“Manon Lescaut” apre la stagione 2010 della Fenice

 

Fondazione Teatro La Fenice di Venezia, Stagione 2009-2010
“MANON LESCAUT”
Dramma lirico in quattro atti su libretto di Domenico Oliva e Luigi Illica, con interventi di Marco Praga, Ruggero Leoncavallo, Giacomo Puccini, Giulio Ricordi e Giuseppe Adami, dal romanzo di Prévost
musica di GIACOMO PUCCINI
Manon Lescaut  MARTINA SERAFIN
Lescaut  DIMITRIS TILIAKOS
Il cavaliere Des Grieux  WALTER FRACCARO
Geronte de Ravoir  ALESSANDRO GUERZONI
L’oste  GIONATA MARTON
Edmondo / Un lampionaio  SAVERIO FIORE
Un musico  ANNA MALAVASI
Il maestro di ballo  STEFANO CONSOLINI
Sergente degli arcieri  CARLO AGOSTINI
Il comandante di marina  SALVATORE GIACALONE
I musici  NICOLETTA ANDELIERO, EMANUELA CONTI, GABRIELLA PELLOS, FRANCESCA POROPAT
Orchestra e Coro del Teatro La Fenice,
Maestro concertatore e direttore Renato Palumbo
Maestro del Coro Claudio Marino Moretti
Regia Graham Vick
Scene e costumi Andrew Hays e Kimm Kovac
coreografia Ron Howell
light designer Giuseppe Di Iorio
Nuovo allestimento Fondazione Teatro La Fenice,  in coproduzione con la Fondazione Arena di Verona
Venezia, 4 febbraio 2010
Manon Lescaut  atto IIComposta tra il marzo 1890 e l’ottobre del 1892, Manon Lescaut ebbe questa lunga gestazione soprattutto a causa del libretto che passò tra le mani di cinque coautori (oltre all’editore Ricordi). Un lungo lavoro che però venne ripagato dal pieno successo ottenuto alla prima rappresentazione. Terza opera di Puccini, ma la prima in cui il compositore riesce a trovare la sua piena identità. Dominano la vena romantica e l’urgenza delle passioni, che Puccini esprime con un’abbondanza di idee melodiche quale non sarà dato trovare in nessuna delle sue opere successive.  Questa considerazione per dire che, al termine di questo spettacolo veneziano, ho avuto la netta sensazione di ascoltare una musica e contemporaneamente vedere delle immagini che non corrispondevano alla stessa. Un po’ come vedere  laManon Lescaut  atto III televisione accesa senza audio mentre ascolti un cd. Pur avendo più volte visto e anche ammirato spettacoli firmati da Graham Vick, in questo, in tutta sincerità  ci si capisce poco o nulla e credo non valga la pena sforzarsi per cercare di intuirne il messaggio.  Non si vede la ragione perchè si debba andare a teatro a scervellarsi per intuire le chiavi di lettura registiche.  Non ci resta che liquidare la parte visiva di questa Manon Lescaut come: incomprensibile e di  rara bruttezza. Punto….La parte musicale, in una cornice di questo tipo ne ha sicuramente sofferto, a partire dagli interpreti, spaesati e abbandonati nel nulla.  Martina Serafin è una Manon dalla voce importante. La tessitura è dominata agevolmente il suo fraseggio, se mai, appare Manon Lescaut atto III piuttosto generica e poco varia nel colorare le frasi. Sicuramente non paragonabile a Walter Fraccaro, stentoreo e monocorde e interprete a senso unico: si tratti di Canio, Turiddu o in questo caso Des Grieux, la chiave di lettura è sempre la stessa, ridondante e solo finalizzata a “sparare acuti”. Da Fraccaro in poi il livello si abbassa ulteriormente, perchè sia il Lescaut di Dimitris Tiliakos che il Geronte di Alessandro Guerzoni sono tutt’altro che memorabile e così via tutti gli altri, chi più chi meno. Renato Palumbo ha concertato con passione e impeto ma in un modo piuttosto superficiale, poco incline alle mezzetinte e con una tendenza a “premere il pedale” nei “forti”. In questa ultima recita il pubblico, numeroso, ha salutato cordialmente tutti gli interpreti dopo che, le vivaci contestazioni che hanno animato tutte le rappresentazioni  precedenti. Inqualificabile l’intervallo di 50′ dopo i primi due atti per un assurdo cambio scena per gli atti terzo e quarto che hanno una durata complessiva inferiore alla pausa! Foto di Michele Crosera – Archivo Teatro La Fenice

2 Comments

  1. iris

    Concordo pienamente. Purtroppo ero presente anche io e prego il Signore, ogni
    volta che riascolto la Manon Lescaut, di non far insunuare nella mia mente
    quelle immagini assurde, volgari, blasfeme e di cattivo gusto che sono state,
    senza alcuna logica, associate a quella musica celestiale. Ma dalla Fenice
    di Venezia, non dovremmo aspettarci un poco di piu’?
    IRIS

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