Trieste, Teatro Verdi:”Lucia di Lammermoor”

Trieste, Teatro Verdi, Stagione Lirica 2010/ 2o11
“LUCIA DI LAMMERMOOR”

Dramma Tragico in tre atti su libretto di Salvatore Cammarano, dal romanzo The Bride of Lammermoor di Walter Scott.
Musica di Gaetano Donizetti
Lucia Ashton PAOLA CIGNA
Edgardo di Ravenswood JEAN FRANCOIS BORRAS
Enrico Asthon MARCIN BRONIKOWSKI
Raimondo Bidebent DARIO RUSSO
Lord Arturo Bucklaw GIANLUCA BOCCHINO
Alisa ANNIKA KASCHENZ
Normano FRANCESCO PICCOLI
Coro e  Orchestra del Teatro Verdi di Trieste.
Direttore Julian Kovatchev
Maestro del Coro Alessandro Zuppardo
Regia Giulio Ciabatti
Scene Pier Paolo Bisleri
Costumi Giuseppe Palella
Luci Nino Napoletano
Nuovo allestimento in coproduzione con Fondazione Arena di Verona.
Trieste, 12 giugno 2011
Bene, Molto Bene! Affermiamo che, senza ombra di dubbio, la direzione della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, non poteva creare uno spettacolo migliore di questo, ultimo della stagione invernale di opera e balletto, per lasciare un bel ricordo, e il desiderio di riabbonarsi, al proprio pubblico.
Indubbiamente “Lucia di Lammermoor” è un titolo che funziona: è una splendida partitura, degna rappresentante del Belcanto italiano, quarto successo del compositore Gaetano Donizetti. Fu composta in soli 36 giorni ed è vero che, quando le idee sono chiare e c’è il talento, per fare un capolavoro non serve molto tempo o troppe riscritture!
Il team artistico cui è affidata questa versione triestina ambienta il dramma “in una bruma fitta, …una condensa pesante in cui immagina vagare un branco di uomini come fantasmi nella nebbia, … Una fanciulla compare sul sentiero che taglia la radura, ferita antica di ragioni e di odi che assegnavano un confine lì dove ora si mischiano fango e neve e foglie marce… E di lì è passata, forse passa e ancora passerà la sua storia…. ” Una storia di “leggi violate… sangue da esigere.”
E gli riesce molto bene: già entrando in sala, al posto del sipario rosso, troviamo un tulle nero che ci proietta immediatamente in un luogo tetro che, al suo alzarsi, viene confermato dal bellissimo fondale di nubi squarciate che, nel corso dello spettacolo, si illumina grazie ad una luna incombente. Le inquietanti scenografie sono firmate da Pier Paolo Bisleri mentre la regia molto tradizionale, e fedele alle note dello spartito, è di Giulio Ciabatti. Ciabatti, invero, costruisce una commovente e toccante scena della pazzia per la Lucia di Paola Cigna, in totale stato di grazia. Una Lucia da manuale di belcanto, degna dei grandi palcoscenici: ispirata e talmente compresa nel ruolo da risultare veramente credibile, bravissima…c’è un solo problema: ha trovato sulla sua strada un tenore, un vero tenore, capace di rispondere a tono a tutte le sue abilità tecniche. Anche lui perfettamente calato, e credibile, nel ruolo di Sir Edgardo di Ravenswood: si chiama Jean François Borras e ne sentiremo parlare, se non esagererà nella scelta del repertorio futuro. Bravo!
Accanto a loro, troviamo un brillante Marcin Bronikovski nel ruolo di Lord Enrico Ashton: voce salda, forte, buona presenza scenica ed un poderoso Dario Russo nel ruolo di Raimondo Bidebend: un basso di gran levatura (vogliate perdonare il gioco di parole).
Degno di nota il bellissimo e raffinato disegno luci di Nino Napolitano, capace di dare vita alla morte, risalto all’oscuro e di sottolineare i passaggi più drammatici dell’opera; una menzione speciale per gli splendidi, curati, elegantissimi costumi di Giuseppe Palella, ricchi di dettagli, di ricami preziosi, di amore per una sartorialità pregiata che sembra ormai dimenticata…
Il coro diretto dal Maestro Alessandro Zuppardo da ottima prova anche se, talvolta, viene sopraffatto da un’orchestra troppo dominante ma…come suona! Veramente bene, sotto la bacchetta amica del Maestro Julian Kovatchev che ha diretto già numerose produzioni del lirico triestino. Non possiamo non citare la maestria, la delicatezza e la precisione tecnica del primo flauto, Walter Zampiron,  che duetta meravigliosamente con la Signora Cigna nella  “Pazzia” e la dolcezza, accompagnata, da tecnica fermezza dell’arpa della di  Marina Pecchiar nell’introduzione all’ingresso di Lucia nel  primo atto. Insomma, veramente una degna chiusura di stagione! Sala esaurita e osannante. Si replica fino a sabato 18 giugno. Foto Fabio Parenzan

 

 

 

 

 

 

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