Beethoven autentico. Filologia allo stato puro per il concerto inaugurale della IUC

Roma, Aula Magna dell’Università Sapienza, Istituzione Universitaria dei Concerti
Stagione Concertistica 2011 / 2012

Orchestre des Champs Elysées

Direttore, Philippe Herreweghe
Ludwig van Beethoven : Sinfonia n. 5 in do minore op. 67
Sinfonia n. 7 in la maggiore op. 92
Roma, 23 ottobre 2011

Nel mare di inaugurazioni della Capitale che hanno caratterizzato il penultimo fine settimana di ottobre (tra cui la Filarmonica Romana con Accardo assieme all’Orchestra della Scuola di Musica di Fiesole e l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, diretta da Pappano alle prese con la monumentale Ottava di Mahler), la IUC si è distinta per la raffinatezza della propria scelta artistica. Scorrendo le musiche in programma verrebbe da esclamare “sempre le solite sinfonie di Beethoven!”, se non fosse per la presenza dell’Orchestre Nationale des Champs-Elysées e del suo direttore artistico e fondatore, Philippe Herrewege.
Un gruppo interamente dedicato all’interpretazione filologica del proprio repertorio, che spazia da Haydn a Mahler, guidato da uno dei maggiori esperti della prassi musicale antica e moderna (Herrewege è fondatore, tra gli altri, del Collegium Vocale Gent e della Chapelle Royale).
Risultato: un suono sorprendente, alle nostre orecchie ormai totalmente nuovo, originale in ogni senso. Se alle prime battute ci si sente spaesati, non solo per l’intonazione ma anche dalla percettibile differenza rispetto alla “potenza di fuoco” da cui solitamente veniamo investiti, in seguito non possiamo far altro che abbandonarci alle sfumature asciutte, mai prive di colore, degli strumenti d’epoca. Man mano che scorrono le note l’effetto sorpresa è ancor più incisivo, si apprezzano maggiormente le sottili dinamiche ed emergono contrasti e chiaroscuri altrimenti sepolti nelle masse sonore a cui siamo solitamente abituati.
La direzione di Herrewege è brillante e incalzante, non sempre adeguata ad incorniciare le frasi di più ampio respiro, ma che non cede mai all’estremo e sdolcinato romanticismo, frutto della meticolosa attenzione che lo contraddistingue per l’aspetto filologico e la prassi dei primi anni dell’Ottocento. Altro che le “solite sinfonie”!

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