Milano, Teatro alla Scala: “Der Rosenkavalier”

Milano, Teatro alla Scala, Stagione d’Opera e Balletto 2010/2011
“DER ROSENKAVALIER”
Commedia musicale in tre atti  su libretto di Hugo von Hofmannstahl
Musica di Richard Strauss
Die Feldmarschallin ANNE SCHWANEWILMS
Der Baron Ochs PETER ROSE
Octavian JOYCE DIDONATO
Herr von Faninal HANS-JOACHIM KETELSEN
Sophie JANE ARCHIBALD
Jungfer Marianne Leitmetzerin INGRID KAISERFELD
Valzacchi PETER BRONDER
Annina HELENE SCHNEIDERMANN
Ein Polizeikommissär ALESSANDRO GUERZONI
Der Haushofmeister bei der Feldmarschallin ALEXANDER KAIMBACHER
Der Haushofmeister bei Faninal KURT AZESBERGER
Ein Notar MARTIN SNELL
Ein Wirt KURT AZESBERGER
Ein Sänger FRANCESCO MELI
Eine Modistin SUSANNE BRAUNSTEFFER
Ein Tierhandler JIHAN SHIN
Ein Hausknecht ERNESTO PANARIELLO
Orchestra e Coro dell’Accademia del Teatro alla Scala
Direttore Philippe Jordan
Maestro del Coro Bruno Casoni
Regia, scene e costumi Herbert Wernicke
Regia ripresa da Alejandro Stadler
Luci Marco Filibeck
Milano, 17 ottobre 2011

Der Rosenkavalier di Richard Strauss è tornato alla Teatro alla Scala di Milano accompagnato dal freddo asciutto e pungente dell’autunno, quasi a cullare le tinte agrodolci e malinconiche di questa bellissima partitura. E per fortuna ci ha accompagnato l’autunno incombente… perché la vera malinconia che è trapelata dallo spettacolo è stato il rimpianto di avere assistito ad un risultato artistico riuscito solo in parte. A incominciare dall’allestimento del compianto Herbert Wernicke che di questo Rosenkavalier curò regia, scene e costumi nel 1995 per il Festival di Salisburgo. L’idea che sta alla base della scena sarebbe anche plausibile benché non particolarmente innovativa: una serie di specchi che, scomponendosi e mediante i vari riflessi, crea i diversi ambienti. Plausibile perché lo specchio costituisce allo stesso tempo il grande nemico e confidente della Marescialla durante il monologo dell’atto primo: pur ammettendo a se stessa l’inesorabilità del tempo, la nobildonna fatica a vedersi come alte Maschallin. Probabilmente una sorta di metafora costante e, perché no, incombente sviluppata per tutta la durata dello spettacolo. Le nostre perplessità sono legate invece ad un carattere di natura pratica: allorché gli specchi vengono mossi a seconda dell’azione in atto e quando i vari protagonisti fanno il loro ingresso mediante le piccole porte, viene a crearsi un fastidioso “effetto gelatina” per cui le superfici riflettenti prendono fastidiosamente a vibrare. Dopo il primo momento di straniamento e trascorso il primo atto, l’occhio incomincia stancamente ad abituarsi. Il disegno registico è in linea di massima scorrevole, benché non offra alcunché che non sia già stato visto in precedenti occasioni -anzi talvolta eccedendo nella caricatura come nella raffigurazione di Octavian nei panni scanzonati di Mariandel all’atto terzo-. Poco felici anche alcune scelte come l’entrata sempre di Octavian alla “presentazione della rosa” mediante la pomposissima scala così come il folto stuolo di infermieri che accompagnano l’arrivo del medico all’atto secondo…  è talvolta trapelata una sorta di prevaricazione insistita, quasi a compromettere allo stesso tempo il lirismo e la comicità sottese ad alcune scene. Bisogna attendere invece lo splendido finale per tirar fuori il fazzoletto, asciugarsi un lacrima ed applaudire con convinzione: al dissolversi del dolcissimo duetto tra Octavian e Sophie, compare il servetto della Marescialla, qui vestito da Pulcinella, che sostituisce dalle mani degli amanti la rosa d’argento con una rosa scarlatta. Stilisticamente confusi i costumi così come poco curato il taglio; le luci di Marco Filibeck si limitano ad un disegno complessivamente asettico e poco coinvolgente.
Nel cast vocale capeggia Joyce Didonato. La cantante americana non è probabilmente nel proprio repertorio d’elezione, ma il suo Octavian è  complessivamente ottimo. Il bel colore chiaro si sposa alla perfezione con la natura  giovane e scapestrata del ragazzino che è sicuro di aver compreso tutto dell’amore per poi essere prontamente smentito. L’accento è sempre bellissimo, enfatizzato fin dal Wie du warst! iniziale; mobilissimo il fraseggio che si adatta perfettamente all’evoluzione e alla complessità del personaggio. Molto buona anche la proiezione del suono, anche quando l’organico si fa monumentale. Brava, veramente. Anne Schwanewilms nei panni della Marescialla risulta deludere ogni aspettativa. Il fraseggio sarebbe anche pertinente ma la zona centrale risulta pesantemente compromessa e fioca, con palesi difficoltà nell’accento e nel legato: ne deriva una rappresentazione buona in potenza ma che nell’atto non trova riscontro. La presenza scenica è gradevole, non altrettanto la recitazione che appare un po’ statica. Anche Jane Archibald come Sophie dispone di una voce complessivamente in debito di volume e querula nel timbro: migliori ci sono sembrate le intenzioni musicali, soprattutto nel canto smorzato, e la bella disinvoltura in scena così tipica dei primi amori. Peter Rose, nei panni del borioso Barone Ochs, viene annunciato indisposto all’inizio dell’atto terzo. Nonostante un percepibile affaticamento vocale, la sua prova può considerarsi complessivamente riuscita: bello il fraseggio così come la risoluzione del personaggio mai caricaturale. Note meno positive per quanto riguarda il Faninal di Hans-Joachim Ketelsen, macchiettistico e vocalmente molto forzato. Francesco Meli subentra nelle ultime due repliche a Marcelo Álvarez nel cammeo del Cantante all’atto primo: un lusso. Decoroso il resto del cast. Philippe Jordan, parte in sordina con una lettura che sembrerebbe non prendere piede ma che trova il giusto equilibrio tra dinamiche e teatralità col procedere della recita. Non avrebbe guastato una maggiore considerazione nei confronti del canto con un controllo più ponderato delle sonorità. Discrete le prove di Coro e Orchestra del Teatro alla Scala. Molti e calorosi i consensi per l’intero cast, particolarmente per Joyce Didonato. Al termine della recita, alcuni membri dell’orchestra omaggiano il Maestro Jordan del refrain Tanti auguri a te, in occasione del suo compleanno: il giovane direttore svizzero, emozionatissimo, si inginocchia e ringrazia.
Foto di Brescia e Amisano, per gentile concessione del Teatro alla Scala

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