Verona, Teatro Filarmonico:”Peer Gynt”

Verona, Teatro Filarmonico, Stagione Lirica 2010/2011
“PEER GYNT”

Musiche di scena per il dramma di Henrik Ibsen. Riduzione e adattamento di Pier Paolo Pacini
Musica di Edvard Grieg
Aase / Solveig TERESA FALLAI
Peer Gynt DANIEL DWERRYHOUSE
Il Mago ROBERTO GIOFFRE’
Soprano ELENA MONTI
Orchestra, Coro e Tecnici dell’Arena di Verona
Direttore Peter Tiboris
Maestro del Coro Andrea Cristofolini
Regia, scene, costumi e luci Pier Paolo Pacini
Allestimento della Fondazione Arena di Verona
Verona, 10 marzo 2011
Come ha osservato Silvio D’Amico:”Peer Gynt è a suo modo un eroe della volontà. Ma la volontà d’un arrivista e teppista mitico, d’un gagliardo fannullone, d’un millantatore sensuale, d’un sognatore che si fabbrica consapevole la dolcezza delle illusioni finchè può goderne e ne evade quando il restarvi dentro non gli conviene più…Un po’ Don Chisciotte e un po’ Faust” . Un personaggio che incarna la rivolta dell’ingegno scatenato contro le catene e le leggi della società, visto attraverso una sensibilità popolare, e non nelle vesti  dell’eroe ibseniano. Le musiche di Grieg guardano sicuramente  alla dimensione fiabesca, in cui è però soprattutto l’amore  incrollabile, quanto dolce e silenzioso di Solveig, ad avere un ruolo molto importante. Esguite con grande successo nel febbraio del 1876, con un certo stupore da parte dello stesso Ibsen che non nascondeva che questo suo lavoro fosse di non facile comprensione. Nel dramma, infatti, lo spirito fantastico dell’anima nordica si mescola a un razionalismo sofisticato, la malinconia struggente allo scetticismo più spregiudicato e scanzonato, l’atmosfera da tregenda  quasi shakesperiana al moralismo più sferzante.
Un testo indubbiamente complesso, così come non facile risulta essere la riproposta sulle scene di questo lavoro. Sicuramente va lodata la volontà della Fondazione Arena per questa scelta. Ascoltare integralmente queste musiche è un fatto alquanto raro, ancor più se  inserite nel contesto teatrale. La scelta operata dal regista Pier Paolo Pacini è stata decisamente “drastica” (sicuramente anche dettata dall’economia dello spettacolo). Scena unica, con pochi elementi e soli tre attori. Tutto ciò per due ore reali di spettacolo durante le quali, per quanto si lodi la bravura dei tre attori, i segni di stanchezza non mancano, soprattutto perchè il minimalismo scenico è stato penalizzante nel creare delle reali atmosfere visive che andassero a completamento o a proseguimento dei colori della musica. Tutta la parte fantastica è stata praticamente inesistente, di conseguenza la seconda parte è stata particolarmente debole, proprio perchè sostanzialmente priva di un reale supporto visivo. Rribadita la bravura dei tre attori, che si sono accollati il non facile compito di gestire drammaturgicamente l’intero lavoro.
Sul versante musicale Peter Tiboris ha concertato in modo garbato, lieve attutito, a tratti anche suggestivamente intimista. Dove occorre, però, non sono mancate le espansioni orchestrali brillanti o pompose. Il tutto collegato con gusto e con apprezzabile continuità di ritmo narrativo. Convincente la prova dell’Orchestra Areniana, così come gli interventi corali, benchè il Coro fosse  penalizzato  nelle sonorità da una collocazione troppo sul fondo del teatro. Citiamo infine la buona prova del soprano Elena Monti che ha prestato a Solveig una bella linea di canto delicata e malinconica. In complesso uno spettacolo interessante che però ha richiamato un pubblico decisamente scarso, anche se caloroso negli applausi verso tutti gli interpreti. Foto Ennevi – Archivio Arena di Verona

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