Benjamin Britten (1913-1976): “Billy Budd”

Opera in un prologo, due atti e un epilogo di Edward Morgan Forster e Eric Crozier, da Melville. The Glyndebourne Chorus & London Philharmonic Orchestra, Mark Elder (direttore), Michael Grandage (regia), John Mark Ainsley (Captain Vere), Jacques Imbrailo (Billy Budd), Phillip Ens (Claggart), Iain Paterson (Mr Redburn), Matthew Rose (Mr Flint), Darren Jeffery (Lieutenant Ratcliffe), Alasdair Elliott (Red Whiskers), John Moore (Donald), Jeremy White (Dansker), Ben Johnson (Novice), Colin Judson (Squeak), Richard Mosley-Evans (Bosun). Registrazione: Glyndebourne Festival 2010. 2 DVD OPUS ARTE OA 1051 D – 200’.

C’è un ragazzo giovane e piacente, Billy Budd, …a… foundling, un trovatello, che fa la sua comparsa in veste di arruolato di forza su un vascello da guerra chiamato Indomitable: è un ragazzo impetuoso, avido di lasciarsi la vita trascorsa alle spalle, sperando magari in un futuro avanzamento di grado. È però ostacolato dal Maestro d’Armi, John Claggart, che vede in lui un sovversivo. Claggart inizia nei confronti del ragazzo una vera e propria azione persecutoria, riuscendo, a scapito della propria vita, a farlo condannare all’impiccagione. C’è anche un Capitano, Edward Fairfax Vere, uomo di provata esperienza e cultura, che non riesce a salvare il giovane dal suo destino: inizia così, ormai vecchio e stanco, a ricordare quei lontani giorni del 1797. Questa per sommi capi la trama di Billy Budd di Benjamin Britten che, dopo Peter Grimes, tornò nuovamente ad un’opera di tema marinaresco nel 1951.
Al di là del semplice tessuto narrativo, resta il fatto che la partitura britteniana sia un grande dramma sui sentimenti irrisolti e sospesi, lasciati a galleggiare nel tempo. In questo senso, già dal Prologo risultano emblematiche le parole del Capitano Vere: Confusion, so much is confusion! I have tried to guide others rightly, but I have been lost on the infinite sea. Who has blessed me? Who saved me? Durante il procedere dell’opera, viene naturale domandarsi cosa rappresenti effettivamente il Capitano Vere: perché lascia Billy Budd alla sua condanna? Qual è poi il ruolo effettivo di Claggart? Quali i sentimenti di apprezzamento e repulsione nei confronti di Billy Budd fino ad accusarlo di ammutinamento? Queste non vogliono essere note di valutazione estetica sull’opera, ma solo il punto di partenza per un giudizio dello spettacolo messo in scena al Festival di Glyndebourne nel 2010 e ora pubblicato in DVD da Opus Arte. La regia di Michael Grandage si avvale di scene grandiose, bellissime. C’è il vascello a rincuorare lo spettatore che la scena non sarà ambientata da McDonald’s o nella tana di un tasso… Ma il tutto si ferma qui: non c’è approfondimento, introspezione, la drammaturgia delle connessioni fra i personaggi lasciate bellamente in un cassetto chiuso a chiave. Da questo punto di vista, poco e malamente sfruttato anche l’Interludio. In sintesi: una regia che si bea di una bellezza scenografica senza sforzarsi di rendere la complessità del ‘gioco delle parti’. Ottima la resa musicale di Mark Elder, improntata su ritmi serrati e teatralmente d’effetto. Altrettanto lodevole il Billy Budd di Jacques Imbrailo, eccellente attore e cantante: nel timbro piacevolmente screziato è capace di far convergere giovinezza, intemperanza, affetto, pallore della nebbia e luminosità del mare. Complessivamente buono il Claggart di Phillip Ens che risolve il personaggio del bieco Maestro d’Armi senza inutili effetti. John Mark Ainsley semplicemente non sa cogliere la grandezza del ruolo del Capitano Vere: adagiandosi sulla semplicità del disegno registico, mostra una voce piuttosto anonima unita ad un fraseggio che definire generico sarebbe eufemistico. Ottimo il resto del cast. Eccellenti le riprese video e audio; come da standard Opus Arte, non sono previsti sottotitoli in lingua italiana.

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