Il Teatro Bolshoi di Mosa alla Scala di Milano con “Evgenij Onegin”

Teatro Alla Scala – Stagione d’Opera e Balletto 2008/2009
“EVGENIJ  ONEGIN”
Scene liriche in tre atti e sette quadri. Libretto di Pëtr Il’ič Čajkovskij e Konstantin Šilovskij dall’omonimo romanzo in versi di Aleksandr Sergeevč Puškin.
Musica di Pëtr Il’ič Čajkovskij
Larina IRINA  RUBCOVA
Tat’jana EKATERINA  ŠČERBAČENKO
Ol’ga MARGARITA  MASMIROVA
Filipp’evna IRINA  UDALOVA
Onegin VJAČESLAV  SULIMSKIJ
Lenskij ANDREW  GOODWIN
Gremin MICHAIL  KAZAKOV
Zareckij VALERJ  GIL’MANOV
Orchestra e Coro del Teatro Bol’šoj
Direttore  Alexander Vedernikov
Maestro del Coro Valery Borisov
Regia e scene Dmitri Tcherniakov
Costumi Mariya Danilova
Luci Gleb Filshtinsky
Produzione del Teatro Bol’šoj di Mosca.
Nell’ambito del Protocollo di scambio tra il Teatro Bol’šoj e il Teatro alla Scala.
Milano, 14 luglio 2009
Torna alla Scala il capolavoro di Cajkovskij nell’ambito di uno scambio culturale con il Teatro Bol’soj. Il teatro russo rappresenta per quattro sere, con doppio cast, quello che assieme a Boris Godunov è l’emblema musicale-lettereraio del paese. Come illustra sapientemente Emilio Sala nel programma di sala è grazie alla ricca corrispondenza di Cajkovskji che si può seguire passo dopo passo la gestazione dell’opera, la quale è tratta dal piu famoso romanzo omonimo di Puskin. Il compositore ne restò ammaliato, un romanzo pieno di poesia, di semplicità umana, pur considerando che non vi è spazio per grandi eventi e manca in parte di effetti teatrali. L’opera fu composta per la maggior parte dopo la separazione da un matrimonio farsa con Antonina Ivanova Miljukova, durante il quale Cajkovskji tento addirittura il suicidio. Stregato dalla poesia dello scrittore, componendo in uno stato d’avvincibile attrazione, rifacendosi alla figura verginea di Tatjana, eroina dallo slancio passionale e dall’altera nobiltà della rinuncia. A fianco della storia d’amore impossibile tra Onegin e Tatjana vi corrispondono altre luci, quelle delle figure di Lenskij e Olga e soprattutto la società russa, governata da  regole cui i protagonisti non si adeguano e soccombono. Resta indiscussa la centralità del ruolo di Tatjana vista sotto una luce introspettiva e psicologica, cui non mancherà mai in tutta ‘opera la calzante figura della ragazza innamorata,  che alla fine. dopo il matrimonio con Gremin, si chiude in una sorta di campana di vetro. In lei arde ancora la sognatrice iniziale ma non piu disposta a cercare di vivere i sogni, assumendo un aspetto di donna fredda ed inavvicinabile, autoconvincendosi che l’amore è  un desiderio impossibile.
Punto di forza di questa produzione è lo spettacolo di Dmitri Tcherniakov, che su un titolo fondamentale del repertorio russo, apporta una lettura astratta avvicinandosi forse più a Puskin che a Cajkovskij. Ambientato in un novecento astratto, il punto di riferimento è un tavolo ovale, che compare ad ogni inizio d’atto, attorno al quale  agiscono tutti i personaggio, ognuno legato a vario modo alle convenzioni sociali ed usi di comportamento.  Spiccano, come moenti di  grande teatralità la scena della lettera dove la cantante, in un  palpabile crescendo emotivo,  gira e sale sul tavolo come in preda a un delirio e  ancora, la morte di Lesnkij  che avviene accidentalmente per un colpo partito dal fucile da caccia,  accasciandosi sul tavolo della sala, quasi un sacrificio nel segno della società.  Molto bella anche la  scena in casa Gremin,  nella  quale  Onegin appare isolato, rifiutato da parte di un mondo ottuso ed incapace di vedere. Uno spettacolo che lascia il segno, grazie anche alla parte visiva firmata da Gleb Filshtinsky e Maryta Danilova, dove l’attenzione dello spettatore e rapita in susseguirsi di vicende narrate in modo introspettivo e analitico che rendono ancor piu godibile un capolavoro sia musicale sia letterario.  Personalmente non ho capito  perchè è stato eliminato il personaggio di Monsieur Triquet. Il suo “couplets” è cantato da Lenskij in una specie di parodia imitativa. L’eccellente orchestra, come il coro, della capitale Russa, sono diretti con estrema precisione da Alexander Vedernikov, lettura leggera, tensione musicale, poesia e soprattutto cesello di colori fanno di questa direzione una delle migliori ascoltate negli ultimi tempi. Apprezzabile anche la compagnia di canto, prima tra tutti, la  Tatjana di Ekatrina Scerbacenko, eccellente cantante dalla bella linea vocale, accenti e fraseggio pertinenti e altrettanto attrice intensa. Ottimo anche il Lenskij di Andrew Godowin, reso magistralmente da una recitazione di prim’ordine e da un canto preciso e armonioso seppur non omogeno in tutti i registri. Un po’ inferiore il protagonista di Viaceslaw Sulimskij, ottima voce ma piuttosto monocorde e decisamente impacciato scenicamente. Assai meglio il mite e Gremin di Michail Kazakov dalla voce cavernosa e la bella caratterizzazione di Olga da parte di Margarita Mamsirova. Attrici straordinarie ma cantanti modeste Irina Rubcova e Irina Udalova rispettivamente Larina e Filippevna. Successo travolgente al termine con prolungate ovazioni da parte di un teatro esaurito e festante, considerando poi che era un luglio piuttosto torrido.

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