Torre del Lago, 57° Festival Puccini: “Madama Butterfly”

Torre del Lago, 57° Festival Puccini 2011, Gran Teatro all’Aperto
“MADAMA BUTTERFLY”
Tragedia giapponese in tre atti su Libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa
dal racconto di John Luther Long e dal dramma di David Belasco
Musica di Giacomo Puccini
Cio Cio San SAKIKO NINOMIYA
Suzuki MARIELLA GUARNERA
Kate Pinkerton ALESSANDRA MEOZZI
B.F.Pinkerton MASSIMILIANO PISAPIA
Sharpless SERGIO BOLOGNA
Goro JUN TAKAHASHI
Zio Bonzo CHOI SEUNG PIL
Il Principe Yamadori VEIO TORCIGLIANI
Il Commissario Imperiale DANIELE PISCOPO
L’ufficiale del registro CLAUDIO MINARDI
Orchestra e Coro del Festival Puccini
Direttore Valerio Galli
Regia Takao Okamura
Scene Naoji Kawaguci
Costumi Yasuhiro Ciji
Torre del Lago, 11 agosto 2011

In un 2011 infausto per il Giappone, colpito dal terribile tzunami, il 57° Festival Puccini di Torre del Lago rende omaggio a questa terra lontana e ricca di fascino andando a scavare nelle origini del dramma giapponese per antonomasia e affiancando in cartellone una Madama Butterfly “filologica” coprodotta con la nipponica NPO alla Madame Butterfly di David Belasco che ne fu la fonte letteraria. Il regista giapponese Takao Okamura ha letteralmente passato al setaccio il libretto di Giacosa ed Illica in cerca di tutte le incongruenze, imprecisioni ed immagini da cartolina, correggendole dove possibile. Esempio eclatante ne è lo stralcio del testo dell’aria “Che tua madre” nella quale Butterfly si immagina tornare alla professione di geisha esibendosi per le strade di Nagasaki – comportamento inaccettabile per la tradizione nipponica. Si recuperano invece le parole della prima versione bresciana: …ed alle impietosite genti, ballando dei suoi canti a suono gridando: Udite, udite…la bellissima canzon delle ottocentomila divinità vestite di splendore e passerà una fila di guerrieri con l’imperatore cui dirò: Sommo Duce ferma i tuoi servi e sostate a guardar quest’occhi ove luce dal cielo azzurro onde ascendesti appar…e allor fermato il piè…l’imperatore d’ogni grazia degno forse farà di te il principe più bello del suo Regno.
Okamura si è adoperato ad imprimere autenticità alla sua Butterfly recuperando il rigido cerimoniale giapponese e scritturando delle vere maiko, le apprendiste geishe, per accompagnare il corteo nuziale con la tradizionale danza dei ventagli. Bellissimi i costumi di Yasushiro Chiji, fra i più quotati stilisti di kimono odierni, che contrappone ai vividi blu elettrico, verde smeraldo e giallo oro dei kimoni del coro le tinte rosa antico e tabacco degli abiti di foggia occidentale degli ospiti alle nozze. Prezioso il kimono nuziale di Cio Cio San finemente ricamato e luccicante. Lo scenografo Naoji Kawaguci costruisce la casetta di Butterfly attorno ad un albero di Sakura le cui fronde fiorite ondeggiano nel vento con effetto davvero realistico e suggestivo. Tutt’intorno un accurato giardino giapponese con tanto di lanterne in pietra ed offerte votive di Sake. In tanto realismo stonano solo le quinte raffiguranti alberi bidimensionali e fortemente stilizzati. Il tradizionale Shoji si presta a giochi di ombre attraverso i quali prendono corpo gli incubi e le speranze di Butterfly. Il risultato finale se pur di grande impatto visivo oltre che di pregio storico ed interesse culturale finisce per spersonalizzare questa Butterfly smorzando l’afflato struggente e la passionalità proprie della scrittura pucciniana, con un risultato tiepido e poco coinvolgente.
Sotto il profilo musicale l’Orchestra del Festival Puccini ha risposto senza sbavature alla direzione talvolta incoerente di Valerio Galli caratterizzata da tempi eccessivamente rilassati che accrescono la dispersione sonora dell’anfiteatro. L’intonazione non sempre ottimale del Coro del Festival ha penalizzato il finale del coro muto.
Nell’acustica poverissima del Gran Teatro Puccini riesce a spiccare Massimiliano Pisapia che canta con voce franca e dizione cristallina. L’artista rende alla perfezione il carattere disinvolto e sfrontato di Pinkerton con accenti volutamente grezzi e s’impone sulla scena da vero protagonista mettendo in secondo piano la Cio Cio San di Sakiko Ninomiya. Quest’ultima, dotata di voce fresca e piena sugli acuti (anche se evita do# finale della prima aria) appare a proprio agio nella tessitura, la sua Butterfly prende corpo poco a poco col procedere dell’opera ma non arriva ad essere travolgente. Buono l’equilibrio fra le voci dei due interpreti nel lungo duetto del primo atto. Sergio Bologna asseconda la visione del regista di uno Sharpless macchiettistico che rotola per terra quando prova a sedersi come i giapponesi. Nella difficile acustica la voce risulta a tratti opaca. Suzuki che in questa edizione segue il destino di Cio Cio San compiendo il rito dell’harakiri, è Mariella Guarnera alla quale si può solo obiettare una certa tendenza a cantare sulla E. Jun Takahashi è un Goro abbigliato all’occidentale bravissimo caratterista e corretto vocalmente. Giustamente autorevole e concitato lo Zio Bonzo di Choi Seung Pil. Il Principe Yamadori di Veio Torcigliani è volutamente grottesco e degno di un manga. Buone le prestazioni degli interpreti di contorno.

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