Verona, 89° Festival 2011: “La Bohème”

Fondazione Arena di Verona – 89° Festival 2011
“LA BOHÈME
Scene liriche in quattro quadri su libretto di Giuseppe Giacosa
e Luigi Illica, dal romanzo Scènes de la vie de bohème di Henri Murger
Musica di Giacomo Puccini
Rodolfo
MARCELO ÁLVAREZ
Schaunard VINCENZO TAORMINA
Benoît ANDREA MASTRONI
Mimì FIORENZA CEDOLINS
Marcello LUCA SALSI
Colline DEYAN VATCHKOV
Alcindoro ANGELO NARDINOCCHI
Musetta NATALYA KRAEVSKY
Parpignol CARLO BOSI
Sergente dei doganieri VICTOR GARCIA SIERRA
Un doganiere MANRICO SIGNORINI
Coro e Orchestra dell’Arena di Verona
Direttore John Neschling
Regista Arnaud Bernard
Scene e costumi William Orlandi
Verona, 19 agosto 2011

Manon che spira nelle Americhe, Thaïs che sviene nel deserto, Mireille che arranca sotto il sole cocente della Crau… questo ci saremmo aspettati di vedere in scena la sera del 19 agosto all’Arena di Verona, considerato il clima veramente caustico… un’antologia di famosissime scene operistiche in linea con la temperatura! La magia del teatro ci ha invece portato ad una delle vigilie di Natale più celebri dell’intera storia del teatro: quella de La Bohème. E, per quanto riguarda l’aspetto puramente teatrale, la magia può considerarsi riuscita a tutti gli effetti. Lo spettacolo che vede la regia di Arnaud Bernard e le scene e i costumi di William Orlandi è delizioso, riuscendo a cogliere il lirismo della partitura pucciniana senza trascurare la spettacolarità richiesta e attesa dagli allestimenti areniani. I quattro quadri sono strutturalmente semplici, connotati da pochi ma essenziali oggetti scenici inseriti a loro volta in una scena che coniuga una dimensione astratta, quasi onirica, al colore che più caratterizza l’inverno: il bianco. Così ci viene presentato il primo quadro, cui forse fa difetto la monocromia  degli arredi, anch’essi bianchi: un disegno luci più caldo e intimista avrebbe senz’altro contribuito a creare un vero clima di goliardia e una  famigliarità più contenuta. Il quadro secondo è semplicemente bello. L’ipercinetismo del Quartiere Latino si arresta in un gigantesco fermo immagine collettivo durante l’arrivo del giocattolaio Parpignol: un evento così prezioso e di richiamo da richiedere l’arte del dagherrotipista per essere immortalato.  Sfarzosa l’esecuzione del valzer della vezzosa Musetta sul lungo bancone del Caffè Momus così come la spettacolare pioggia di coriandoli che chiude il quadro. Una malinconica carrozza tranviaria e l’incalzare mattutino delle bicilette delle lattivendole caratterizzano la Barriera d’Enfer, mentre la morte di Mimì ci riporta ciclicamente alla solitaria soffitta dei giovani squattrinati, questa volta circoscritta da un’illuminazione più azzeccata. I costumi, sempre a firma Orlandi, sono di bella fattura, lineari nel disegno senza prescindere da una precisa caratterizzazione dei personaggi.
Ritorno sulla scena areniana per Fiorenza Cedolins, questa volta nei panni di Mimì. L’esibizione del soprano friulano ci è parsa in crescendo: sottotono i primi i primi due quadri dove ha mostrato la solita emissione artefatta in coincidenza con le vocali “e” ed “o”. Le parole chiave della fioraia Mimì sono “poesia”, “fiore”… insomma, quanto di meno manierato e più naturale ci si possa attendere. Agli ultimi due quadri ha invece mostrato suoni molto più morbidi e raccolti e belle intenzioni musicali: molto ben riuscita la resa di Donde lieta uscì, salutata da applausi convinti. Marcelo Álvarez ha fatto grande sfoggio della sua bellissima voce, un Rodolfo molto generoso ma più opaco rispetto a precedenti esibizioni, soprattutto in zona acuta. Poche inoltre le idee interpretative e la varietà nell’accento. Luca Salsi ha interpretato il ruolo di Marcello con emissione sana e robusta, piglio risoluto ma capace di esprimere al meglio la bagarre amorosa con Musetta, qui incarnata da Natalya Kraevsky: il soprano russo ha una bellissima presenza scenica e buone doti attoriali ma vocalmente ha mostrato acuti volgari e un fraseggio sommario. Deyan Vatchkov ha una voce piuttosto limitata ma emessa correttamente: latita la commozione crescente prevista per la Vecchia zimarra, eseguita comunque in modo apprezzabile. Corretto ma un po’ troppo incline alla caricatura Vincenzo Taormina come Schaunard. Bene il resto del cast. Svogliata e fiacca la direzione di John Neschling, non priva di sfasamenti, che non riesce a dar vita e colore a questa bellissima partitura. Poco convinti ci sono parsi Coro e Orchestra della Fondazione Arena. Il pubblico presente ha apprezzato: particolarmente applauditi Álvarez e Cedolins.
Foto Ennevi per Fondazione Arena di Verona.

 

 

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