New York, Metropolitan Opera:”La fanciulla del West”

New York, Metropolitan Opera, Stagione Lirica 2010 / 2011
“LA FANCIULLA DEL WEST”
Opera in tre atti su libretto di Carlo Zangarini e Guelfo Civinini,
dal dramma The girl of the Golden West di David Belasco.
Musica di Giacomo Puccini
Minnie DEBORAH VOIGT
Dick Johnson MARCELLO  GIORDANI
Jack Rance LUCIO  GALLO
Wowkle GINGER COSTA-JACKSON
Nick TONY STEVENSON
Trin HUGO VERA
Harry ADAM  LAURENCE  HERSKOWITZ
Joe MICHAEL FOREST
Un postiglione EDWARD MOUT
Sonora DWAYNE CROFT
Sid TREVOR SCHEUNEMANN
Bello RICHARD BERNSTEIN
Happy DAVID CRAWFORD
Larkens EDWARD PARKS
Ashby KEITH MILLER
Jake Wallace OREN GRADUS
Billy Jackrabbit PHILIP COKORINOS
José Castro JEFF MATTSEY
Coro e Orchestra della Metropolitan Opera di New York
Direttore Nicola Luisotti
Regia Giancarlo Del Monaco
Scene e costumi Michael Scott
Luci Gil Wechsler
New York, 14 dicembre 2010
La genesi de La Fanciulla Del West è ben nota. Puccini, mentre era a New York per soprintendere alla première del Met di Madama Butterfly, vide il dramma di David Belasco The Girl of the Golden West, e prese quello che lui più tardi chiamò il “Mal di California”.  Il risultato, dopo molti anni di lotte contro i librettisti (Carlo Zangarini ed il suo successore Guelfo Civinini), e dopo un periodo di depressione improduttiva che seguì una relazione extraconiugale ed il suicidio della sua amante, fu una delle opere più musicalmente enigmatiche, sfuggenti e psicologicamente penetranti di Puccini.
Il personaggio centrale, Minnie, si rivela una donna che sente al contempo nostalgia e vergogna delle sue origini umili.  Sulla sua vulnerabilità interiore lei ha costruito una scorza d’acciaio, sempre pronta con un fucile da caccia a proteggere se stessa e l’oro che le è stato dato in custodia dal suo gruppo di minatori organizzati alla meglio.  Il suo personaggio è complesso e contraddittorio, eppure credibile.  Unico personaggio femminile nell’opera (con l’eccezione del ruolo di cammeo della nativa americana Wowkle), lei è la madre surrogata ed insegnante di una colorita raccolta di cercatori d’oro della California.
Il successo dell’opera si basa completamente su Minnie che ama Dick Johnson e lo sceriffo Jack Rance.  Se uno dei perni di questa struttura drammatica è debole, l’opera cede.  Sfortunatamente, l’esperienza di questo recensore il 14 dicembre è stata assimilabile ad un fallimento assoluto, specialmente sul fronte vocale.  Con l’eccezione del Dick Johnson di Marcello Giordani, cantato con potenza ed espressività , gli sforzi degli altri protagonisti sono stati dolorosamente inadeguati.
Con grande rammarico di chi scrive, la prima responsabile del fallimento della serata è la Minnie di Deborah Voigt che era costantemente sotto tono, incolore e danneggiata da acuti deboli, con note alte approssimative o di petto.  Avendo ascoltato questa artista al suo meglio, prima dell’operazione  di bypass gastrico, quando possedeva una voce sopranile drammatica dalla potenza e dalla bellezza stupefacenti, la sua attuale condizione vocale è particolarmente triste.  In considerazione della sua dichiarazione di non aver subìto l’operazione per ragioni estetiche, ma letteralmente per salvare la sua vita dopo una lotta con una forma patologica di obesità, è necessario che comprensione e equità informino una recensione dei suoi sforzi. Comunque, è irresponsabile da parte del Management continuare ad ingaggiare questa artista in ruoli drammatici che vanno completamente al di là delle attuali possibilità vocali.  A favore della Voigt hanno giocato un’ovvia affinità col personaggio di Minnie e una buona interpretazione, specialmente nel secondo atto.  Il Jack Rance di Lucio Gallo è stato inficiato da gesti operistici stereotipati e rigidi e da acuti strozzati.
Come già anticipato, il Dick Johnson di Marcello Giordani, un fuorilegge reso umano e redento dal suo incontro con Minnie, è stato davvero notevole e coerente, con degli acuti entusiasmanti ed un risultato vocale graziato da varietà di colore ed espressione.  Solamente il suo cavallo di battaglia, l’aria “Ch’ella Mi Creda” (in cui, affrontando l’esecuzione, chiede ai suoi accoliti di risparmiare a Minnie la conoscenza del suo destino, ma piuttosto di permetterle di credere che lui si stia godendo una vita all’insegna della libertà nell’aspra Sierra Nevada) ha presentato qualche difetto a causa di un fraseggio curiosamente frammentato e qualche problema di intonazione.
I numerosi ruoli di contorno, specialmente il Sonora di Dwayne Croft ed il Nick di Tony Stevenson, sono stati vigorosi, ben recitati e ben cantati, ed hanno evitato i pericoli di una rappresentazione che scadesse nel fumettone. Il Maestro Nicola Luisotti ha mostrato dominio totale delle molte sfide presentate dallo spartito.  Creare un senso di flusso ininterrotto nella musica di Puccini, coi suoi cambi di tempo continui le sincopi e le difficili indicazioni vocali e strumentali, è enormemente, difficile.   “Fanciulla”, in particolare, presenta molte sfide, non ultimo il ritardare di Puccini della risoluzione  di frasi con tonalità ambigue, strutture armoniche complesse e cadenze ingannevoli, controbilanciate da materiale melodico della bellezza luminosa, proprio come nel finale, “Addio, mia dolce terra, addio mia California” che non fallisce mai nel catturare l’ascoltatore con la sua tristezza ossessionante.  Luisotti ha apportato una naturale affinità alla musica e ha modellato l’orchestra del Met in un ensemble eccellente, essendo l’orchestra in Fanciulla, così come in Wagner, un personaggio essa stessa.  C’è da sperare che sia spesso ospite del Metropolitan.
La produzione, risalente al 1993, è convenzionale e quasi sempre efficace.  Un tocco particolarmente bello è stato il raggio di luce che entra nella capanna di Minnie alla fine del secondo atto, sottolineando il suo sentimento di completezza e mentre si arrende al suo amore per Dick Johnson.  C’erano molti posti vuoti nella sala, ma il pubblico è stato magnanimamente silenzioso ed attento.

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