato stentoreo. Imbarazzante il Gunther di  Gabriel Suovanen,  al limite dell’udibile. Molto meglio l’Hagen di Gidon Saks, dal timbro possente, dalla buona linea di canto e con ottime capacità di fraseggiare e colorare la frase. Di ruotine le altre presenze in locandina, ad eccezione della corretta Waltraute di  Natascha  Petrinsky.  Teatro gremito e  grande successo, forse eccessivo per i cantanti,   ma decisamente trionfale per Tate e Carsen.

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