Ancona, Teatro delle Muse:”Don Pasquale”

Ancona, Teatro delle Muse, Stagione Lirica 2011
DON PASQUALE”
Dramma buffo in tre atti su libretto di Michele Accursi (Giovanni Ruffini)
Musica di Gaetano Donizetti
Don Pasquale CARLOS CHAUSSON
Il dottor Malatesta BORJA QUIZA
Ernesto ALEXEY KUDRYA
Norina SANDRA PASTRANA
Un notaro GIACOMO MEDICI
Coro Lirico Marchigiano “V.Bellini”
Orchestra Filarmonica Marchigiana
Direttore, Bruno Campanella
Regia, Andrea De Rosa
Scene, Italo Grassi
Costumi, Gabriella Pescucci
Allestimento della Fondazione “Ravenna Manifestazioni”
Ancona, 4 marzo 2011

Dopo il “Così fan tutte “di W.A.Mozart passando per un concerto rinviato a maggio del mezzosoprano Sonia Ganassi (causa indisposizione) la stagione lirica anconetana continua e si conclude (non considerando il concerto per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia) con un titolo di tradizione “Don Pasquale” di Gaetano Donizetti. L’allestimento è già noto al pubblico poiché una ripresa della Fondazione Ravenna Manifestazioni e per chi ne fosse interessato esiste già una registrazione dal vivo su DVD:sul podio Riccardo Muti Ed.RaiTrade 2006. In verità di uno spettacolo già conosciuto ai più, risulta difficile aggiungere a quanto già detto in altre occasioni.
Le scene di Italo Grassi sono sostanzialmente tradizionali, così come i costumi del premio Oscar Gabriella Pescucci. Ne riconosciamo sobrietà ed eleganza, ma alle volte pesa un eccessivo manierismo per uno spettacolo che nell’insieme rischia spesso di  accostarsi a facili stereotipi.
Il regista Andrea De Rosa, anche musicista di formazione, punta sull’ironia del libretto portando visibili i cambi ed i movimenti  teatrali, eleminando totalmente le quinte. Egli infatti valorizza il  contorno della scena tanto che la cornice dello spettacolo si apre talmente tanto sul palcoscenico che crea  un riuscitissimo effetto di farsa nella farsa. Questo è l’elemento più fresco dello spettacolo, riuscendo a regalare al   pubblico l’illusione di essere parte attiva di ciò che accade sul palco. Ma anche l’idea più geniale quando imprigionata e ripetuta sa di stantio.Bruno Campanella dirige l’Orchestra Filarmonica Marchigiana definendo tempi agili e scattanti intervallandone altri più sfumati (spesso anche sin troppo lenti) onde sottolineare per contrasto i tratti malinconici da cui l’ opera è profondamente attraversata. La sua una direzione nel complesso di tradizione in piena linea con quello che accade in scena. Per quanto riguarda le voci, troviamo un cast composto principalmente da giovani cantanti che cercano,  nelle loro possibilità di dare il meglio con entusiasmo ed impegno, ovviamente con esiti alterni. Il Don Pasquale dell’unico “veterano” della compagnia, ossia Carlos Chausson è assolutamente come da titolo  il vero protagonista della serata. Ha una bella voce, supportata da una tecnica salda ed una presenza scenica importante  oltre una evidente misura interpretativa.  Il Basso-baritono spagnolo riesce a sottolineare forse meno la malinconia dell’anziano privilegiando il carattere  ironico e comico più scontato del personaggio, venendo così a mancare quel lato più sottile ed intimo di Don Pasquale.
Sandra Pastrana porta in scena  una Norina piuttosto noiosa e anonima,  nonostante le ottime intenzioni. Norina/Sofronia necessita infatti di  notevoli capacità interpretative che in lei emergono solo parzialmente. Dalla sua una linea di canto indubbiamente molto musicale soprattutto nel registro centrale, ma con evidenti limiti nel registro più acuto dove la voce risulta poco controllata e  afflitta  da un vibrato piuttosto evidente.
Alexey Kudrya è un giovane tenore dall’evidente talento, ma anche in questo caso i problemi tecnici non mancano: il tipico vibrato di una voce poco appoggiata e con degli acuti spesso ingolati. Dalla sua una bella presenza scenica, ma non sempre ben gestita. Anche nel ruolo di Ernesto le capacità attoriali contano quanto quelle vocali e manca di quella disinvoltura che aiuterebbe a renderlo più credibile. Kudrya ha inoltre avuto il coraggio di  concludere la sua  scena dell’atto II con il re bemolle sovracuto: breve, incerto, ma di buone intenzioni.
Il giovane baritono spagnolo Borja Quiza è un bravo Dottor Malatesta con bella voce e spigliato nella recitazione: vocalmente sembra avere  delle difficoltà in alcuni momenti della partitura, ma lo aiuta  una voce potente e autenticamente baritonale. Supera quindi la parte con buona disinvoltura, sfoggiando anche un  fraseggio naturalmente brillante, senza eccessi o forzature.
Simpatico Giacomo Medici nella breve parte del Notaio. Coro Lirico Marchigiano presente marginalmente, ma preparato adeguatamente dal Maestro  David Crescenzi. Il pubblico, non troppo convinto o poco coinvolto, ha risposto con applausi di circostanza.

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