Trieste, Teatro Verdi:”La Traviata”

Trieste, Teatro Verdi, Stagione Lirica 2010 / 2011
“LA TRAVIATA”
Melodramma in tre atti su libretto di Francesco Maria Piave
dal dramma La Dame aux camélias di Alexandre Dumas figlio
Musica di Giuseppe Verdi
Violetta Valéry MARIELLA DEVIA
Alfredo Germont STEFAN POP
Giorgio Germont GIANFRANCO MONTRESOR
Flora Bervoix ASUYE KARAYAVUZ
Gastone IORIO ZENNARO
Barone Douphol GIANLUCA MARGHERI
Marchese D’Obigny ALESSANDRO SVAB
Dottor Grenvil MANRICO SIGNORINI
Annina LUCIA PREMERL
Giuseppe ALESSANDRO DE ANGELIS
Il domestico di Flora GIULIANO PELIZON
Un commissionario IVO FEDERICO
Coro,  Orchestra e corpo di ballo della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe  Verdi di Trieste
Direttore Andrea Battistoni
Maestro del Coro Alessandro Zuppardo
Regia Stefano Trespidi
Scene Giuseppe De Filippi
Costumi ripresi da Filippo Guggia
Coreografie Maria Luisa Rimonti
Luci Paolo Mazzon
Allestimento della Fondazione Arena di Verona
Trieste, 23 novembre 2010
Quanto coraggio o quanta incoscienza ha avuto la direzione del Teatro Verdi nel presentare questa “Traviata” come spettacolo inaugurale della stagione di lirica e balletto 2010/2011? Partiamo con il dire che negli occhi e nelle orecchie del pubblico ormai sono stratificate e archiviate diverse produzioni, di notevole levatura, di questo capolavoro verdiano: da quella incomparabile che ha visto la regale teatralità di Maria Callas guidata dalla mano raffinata di Luchino Visconti, a quella (tanto per restare in casa) dell’elegante regia di Ulisse Santicchi che vedeva una giovane e credibilissima Alexandrina Pendatchanska.
Ecco, per parlare di questa versione del 2010, la ventinovesima dell’ente tergestino, bisogna scinderla in due: da una parte l’allestimento e dall’altro la parte musicale. L’allestimento è quanto di più lontano esista nell’immaginario di Traviata: persi ori, velluti, specchiere, viene ricollocata nei primi anni del secolo scorso….necessario? E perché, poi? Nella vicenda e nella regia di Stefano Trespidi, convenzionale e leggermente trascurata, non vediamo giustificazioni plausibili. Pur non amando le riletture in chiave moderna, di quelle può essere criticabile la motivazione che, però, traspare. In questo caso proprio non ne vediamo la ragione.
L’unica ipotesi che possiamo immaginare è che, visti i tempi di grandi ristrettezze economiche che aggravano il panorama teatrale italiano, possa risultare meno dispendioso un allestimento meno storico (certo che fiori e piante di plastica erano veramente lontani dai fiori freschi richiesti da Visconti ad ogni recita…) con costumi più semplici realizzati dalla sartoria del Teatro, senza ricorrere ai costosi noleggi presso le grandi sartorie. In questo senso brillavano, purtroppo in senso negativo, i costumi delle zingarelle completamente stonati dal resto del quadro, che le fasciavano (su una di loro anche troppo…) come delle sirene, nella coreografia convenzionale, ma professionale e sacrificata in uno spazio angusto, di Maria Luisa Rimonti.
L’impianto scenografico di Giuseppe De Filippi Venezia ricorda quelli di qualche decennio fa: tele dipinte ma poco tese, vetrate disegnate infantilmente, praticabili statici e elementi scenografici che restano gli stessi per tre atti consecutivi…
Alcune luci di Paolo Mazzon creavano l’atmosfera e la ricchezza che l’opera meritava. Dal punto di vista musicale…la musica cambia! Abbiamo ascoltato una Traviata di tutto rispetto: coro preciso e partecipe, guidato dal nuovo Maestro Alessandro Zuppardo; orchestra puntuale e diligente, guidata con mano sicura e doverosamente seria, vista la giovane età, da Andrea Battistoni che ci ha stupito nel saper dirigere tre interi atti senza spartito; e poi le voci…bellissime tutte: dai comprimari ai primi ruoli (ci resta qualche perplessità sul registro centrale del Giorgio Germont di Gianfranco Montresor) per arrivare ai due gioielli preziosi di Stefan Pop e di Mariella Devia. E’ una gioia unica chiudere gli occhi e ascoltarli: possiamo immaginarli per come dovrebbero essere fisicamente i due protagonisti e veniamo trasportati da acuti limpidi, fraseggi precisi, dizione curata….bello e piacevole.
Conclusione: siamo felici che nel resto del cartellone ci siano titoli molto meno paragonabili e pericolosi di Traviata. Le grandi opere vanno fatte in grande. O con grandi idee.
Ancora una nota: grazie al Direttore d’orchestra per aver voluto riproporre l’Inno di Mameli anche alla recita del 23 Novembre, l’ultima a Trieste, alla quale abbiamo assistito. In questo nostro Paese così incerto e vacillante, un po’ di amor patrio non può che giovare!
Foto Fabio Parenzan

 

 

 

 

 

 

 

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