Bologna, Teatro Comunale:”Coppelia”

Bologna, Teatro Comunale, Stagione Lirica 2010
“COPPELIA”

Balletto pantomimico in due atti e tre scene  di Charles Nuitter e Arthur Saint-Léon,
da un racconto di E.T.A.Hoffmann.
Musica di Leo Delibes
Olimpia GISELA CARMONA GALVEZ
Nataniele ZHANI LUKAJ
Clara SILVIA CUOMO
Coppélius JOSE’ LUIS MAGALHAES
Spallanzani LEONE BARILLI
Calendario ANTONIO GAUDAGNO
Televisione ANASTASSIA JASTREBOVA
Grammofono MICHELANGELO CHELUCCI
Compagnia Maggio Danza.
Orchestra e Tecnici  del Teatro Comunale di Bologna
Direttore Ryuichiro Sonoda
Coreografia Evgheni Polyakov
Ripresa da Raffaella Renzi
Assistenti alla coreografia Enrica Pontesilli, Angela Rosselli
Scene e costumi Sigfrido Martin Begué
Luci Gianni Paolo Mirenda
Allestimento del Maggio Musicale Fiorentino
Bologna, 19 dicembre 2010
Coppélia, stando alle parole di George Balanchine che la contrappone a Giselle, dovrebbe rappresentare la “grande commedia” del balletto. Quella allestita al Teatro Comunale di Bologna, ultimo spettacolo della stagione d’Opera e Balletto della stagione 2010, difficilmente potrebbe essere considerata tale. Evgeni Polyakov infatti spazza via l’originaria atmosfera di romantico equivoco, per riprendere il referente primo del capolavoro di Léo Delibes: Der Sandmann di Ernst Theodor Hoffmann. L’avvio è sempre il medesimo: una coppia di innamorati, nella fattispecie Clara e Nataniele, in una città immaginaria circondati da esuberanti studenti. Il giovane viene attirato da un imperscrutabile venditore di occhiali, Coppélius, che gli fa momentaneamente dono di un paio di occhiali. Fanno la loro comparsa Spallanzani e Olimpia, la sua enigmatica figlia: Nataniele ne è ammaliato, causando un bisticcio con la fidanzata frenato dall’arrivo degli studenti. L’Uomo Calendario, uno degli automi costruiti da Spallanzani, invita tutti gli astanti ad una festa, occasione per presentare Olimpia in società. Il ricevimento a casa di Spallanzani, che approfitta del ritrovo per far sfoggio di alcune sue creazioni tra cui il Grammofono e la Televisione, è lo scenario per la danza voluttuosa tra Nataniele, sempre più avvinto dalla passione per l’algida bambola, e Olimpia: il bellissimo balocco incomincia però a mostrare segni di cedimento, mostrandosi agli invitati nella sua reale essenza. Fra l’ilarità dei presenti, Coppélius e Spallanzani incominciano a contendersi la paternità dell’automa fino a romperlo definitivamente. Nataniele, ormai folle, afferra la pistola offertagli da Coppélius e si suicida. L’ultima scena vede Clara, ormai sposata in una quadro di complessiva rigidità (il marito è nient’altro che un manichino) e madre: fa capolino per l’ultimo volta il venditore di occhiali, irretendo il figlio di Clara e portandolo via con sé. Una commedia noir, a ben vedere.
Diremo subito di aver trovato stupendo l’allestimento che vede scene e costumi di Sigfrido Martin Begué: snello, drammaturgicamente accattivante, ricco di richiami cinematografici e artistici, abile nel mal celare certa inquietudine di fondo, nel solco di pellicole come The Wizard of Oz di Victor Fleming e Babes in Toyland di Jack Donohue. Enormi occhi giganteggiano sulla scena, quasi un continuum con quelli cerchiati di nero di Coppélius, pensato come novello Nosferatu. L’inventore Spallanzani è invece costruito sulla base di Disneyano Mad Hatter, la cui festa è un vistoso omaggio a Giorgio de Chirico. Non si sottrae a certo divismo la bella Olimpia, presentata inizialmente con un buffo cappello a tesa larga e, al suo ingresso in società, in uno scintillante costume rosso rubino.
Silvia Cuomo dimostra buone intenzioni nel ritrarre la languida Clara, sebbene ancorata a certa scolasticità. Identico discorso per il Nataniele di Zhani Lukaj, ancorché dotato di maggior slancio e pulizia nelle linee. La vera trionfatrice della serata è, a buon diritto, l’Olimpia di Gisela Carmona Gálvez: esile come un giunco al suo stentato apparire, quasi goffi esercizi sui trampoli, sa abbandonarsi a sinceri aneliti di umanità nella danza con Nataniele per poi mostrarsi nella propria disarmante fragilità di giocattolo. Discreti José Luis Magalhaes e Leone Barilli, rispettivamente Coppélius e Spallanzani. Una menzione speciale per Michelangelo Chelucci e Anastassya Jastrebova, deliziosi nei cammei del Grammofono e della Televisione. La direzione di Ryuichiro Sonoda appare un po’ compassata. Pubblico spaesato, qualche vuoto in sala, successo cordiale.

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