“Don Giovanni” al Teatro La Fenice

Venezia, TeatrFenice, Stagione Lirica e Balletto 2010
“DON GIOVANNI”
Dramma giocoso in due atti KV 527, libretto di Lorenzo Da Ponte dal dramma El burlador de Se villa y convidado de pietra di Tirso de Molina attraverso il libretto Don Giovanni o sia Il convitato di pietra di Giovanni Bertati
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart 
Don Giovanni MARKUS WERBA
Donn’Anna ALEKSANDRA KURZAK
Don Ottavio MARLIN MILLER
Donna Elvira CARMELA REMIGIO
Leporello ALEX ESPOSITO
Masetto BORJA QUIZA
Zerlina IRINA KRYAKIDOU
Commendatore ATTILA JUN
Maestro concertatore e direttore Antonello Manacorda
Orchestra e Coro del Teatro La Fenice,
Maestro del Coro Claudio Marino Moretti
Regia Damiano Michieletto
Scene Paolo Fantin
Costumi  Carla Teti
Regia video  Luca Scarzella
Nuovo allestimento Fondazione Teatro La Fenice
Venezia, 28 maggio 2010

Il punto di forza di questo allestimento veneziano del capolavoro mozartiano è sicuramente la regia di  Damiano Michieletto. Il regista trasporta tutta la vicenda in un interno, o meglio sarebbe dire in una serie di interni, visto che l’impianto scenico (di Paolo Fantin) è costruito su una struttura mobile in continuo movimento rappresenta da una parete damascata,   in stile  700′ veneziano,  con applique a candele che, a seconda della visone prospettica e angolazione, viene arredatta con pochi elementi : sedie,  divanetti, un letto, un armadio e altri ancora che servono a caratterizzare una determinata scena, come ad esempio, una bara, nella quale giace il Commendatore, in quella che generalmente viene chiamata la “scena del cimitero” nel secondo atto.  Il colore dominante per le scene, ma anche  per i costumi, è il verde, nella sue sfumature più cupe. Ne deriva un senso di decadenza: la tappezzeria appare ammuffita e  i costumi ( di Carla Teti) già a partire da Don Giovanni, oltre a non  sottolineieare lo stato sociale,  sono in disordine e lisi. L’atmosfera   generale è decisamente claustrofobica, accentuata anche da un uso di luci  bianche che, dall’alto o frontali, sembrano schiacciare le figure.  Michieletto fa del Don Giovanni una sorta di viaggio nelle ossessioni dei personaggi. Don Giovanni, posseduto dal demone del sesso (geniale, a tale proposito, la cena del finale dell’opera, dove il pasto è costituito da donne!) e le sue vittime “possedute” da lui, il seduttore.  Il regista esaspera e accentua quello che in Mozart,  è già presente: ad esempio,  Donna Anna, nel suo rapporto di repulsione-attrazione verso chi l’ha sedotta (si vede chiaramente la freddezza della donna nei confronti di Don Ottavio, più che mai visto come un uomo insignificante e non a caso vestito come una sorta di “abate” del XVIII sec.).  O ancora Donna Elvira, psicologicamente  “borderline”. Tutti si inseguono, si incontrano e spesso si scontrano in veri e propri violenti impatti fisici. Talvolta si arrestano in uno stato quasi catatonico, allucinanto, senza mai comunicare tra loro, costantemente ossessionati da Don Giovanni,  che  spesso  si aggira sulla scena ad osservarli, come una presenza invisibile dal fascino  ipnotico. In questa visione registica,  si accetta anche la concertazione, piuttosto discontinua di Antonello Manacorda e, soprattutto non si può che elogiare l’intera compagnia di canto, totalmente coinvolta in questo gioco scenico,  sicuramente non facile,  aggiungiamo pure fisicamente pesante.  Inutile quindi entrare nei pregi o nelle pecche del singolo interprete perchè più che mai in questo caso,  vince il lavoro di squadra che rende avvincente e coinvolgente lo spettacolo.  Un aspetto questo che anche  il pubblico ha saputo cogliere, premiando tutto il cast con applausi convinti e meritati.

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