Intervista a Pier Luigi Pizzi

Lo Sferisterio Opera Festival, manifestazione artistica conosciuta e amata dai melomani di tutto il mondo, si svolge a Macerata nelle Marche dal 22 luglio all’11 agosto, nella suggestiva cornice dello Sferisterio e del Teatro Lauro Rossi, con opere, recital e appuntamenti inseriti nel cartellone della 47esima Stagione Lirica di tradizione della città d’arte marchigiana, promosso ed organizzato dall’Associazione Arena Sferisterio, costituita dal Comune di Macerata e dalla Provincia di Macerata, sotto la direzione artistica del Maestro Pier Luigi Pizzi che ha trasformato la storica rassegna estiva in un festival, giunto quest’anno alla sua sesta edizione. Libertà e destino è il tema dell’edizione 2011.

Maestro, innanzitutto, seppur in ritardo tantissimi auguri per il suo recentissimo compleanno… so che lo ha festeggiato a Firenze sul palcoscenico in occasione del suo allestimento dell’”Incoronazione di Poppea”… credo che non ci sia luogo per lei migliore, vero?
Grazie, si, è stato un momento molto intenso e oserei dire assai commovente. Tutto il cast e l’orchestra e l’amministrazione tutta del Maggio mi ha festeggiato in modo molto affettuoso. Mi ha veramente commosso.
Ho avuto il piacere di sfogliare il libro di Pierfrancesco Giannangeli  edito da Titivillus “La creazione impaziente” che  ripercorre la sua lunghissima e feconda storia nel teatro di prosa…
E’ un libro che mi dicono sta avendo un grande successo e che ha incontrato un largo consenso. Lo abbiamo presentato proprio a Firenze in occasione dell’ “Incoronazione di Poppea” e adesso lo presenteremo a Macerata ed abbiamo programmato tutta una serie di altri incontri per far conoscere questo libro, che a mio avviso è un libro assai interessante e denso di notizie e corredato da molte immagini che aiutano a comprendere meglio il senso del volumetto. E’ dedicato alla mia attività nel teatro di Prosa che effettivamente è stata meno oggetto di considerazione. E’ un excursus della mia carriera, che parte dai  miei esordi, fatta di incontri importanti, intensi ed assai particolari legati ai grandi nomi del teatro di prosa del tempo e meritava forse una particolare attenzione. E’un libro che, ammetto, amo particolarmente.
Quanto è stato possibile, oggi ed anche nel passato, contaminare il palcoscenico lirico con gli elementi del teatro di Prosa?
Non c’è dubbio che per me l’attività lirica e quella di prosa sono due modi di fare teatro che hanno sempre interagito  e questo l’ho sperimentato sin da subito da scenografo, prima di diventare regista. Ho militato sempre nei due campi in modo credo abbastanza alternativo e naturalmente ho portato le mie esperienze in un campo e nell’altro rispettivamente. Quando è poi nata la mia vocazione registica nel campo lirico, che mi ha messo di fronte ad esperienze più importanti ed impegnative, ho sempre tenuto conto di quello che avevo imparato nel teatro di prosa. Vede ,in  definitiva sempre di teatro si tratta. In fine dei conti non c’è una grandissima differenza tra teatro di prosa e lirico se non la musica evidentemente che semmai è un elemento di aiuto che supporta l’impianto registico in maniera importante.
Quanto questa nuova generazione di cantanti è ricettiva e duttile alle contaminazioni di genere sul palcoscenico?
Io direi moltissimo. Soprattutto nelle nuove generazioni di cantanti c’è un fortissimo desiderio di porre la giusta  attenzione anche  alla parte scenica oltre che a quella vocale  interpretando  i propri ruoli in modo completo attraverso, per esempio, la gestualità che è spesso molto seguita e curata. Io ho trovato assai spesso in questa generazione di cantanti grandissima diponibilità verso questi dettagli rispetto al passato. Anche qui la contaminazione tra attore di prosa e cantante lirico sta procedendo verso interessanti sviluppi e credo che tutto questo giovi assolutamente alla rappresentazione scenica ed alla comprensione da parte del pubblico.
Quanto è difficile rinnovarsi  artisticamente senza mai ripetersi, rimanendo sempre coerenti alla propria ispirazione? Diciamo che dall’esterno quello che da molti viene definito uno stile in qualche modo riconoscibile, una sorta di matrice è in verità il frutto di una fusione  di aspetti sempre via via diversi. C’è sempre da parte mia la volontà, l’impegno ad un continuo rinnovamento. Certo che le cose che facevo dieci anni fa sono assai diverse rispetto a quelle che faccio oggi. C’è un processo di espoliazione, la volontà di arrivare all’essenza delle cose senza perdersi in inutili compiacimenti decorativi. C’è una tendenza a dare più sostanza ai propri progetti artistici e questo ovviamente contribuisce a dare un’immagine che si rinnova e che però non perde di vista quelle che sono gli aspetti che nel tempo hanno definito un certo stile.
Possiamo parlare, dunque, di “Ispirazione”?
Ma certo, l’ispirazione è indubbiamente  il primo passo per l’avvio di un progetto che poi deve anche passare attraverso il filtro delle riflessioni che nascono successivamente e che portano tutte alla realizzazione di un certo risultato che si vuole non sia ripetitivo, ma che anzi sia ogni volta diverso e che sappia aggiungere sempre quel qualcosa in più a questo processo evolutivo.
Lei è indubbiamente un’artista a tutto tondo: costumista, scenografo e regista… non sente mai il peso di tanta eccellenza?
Vede, questa è in verità la mia natura. Si tende sempre a dare il meglio di sé stessi perché riconosco in me  una sorta di  perfezionismo che io ho imparato lavorando coi grandi e che poi ho fatto mio e che esige da me un impegno totale e sempre all’altezza delle cose che si fanno. Questo non significa che i risultati debbano essere sempre di assoluta eccellenza, ma dentro ad ogni impegno c’è sempre una volontà precisa di qualità. Io alla qualità non rinuncio mai. Anche nelle vesti di direttore artistico del Festival Sferisterio di Macerata mi sono trovato spesso in difficoltà per ragioni di “budget”, come tutti i teatri in questi ultimi tempi, però non ne ho mai fatto un dramma  ed ho cercato sempre di oltrepassare questi ostacoli senza rinunciare mai alla qualità che ripeto per me è indiscutibile ,imprescindibile. Semmai ho cercato di adattare lo stile ad una linea di austerità che i tempi impongono. E’ sempre stata questa però una scelta consapevole e voluta, mai un’imposizione. Non ho mai pensato per un secondo di essere sacrificato nelle mie scelte.
Eduardo De Filippo asseriva che per fare del buon teatro bisognava rendere la vita difficile all’attore. Vale  la stessa cosa secondo lei anche nel mondo della lirica?
Ahahah… ognuno ha un suo  metodo e noi rendiamo la vita assai difficile non solo agli attori ed ai cantanti, ma anche  a tutti i collaboratori del teatro perché esigendo il massimo si chiede ad ognuno il massimo e grande impegno. Tutto questo significa spesso mettere in difficoltà le persone a cui noi chiediamo questo sacrificio, però credo che tutto questo alla fine sia per tutti largamente ripagato quando il risultato raggiunge un livello alto.
Io so anche per certo che Lei sa anche ripagare e riconoscere pubblicamente tanti sacrifici e dedizione…
Questo è vero: sono sempre molto consapevole dal lavoro di tutti per la realizzazione di uno spettacolo e dei sacrifici che domando alle persone ed in qualche modo, al di là di una certa mia durezza caratteriale, c’è sempre un fortissimo senso di riconoscenza per tutto quello che attraverso me gli artisti ed i collaboratori tutti danno al progetto.
Tema di questa edizione dello  Sferisterio è “Libertà e Destino”: nella sua vita professionale, libertà e destino hanno giocato un ruolo predominante?
Io credo che abbiano giocato un ruolo importantissimo, come nella vita di tutti ed in modo diverso. Ognuno possiede  questo grandissimo dono che è la libertà intesa anche come libero arbitrio, la possibilità cioè di scegliere le cose, ma è evidente che anche se spesso si dice che “Ognuno è artefice del proprio destino” e con il destino dobbiamo fare i conti alla fine. Non c’è dubbio che una certa casualità abbia giocato a favore o contro certe mie scelte, ma è anche vero che non bisogna mai essere rinunciatari. Bisogna cercare di avere dalla propria parte le carte migliori da giocare, anche se sappiamo che sarà poi ancora una volta il destino a giocare l’ultima carta.
Lo spettacolo che in questi giorni sta allestendo, “Un ballo in Maschera”, è per molti aspetti  una sua ripresa di quello debuttato a Palermo. Quanto differirà rispetto all’allestimento già visto?
In verità, questo spettacolo aveva già un precedente: all’Expò di Piacenza, dove veramente è nato, all’interno di un luogo che definirei “anomalo” non in un vero teatro. L’origine è quella di uno spettacolo a scena centrale e praticamente privo di una vera e propria scenografia. Trasportato al Teatro Massimo di Palermo ha avuto un’ambientazione particolare perché cercando di ritrovare le stesse condizioni, ho posto il  pubblico sul palcoscenico in modo da non tradire l’origine dell’allestimento. Portandolo poi allo Sferisterio di Macerata sono andato ancora oltre a questa concezione ,ponendo attorno all’azione scenica un pubblico che in questo caso è formato dal coro che interagisce coi protagonisti nei momenti in cui viene chiamato in causa.
Il Maestro Pierluigi Pizzi come trascorre il suo tempo libero? Non mi dica che è sempre costantemente proiettato sui futuri allestimenti…
Io in fin dei conti sono un grande lavoratore e lo ritengo un grande vantaggio per me perché il lavoro mi regala  un totale appagamento ed è tutto quello che posso mai desiderare. E’ attarverso il mio lavoro che io coltivo  le mie altre passioni: i viaggi, le visite ai musei, la passione per la arti figurative di cui sono anche  diventato collezionista. Tutto questo è comunque legato alla mia attività lavorativa e ne fa parte integrante, tanto che parte del mio tempo libero lo dedico all’allestimento di mostre e di musei e tutto questo mi permette di  stare in contatto con il mondo che amo di più, il mondo dell’arte in genere. In definitiva questo tempo libero non mi fa desiderare di avere quelle che si definiscono “vacanze” nel senso più tradizionale del termine come quello di  stare a guardare il cielo sdraiati sulla spiaggia…questo mi ha sempre annoiato molto. Considero le mie vacanze l’allestimento per esempio di una mostra che mi da l’opportunità di stare a contatto diretto con gli oggetti d’arte che amo.
La differenza insomma tra quello che si definisce oggi “Relax” e l’ “Otium”…
Si è assolutamente così. Quando si sta facendo un lavoro che si ama, per quanto questo possa portare dei sacrifici, è già come essere in una perpetua vacanza. In fin dei conti posso dire di aver lavorato sodo, ma considerandomi perpetuamente in vacanza.
Se potesse avere come per magia la possibilità di passeggiare con se stesso, ma da bambino, mano per la mano, cosa gli racconterebbe del futuro che dovrà affrontare?
Io gli consiglierei di abituarsi a guardare in faccia il futuro sin da subito e di fare delle scelte rapide, quello di dedicarsi sin da subito ed interamente a quello che si intende realizzare senza perdere tempo e senza divagare. Trovo che spesso i giovani perdono molto tempo divagando e non si concentrano totalmente su una vera scelta; ne considerano a volte troppe e  questo crea una dispersione nel tracciare il proprio futuro. Questo è quello che io consiglierei chiaramente da un  punto di visto lavorativo. Nel campo personale  è molto difficile invece dare dei consigli: ognuno deve seguire le proprie inclinazioni e riconoscere i propri talenti. Io in questo sono sempre stato sin da giovanissimo assai lungimirante.
Se avesse la possibilità di intervistarsi, cosa mai chiederebbe a se stesso?
Ognuno di noi si intervista continuamente. Dietro ad ogni decisione c’è un pensiero, una riflessione e tutto questo significa un colloquio intimo con se stessi che è continuo e che dura tutta la vita.
Se si sa cosa chiedersi si sa anche cosa non domandare a se stessi, Maestro?
Questo nascondersi non mi piace  e non mi appartiene. Io credo che ogni realtà vada affrontata senza eccessive ansie e senza eccessive paure .Anzi proprio i problemi stessi quando affrontati con coraggio aiutano a trovare più rapidamente le soluzioni ed in modo più chiaro. Nascondersi a se stessi non è per me possibile e non serve assolutamente a niente.

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