Beverly Sills – Alti e bassi di una cantante emergente

Il 31 agosto 1953 Beverly Sills volò a San Francisco, dove l’avrebbe attesa un autista che l’avrebbe portata a casa di Gaetano Merola. Beverly attese per lungo tempo, ma quella auto non arrivò mai. Beverly provò a chiamare Merola diverse volte, ma la linea era sempre occupata, quindi si annotò il suo indirizzo e raggiunse la casa del maestro con svariati autobus.
Quando arrivò, la porta era aperta ed entrò. Tutt’attorno c’erano persone estremamente infelici. Beverly avanzò nella casa e vide Gaetano Merola – composto in una bara. Era morto la sera prima mentre dirigeva una recita di Madama Butterfly a Stern Grove. In seguito alla morte di Merola, Kurt Herbert Adler, fino ad allora direttore del coro del San Francisco Opera, fu nominato direttore artistico ad interim. Adler era molto nervoso a causa del suo nuovo ruolo e gridava e sbraitava di conseguenza. Le prove furono molto tese, ma Beverly si trovava a cantare con grandi star dell’opera che non permettevano che certe tensioni dessero loro fastidio.
Beverly imparò molto in quel periodo. Pur essendo una giovane e sconosciuta cantante, divideva il palco con cantanti famosi a livello internazionale – Licia Albanese, Jan Peerce, Giuseppe di Stefano e Nicola Rossi-Lemeni, che allora era il basso italiano più importante. Poteva osservare cantanti come Cesare Valletti e Giulietta Simionato, che furono entrambi molto gentili con lei. Prima che la madre la raggiungesse a San Francisco, Beverly si sentì molto sola e Italo Tajo, che interpretava Leporello in Don Giovanni ed era uno dei Leporello più famosi del suo tempo, si incaricò di rallegrare la ragazza e le insegnò molti impercettibili trucchi utili a dare più corposità ai personaggi.
Elena di Troia del Mefistofele di Boito è un bel ruolo con cui debuttare. Tutto ciò di cui si ha bisogno è un bel corpo, un petto sodo, un paio di Do acuti ed è fatta. Beverly stette lì sul palco, con la sua toga greca, cantò bene e ricevette delle menzioni positive. Ricevette maggiore attenzione dai critici quando impersonò Donna Elvira nel Don Giovanni di Mozart, un ruolo che può essere un vero trampolino di lancio per un soprano. Si preparò anche come sostituta di Dorothy Kirsten in La Traviata e cantò al suo posto durante una prova costumi quando la Kirsten dovette lasciare San Francisco per alcuni giorni per visitare il marito gravemente ammalato. In tutto, Beverly imparò circa una dozzina di ruoli durante la sua permanenza a San Francisco.
Una sera, una cantante del cast di Die Walküre non si presentò all’ultimo momento e Adler le chiese di sostiutirla. A Beverly andava bene: interpretò una delle otto Valchirie, vestita di una lunga veste, scudo, corazza e un elmo con le corna. Nella concitazione della preparazione, nessuno, inclusa Beverly stessa, si preoccupò di assicurarsi che l’elmo le calzasse bene. E infatti non le calzava. Mentre tutti sferragliavano sul palco prima dell’uscita finale, l’elmo di Beverly cadde e rotolò fino alla parte anteriore del palco. Beverly non era ancora la professionista consumata che le piaceva pensare di essere: invece di ignorare l’incidente, si precipitò a recuperare l’elmo e se lo rimise in testa. Il pubblico rise e poi le fece un applauso.
Quando scese dal palco Adler le disse: “Sills, sei ubriaca?” Beverly, che rimaneva una ragazza di Brooklyn nonostante ne fosse lontana, disse ad Adler di andare a morire ammazzato. Come conseguenza di quella risposta, Beverly non cantò con il San Francisco Opera per diciotto anni. Quando vi fece ritorno, nel 1971, la prima c osa che vide nel suo camerino fu quell’elmo riempito di orchidee, una bottiglia di vino e un biglietto di Adler che diceva “Bentornata a casa”. Dentro l’elmo, su di una cinghia c’era un nome sbiadito, SILLS. Beverly, in seguito, usò quell’elmo come vaso da fiori.
Tornò dalla California nel dicembre del 1953 e dopo poco più di una settimana il suo grande sostenitore Giuseppe Bamboschek della Philadelphia Opera Company la presentò a Carlo Vinti, uno dei primi uomini che comprese l’enorme potenziale della televisione per una programmazione di qualità. Vinti ebbe l’idea di un programma settimanale della durata di mezz’ora basato sulle arie migliori di diverse opere. La prima puntata di Opera Cameos andò in onda prima del Natale di quell’anno. Beverly cantò Thaïs, Tosca, Traviata e molti altri ruoli.
Quando Beverly cominciò ad apparire in televisione, Estelle Liebling sentì che era arrivato il momento che Beverly avesse un vero e proprio agente teatrale. Gerard e Marianne Semon erano due dei nomi migliori nel campo e decisero di rappresentarla su richiesta della Liebling. I Semon erano molto amici di Joseph Rosenstock, che era allora a capo del New York City Opera. Proprio come la Liebling, anche i Semon pensavano che Beverly fosse pronta per quel teatro. Poco prima di Natale, i Semon organizzarono un’audizione con Rosenstock.
I Semon accompagnarono Beverly per essere testimoni del grande evento. Beverly non era nervosa per l’audizione. Uscì sul palco a passo svelto e cantò l’aria di Violetta dal primo atto de La Traviata. Rosenstock non sembrò particolarmente impressionato da quell’esibizione. Si limitò a ringraziare e la cosa finì lì. I Semon erano convinti che Beverly avesse cantato molto bene, ma lei sapeva che non era così. Non si sentiva per la quale – chissà perché poi?! Non aveva cantato nel modo in cui sapeva di poter cantare e perciò non fu particolarmente delusa dall’esito dell’audizione. Era solo ansiosa di avere una seconda possibilità. Un paio di mesi più tardi, Rosenstock chiamò Marianne Semon per organizzare un’altra audizione. Il risultato fu lo stesso: niente ingaggio. Quell’anno, Beverly fece cinque audizioni per Rosenstock e dopo ciascuna di esse tutto ciò che Rosenstock diceva alla Semon era: “Bene, ti farò sapere.”
Proprio quando la cosa cominciava a far sentire Beverly terribilmente depressa, arrivò una chiamata da Georg Solti, che era il direttore musicale del Frankfurt Opera. Solti aveva diretto alcune opere per il San Francisco Opera l’anno prima ed era sul podio quando avvenne l’episodio dell’elmo. Solti fece lavorare duro Beverly: la fece provare molto e le fece imparare Marguerite, Micaela e Violetta in tedesco; nei primi anni ’50 tutte le opere presentate in Germania venivano cantate in tedesco. Solti le disse che voleva che Beverly cantasse a Francoforte e che le avrebbe inviato un biglietto aereo. E lo fece. Le inviò un biglietto di sola andata e le disse che avrebbe alloggiato al Frankfurterhof Hotel. Beverly credeva che fosse una pensioncina poco costosa, ma si sbagliava. Arrivò a Francoforte nel bel mezzo di una tempesta di neve e fu accolta in una bella suite. Ne fu molto impressionata e si recò immediatamente a teatro e chiese del Maestro Solti. All’epoca, Solti era un bell’uomo che aveva fama di essere un vero tombeur de femmes… Solti fu lieto di vederla – un pò troppo lieto. Disse che voleva sentire le arie di Beverly in tedesco e mentre la giovane stava in piedi vicino al piano con lui, Solti ci provò. Nel tentativo di farlo desistere, Beverly accidentalmente fece cadere il coperchio del pianoforte sulle dita del maestro. Corse fuori dal teatro e continuò a correre. Quando Beverly rientrò in hotel, realizzò che non aveva abbastanza soldi per un volo di ritorno. Aveva comunque una lettera di presentazione dei Semon a Rudolf Hartmann, che era a capo del Munich Opera.
In preda al panico, salì sul primo treno per Monaco, pensando di poter fare un’audizione per Hartmann e di poter guadagnare abbastanza denaro per tornare a New York. Sfortunatamente, durante il viaggio in treno, la ragazza sviluppò una laringite con febbre, ma ciò non le impedì di vedere Hatmann. Quando raccontò ad Hartmann ciò che le era successo a Monaco, Hatmann si mostrò così comprensivo che le comprò il biglietto di ritorno e l’accompagnò personalmente con l’auto in aeroporto. Beverly pianse molto durante il volo. Più tardi gli avrebbe restituito il denaro del biglietto. Una volta tornata in America, l’aspettava un’ulteriore umiliazione inflitta da Rosenstock. Dopo gli ultimi due rifiuti del 1954, Beverly sostenne altre due inutili audizioni con Rosenstock ai primi del 1955. Cominciava ad essere veramente inquieta. Se non voleva ingaggiarla, perché continuava a volerla sentire?
Nella primavera del 1955, tuttavia, Rosenstock chiamò di nuovo Marianne Semon per organizzare l’ennesima audizione. La Semon conosceva lo stato d’animo di Beverly e disse a Rosenstock: “Mi spiace, ma prima che permetta che Beverly canti ancora per te mi devi spiegare perché non la ingaggi mai.”
Rosenstock le rispose che pensava che Beverly avesse una voce fenomenale, ma che mancasse di personalità. Niente personalità? Bene, pensò Beverly. Durante le precedenti audizioni, la ragazza voleva che Rosenstock percepisse la sua serietà come cantante, perciò si era sempre vestita in maniera molto sobria. Fu così che decise di passare dagli scamiciati e le maglie a collo alto ad uno scamiciato senza maglia sotto, con calze a rete nere e un paio di scarpe col tacco altissime. Se durante le precedenti audizioni si era raccolta i capelli in uno chignon, questa voltali lasciò sciolti e lunghi fino alle spalle.
Quando si presentò sul palco quel giorno, Rosenstock si rivolse direttamente a lei per la prima volta. Percorse il corridoio e col suo spiccato accento tedesco disse: “Benne, benne, fediamo cosa abbiamo qvi?” Beverly gli disse che aveva ormai cantato per lui il suo intero repertorio e che stava per cantare un’aria nuova, che non faceva parte del suo repertorio. Rosenstock scoppiò a ridere e le chiese: “Qvindi cosa canterrà?” Beverly rispose con finto accento tedesco che avrebbe cantato un’aria dall’Andrea Chenier, “La mamma morta”. Va subito detto che tale aria è un’aria adatta a cantanti con voci importanti, da soprano drammatico. Al tempo, quando aveva 25 anni, Beverly aveva una voce leggera, acuta, da soprano di coloratura. Decisamente una scelta sbagliata, ma era molto arrabbiata e voleva che lui lo sapesse. E lo seppe. Sorpresa delle sorprese, dopo aver cantato l’aria, Rosenstock le disse: “Fa benne, fenga su in ufficio, Seals” (sbagliando clamorosamente il nome).
Beverly firmò un contratto per un’esibizione al New York City Opera per un’esibizione nel ruolo di Rosalinda in Die Fledermaus e come sostituta di Phyllis Curtin e Jean Fenn per altre due opere che sarebbero andate in scena quell’autunno. Fu un risultato raggiunto faticosamente e Beverly non si sentì tanto euforica quanto piuttosto sollevata.

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