Macerata Opera Festival:”Rigoletto”

Macerata, Sferisterio Opera Festival 2011
“RIGOLETTO”

Melodramma in tre atti su libretto di Francesco Maria Piave
Musica di Giuseppe Verdi
Rigoletto GIOVANNI MEONI
Gilda DESIREE RANCATORE
Il duca di Mantova ISMAEL JORDI
Il Conte di Monterone, Sparafucile ALBERTO ROTA
La Contessa di Ceprano, Maddalena TIZIANA CARRARO
Giovanna ANNUNZIATA VESTRI
Marullo LUCIO MAUTI
Matteo Borsa ENRICO COSSUTTA
Il conte di Ceprano WILLIAM CORRO’
Un usciere ANTONIO BARBAGALLO
Il paggio della duchessa SILVIA GIANNETTO
Fondazione Orchestra Regionale delle Marche
Coro Lirico Marchigiano “V. Bellini”
Complesso di palcoscenico: Banda “Salvadei”
Direttore Andrea Battistoni
Maestro del Coro David Crescenzi
Regia, scene  e costumi Massimo Gasparon
Luci Sergio Rossi
Nuovo allestimento
Macerata, 23 luglio 2011
Secondo appuntamento per la stagione lirica maceratese e secondo titolo verdiano di tradizione con “Rigoletto” in scena presso l’Arena Sferisterio. Rigoletto è tra i titoli quello più facilmente comprensibile nel tema che quest’anno è stato dato alla stagione lirica: “Destino e Libertà”. L’infelice deforme infatti compiendo il peccato di superbia decide di punire il suo signore per l’affronto avuto non accettando per se stesso e per la figlia la logica di classe che lo relega ad umile servo. Rifiuta il suo destino, avendone comunque per libero arbitrio libertà, ma pagherà amare conseguenze per aver creduto di avere un fato diverso da quello già segnato e pagherà per aver avuto di se stesso un’idea assolutamente diversa da quella reale. Questo in fin dei conti il filo narrativo che lega  la  regia, i costumi e le scene di Massimo Gasparon.
Il regista veneziano decide di ambientare l’intera vicenda in una festosa, ma ideale, Venezia di metà Ottocento (esattamente nel luogo dove l’opera andò in scena per la prima volta e nel medesimo periodo cioè nel 1851) durante un festoso carnevale dove i costumi ‘500entischi dei coristi e delle comparse (presi in prestito al Pizzi del Bianca e Falliero di Rossini del ROF, 1989)   si inseriscono come maschera nella  maschera. Il palazzo del duca è ricco di stucchi, sfarzoso ed al centro di due arcate campeggiano due meravigliosi riproduzioni di pitture del Tiepolo (Il primo sulla sinistra l’affresco “Apollo e i quattro Continenti” ad oggi visibile nello Scalone d’onore della residenza di Würzburg ed il secondo sulla destra “Il Tempo scopre la Verità” custodito presso il Museo Civico di Vicenza… in verità neppure uno dei due propriamente veneziano ahimè). Ed ecco che una pedana girevole poi ci mostra l’ingresso della dimora del protagonista: una porticina modesta e piccola in confronto all’adiacente portale della ricca magione dei Ceprano. E gira ancora e l’interno della casa di Gilda è su due livelli così come la magione di Maddalena e Sparafucile: la prima interamente  in legno dalle sfumature calde ed accoglienti come l’interno di un cofanetto d’epoca, la seconda buia, in mattoni grezzi ed anneriti dal delitto e dalla miseria. E nel suo girare, grazie ai suggerimenti coreografici di Roberto Maria Pizzuto, i coristi e le comparse si rincorrono, si mescolano, interagiscono rendendo assolutamente tutto l’impianto scorrevole e di buon gusto.
Per quanto riguarda poi i costumi quello che immediatamente salta all’occhio è ancora il riferimento al Tiepolo. Rigoletto già nel prologo  si traveste da Pulcinella e sappiamo già che nel XVIII secolo il noto pittore veneziano  rappresentò i suoi famosi “Pulcinelli acrobati” che tanto incuriosirono e piacquero ai suoi contemporanei. La  veste bianca, il naso adunco, la maschera nella sua forma più nota e anche l’aspetto intimo del protagonista che è schiavo di un mondo edonistico, superficiale e di squallida ignoranza. Gilda invece è una povera ed ingenua ragazza innamorata e veste abiti da favola, turchesi e vaporosi quasi una cenerentola disneyana, ma dall’epilogo assai diverso. Ad incorniciare questo “quadro” le bellissime luci di Sergio Rossi, attente, efficaci ed assolutamente coerenti alla vicenda.
Dopo una pioggia scrosciante che ha minato l’esecuzione al primo atto e dopo un’ora e mezzo di ritardo, finalmente lo spettacolo ha il suo effettivo inizio e abbiamo così potuto apprezzare il talento del giovanissimo Andrea Battistoni a capo dell’Orchestra Regionale delle Marche. Battistoni ha saputo regalare al pubblico una lettura del Rigoletto imprimendo un taglio di grande impatto drammatico ma,  per contrasto, altrettanto attenta alle sfumature più malinconiche e dolenti, ci è parsa in particolare evidenza la solitaria desolazione del protagonista affidato a Giovanni Meoni. Un Rigoletto assolutamente apprezzabile. La voce è timbricamente rilevante, così come la linea di canto che, a onor del vero avrebbe anche potuto essere più attenta ai colori. Sicuramente in accordo con Battistoni, Meoni ha scelto per una lettura rigorosamente “filogica” che si può condividere ma suona “strana” se applicata al solo baritono.
Dèsirée Rancatore era Gilda. Il ritorno a Macerata del celebre soprano palermitano era fortemente atteso in Arena, salutato al suo apparire  in scena da applausi. La sua  voce nel tempo si è evoluta: i centri e le note gravi sono assolutamente più corpose, in modo naturale?  Sembrerebbe proprio di no,  visto che certe sonorità appaiono piuttosto artificiose e pompate.  Le agilità sono incerte e gli acuti alquanto sbiancati. Sicuramente la serata difficoltosa ha pesato sulla resa della cantante che è pur sempre di un’artista di grande spessore,  dalle non comuni capacità vocali ed interpretative. Confidiamo di poterla ascoltare nuovamente  in una situazione più adeguata alla sua meritata fama.
Il duca di Mantova era  Ismael Jordi. Il tenore spagnolo ha assolutamente la presenza scenica di un giovane ed aitante Duca di Mantova, ma si ferma lì.  E’ indubbiamente un bell’uomo, ma sul  piano interpretativo è rigido e impacciato. I suoi approcci “sessuali” con Maddalena, sfiorano il ridicolo. In compenso, almeno sul piano vocale, il suo è stato un Duca  di bella voce, anche se non particolarmente adatta per gli spazi all’aperto, ma comunque omogenea,  ben timbrata e facile negli acuti, ben proiettata e dal timbro assolutamente gradevole. Quello che forse è mancata è stata l’interpretazione. Sul palco abbiamo visto più il cantante che l’interprete.  Il mezzosoprano Tiziana Carraro, possiede una voce calda ed espressiva, pur con qualche imprecisione, è stata una Maddalena  audace e seducente. Alberto Rota, nel doppio ruolo di Monterone e Sparafucile, pur con qualche affanno ha portato a termine la serata senza particolari cedimenti e con una presenza scenica convincente. Giovanna era Annunziata Vestri, Marullo era Lucio Mauti, Matteo Borsa era Enrico Cossutta, Il conte di Ceprano era William Corrò, Un usciere di corte era Antonio Barbagallo ed Un paggio della Duchessa era Silvia Giannetti. Ottimo il coro “Vincenzo Bellini” diretto dall’attento maestro David Crescenzi. Pubblico stanco e provato dal freddo e dall’attesa, ma assolutamente generoso di applausi,  in particolare nei confronti di Andrea  Battistoni e di Dèsirée Rancatore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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