Michele Carafa (1787-1872):”I due Figaro”

Melodramma in due atti, libretto di Felice Romani.Wurttemberg Philharmonic Orchestra, Coro del Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, Brad Cohen (direzione, maestro concertatore), Stefano Vizioli (regia), Giorgio Trucco (Il conte d’Almaviva), Rossella Bevacqua (La contessa), Eunshil Kim (Inez), Simon Bailey (Cherubino), Cinzia Rizzone (Susanna), Carmine Monaco (Figaro), Giuseppe Fedeli (Torribio), Vittorio Prato (Plagio), Alessio D’Aniello (Un notaro), Elsa Evangelista (direzione di coro) Matthias Müller (scenografia), Claudia Möbius (costumi), Kai Luczak (luci). Reg.13 e 15 luglio 2006, Kurhaus, Bad Widbad, nell’ambito del Festival Rossini in Wildbad – 1 DVD – BONGIOVANNI, 2009 – 160′
Il nome Michele Carafa (1787-1872) ricorre quale grande  amico e collaboratore  di Rossini. Dopo una brillante carriera militare, Carafa si dedicò alla composizione, ottenendo anche non pochi riconoscimenti. Indubbiamente fu fortemente influenzato da Rossini,  si può anche dire schiacciato dalla  forte personalità artistica del pesarese. Così, i lavori teatrali di Carafa, benchè molto curati, si presentano piuttosto impersonali. I due Figaro o sia Il soggetto di una commedia fu rappresentato per la prima volta alla Scala di Milano il 6 giugno 1820.
La commedia Les deux Figaro di Honoré-Francois Richaud, detto Martelly, (1751-1817) andata in scena per la prima volta a Parigi nel 1790 e rimasta in cartellone fino al 1813, è la fonte d’ispirazione di questo melodramma. Carafa probabilmente assistette a una rappresentazione della commedia durante il suo primo soggiorno a Parigi per poi segnalarla a Felice Romani nel 1820. Il nocciolo della trama si basa sul sequel de Le Nozze di Figaro: sono trascorsi approssimativamente quindici anni dalle nozze di Figaro. La vicenda ruota intorno agli intrighi di Figaro, il quale intende fare sposare l’amico Torribio, trasformato in Don Alvaro, a Inez, la figlia del Conte d’Alamviva, la quale in realtà ama Cherubino, diventato ora un vero eroe militare. Cherubino si presenta al palazzo del Conte sotto il nome di Figaro e, inizialmente non riconosciuto, smonta la  macchinazione dell’altro Figaro e sposa così l’amata Inez.
L’opera si presenta come una partitura leggera, vivace, con melodie orecchiabili, tecnicamente ben costruita e con una marcata influenza dello stile rossiniano.  L’edizione in questione la possiamo definire complessivamente di buon livello, senza nessuna punta di eccellenza. Visivamente l’ambientazione moderna studiata da Vizioli non apporta nulla a una lettura moderna della partitura, sembra invece “raffazzonata”, soprattutto per ciò che rigurda i costumi. Cast vocale decoroso. Direzione d’orchestra a volte ridondante.

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