Ferrara, Teatro Comunale: “Out of Context for Pina”

Ferrara, Teatro Comunale, Ferrara Danza ’10/’11
Alain Platel Les Ballets C De la B / Belgio
OUT OF CONTEXT FOR PINA

Concezione coreografica e regia Alain Platel
Danzato e creato da Elie Tass, Emile Josse, Hyo Seung Ye, Kaori Ito, Mathieu Desseigne Ravel,Mélanie Lomoff, Romeu Runa, Rosalba Torres Guerrero, Ross McCormack
Drammaturgia Hildegard De Vuyst
Assistente alla regia Sara Vanderieck
Luci Carlo Bourguignon
Suono e musica elettronica Sam Serruys
Costumi Dorine De Muynck
Produzione les ballets C de la B
In coproduzione con
Théâtre de la Ville (Parigi); Le Grand Théâtre de Luxembourg, TorinoDanza, Sadler’s Wells (Londra), Stadsschouwburg Groningen, Tanzkongress 2009/ Kulturstiftung des Bundes, Kaaitheater (Bruxelles), Wiener Festwochen
Ferrara, 13 novembre 2010
Out for Context for Pina” di Alain Platel vive grazie ad un inizio, e ad un finale, strepitosi. In mezzo, purtroppo, c’è poco. All’apertura del sipario, la scena è vuota: luci banali, nessuna scenografia, se non fosse per la presenza di due aste reggi microfono e una pila di coperte color salmone. Per un tempo abbastanza lungo, per iniziare a chiedersi se l’apertura di sipario non è avvenuta per errore, nulla accade: poi, uno ad uno, dalla platea i danzatori fino a quel punto mimetizzati tra il pubblico, salgono in palco, si spogliano, restando in mutande e reggiseno, per coprirsi subito dopo con le coperte e posizionarsi in ordine sparso sul palco.
Segue un momento di studio, di conoscenza, tra animali bipedi scalcianti. Qualche momento di danza gestuale mostra la qualità e l’afflato di questa compagnia: splendidi danzatori, capaci di danzare il poco o il nulla di un canovaccio inconsistente…senza la loro altissima qualità tecnica e artistica, come qualche spettatore ha fatto, ci saremmo alzati e avremmo abbandonato la platea.
Ci risvegliamo dopo la prima mezz’ora di spettacolo, grazie al passaggio della vita, di quella vera: due mamme attraversano la scena accompagnate da due bimbetti, belli, veri e commoventi….finalmente un’emozione! Il pubblico si scioglie quando uno dei due chiama “Papà” e si dirige incuriosito e speranzoso verso un danzatore che continua ad eseguire la propria sequenza coreografica: evidentemente è il vero papà del bambino…la mamma interviene per distrarlo, portandolo fuori dalla scena, mentre il padre continua la sua danza.
A seguire c’è la parte più divertente, anche se piuttosto prevedibile, del motteggiamento del nostro passato: come se non ci fosse da ridere anche del nostro presente…tic e manie dei ruggenti anni ’80…danze e mossette che vanno dalle citazione de “La febbre del sabato sera” all’aerobica, dal bomp a “Flashdance”. Carino, ironico, buffo. Già visto, però. E parecchie volte.
Hildegard De Vuyst, drammaturga dello spettacolo, dice che la coreografia va alla ricerca di un linguaggio legato all’inconscio, all’incontrollato, alla distonia…insomma, concetti alti, molte parole, forse un ottimo progetto alle spalle dello spettacolo che la scena però riduce, appiattisce, banalizza. O forse rivela incoerente.
Leggendo sul programma di sala, la recensione dello spettacolo ad opera di Rossella Battisti, si ha l’impressione che sia stata presentata una versione molto rimaneggiata, monca, ridotta.
Se a Parigi un danzatore di Pina Bausch interviene a ricreare certe atmosfere, se a Roma uno spettatore resta con il braccio alzato fino alla fine dello spettacolo nella speranza di essere invitato a danzare sul palco, a Ferrara non si crea nessuna magia, nessuna sorpresa, nessun rito. Era solo una serata sbagliata? E Pina Bausch, in tutto questo, dov’era?
Nel finale i danzatori si rivestono e riscendono in platea accompagnati da un lungo applauso che corona e sottolinea la loro bravura, la loro generosità. Foto Marco Caselli Nirmal

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