Città del Messico, Teatro del Palacio de Bellas Artes:”Rusalka”

Città del Messico, Teatro del Palacio de Bellas Artes
“RUSALKA”

Fiaba lirica in tre atti su libretto di Jaroslav Kvepil
Musica di Antonin Dvorak
Rusalka, la náyade ELISABET STRID
Il principe LUDOVIC LUDHA
Vodník, lo spirito dell’Acqua ALEXANDER TELIGA
Ježibaba, la strega BELEM RODRIGUEZ
La principessa straniera CELIA GOMEZ
Il cacciatore NESTOR  LOPEZ
Il guardacaccia ANTONIO DUQUE
Lo sguattero SANDRA MALIKA’
Tre Ondine LUCIA SALAS,  EDURNE GOYARZU, NIEVES NAVARRO
Coro e Orchestra del Teatro di Bellas Artes
Direttore  Ivan Anguélov
Regia  Enrique Singer
Scene di  Jorge Ballina
Costumi di Eloise Kazan
Coreografia Laura Morelos
Luci di  Víctor Zapatero
Prima rappresentazione in Messico
Coproduzione Festival del Messico, Teatro del Palacio de Bellas Artes
Città del Messico, 10 marzo 2011
Tra Bedrich Smetana, primo importante autore della “scuola nazionale “ceca, voce “ufficiale” del  melodramma “politicamente corretto” e  Leos Janácek, primo compositore invece ad essere inizialmente respinto dallo stablishment, per il suo  linguaggio troppo contemporaneo e la forza espressiva scomoda di opere come Jenufa, Katya Kabanova o Da una casa di morti, si colloca Antonín Dvorák, il musicista che con la sua sinfonia Dal nuovo mondo si impone in campo internazionale e, con la  sua opera Rusalka, porta il linguaggio wagneriano con il suo ampio uso del leitmotiv, in una vicenda che si rifà alla mitologia slava.
Rappresentata per la prima volta nel 1901, Rusalka, su libretto di Jaroslav Kvapil, solo ora arriva in Messico, al  Teatro del Palacio de Bellas Artes, in una  coproduzione del 27 Festival del Messico e la Compagnia Nazionale di Opera di Bellas Artes. Jorge Ballina ha una scenografia dinamica e contemporanea, pienamente valorizzata dalle luci di Víctor Zapatero e arricchita dai magnifici costumi di Eloise Kazan.  In questa occasione, tuttavia, le idee visive di Ballina sono parse come una sorta di autocompiacimento reiterativo e nostalgico del  proprio lavoro, senza però raggiungere la bella plasticità, per esempio, dell’anello del nibelungo. Qui sono parse alquanto problematiche le  piattaforme alquanto inclinate, difficoltese nel praticarle e nell’accesso, provocando  incidenti di scena.  A ciò si aggiunga  che risulta in parte fallito il concetto visivo  che vorrebbe  raccontare la storia come  una favola per bambini.
La direzione scenica di Enrique Singer racconta con coerenza e logica la trama e le azioni, ciò nonostante è parsa debole nella tenuta delle scene, sovente assai ampie,  con il risultato di apparire piuttosto monotona nei movimenti e priva di una visione interirore dei personaggi. ión. Nel ruolo della protagonista Il  soprano svedese Elisabet Strid ha dato vita a una  Rusalka dalla voce calda, bella, sicura e di tecnica notevole,  anche se non particolarmente dotata sul piano interpretativo.
Il tenore slovacco Ludovit Ludha, al contrario, è stato un Principe dalla voce bella, ma con poco spessore e con una tecnica poco ortodossa.  Di conseguenza è parso quanto mai fragile nei momenti di maggior veemenza della partitura e, spesso, la sontuosa  orchestrazione di Dvorak è stata soverchiante. Qualitativamente  migliori la prestazioni del basso russo Alexander Teliga (Vodnìk) e degli altri interpreti: Lucía Salas, Nieves Navarrese, Edurne Goyarzu (le tre Ondine); Celia Gómez (La Principessa straniera), Antonio Duque (Guardacaccia), Sandra Malika (lo sguattero), Néstor López (Il cacciatore)  e Belem Rodríguez ( Jezibaba), che completavano il cast. Si è comunque registrato anche in questi cantanti un certo distacco interpretativo. Una nota di freddezza che ha toccato anche la concertazione di Iván Anguélov, apparsa scarsamente vitale, poco attenta agli aspetti drammatici della partitura. Buone le prove  dell’Orchestra ed il Coro del Teatro di Belles Artes, questo ultimo, validamente preparato da Xavier Ribes. Foto per gentile concessione del Festival del Messico