Opera di Roma:”Elektra”

Roma, Teatro dell’Opera, Stagione Lirica 2010-2011
“ELEKTRA”

Tragedia in un atto su libretto di Hugo von Hofmannsthal, ispirato alla  tragedia di Sofocle
Musica di Richard Strauss
Klytämnestra, FELICITY PALMER
Elektra EVA JOHANSSON
Chrysothemis MELANIE DIENER
Aegisth WOLFGANG SCHMIDT
Orest ALEJANDRO MARCO-BUHRMEISTER
Der Pfleger des Orest DEREK WELTON
Die Vertraute ARINA HOLECEK
Die Schleppträgerin BARBARA REITER
Ein junger diener SAVERIO FIORE
Ein alter diener FRANCESCO LUCCIONI
Die Aufseherin MIRANDA KEYS
Erste Magd ANNUNZIATA VESTRI
Zweite Magd THERESA HOLZHAUSER
Dritte Magd CONSTANCE HELLER
Vierte Magd EVA LEITNER
Fünfte Magd ILEANA MONTALBETTI
Sechs Dienerinnen EMANUELA LUCHETTI, CHIARA CALIGARA,
PIERA LANCIANI, FEDERICA ALBONETTI, LAURA CALZOLAI,
STEFANIA ROSAI
Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma
Direttore Stefan Soltesz
Regia Nikolaus Lenhoff
Scene Raimund Bauer
Costumi Andrea Schmidt-Futterer
Luci Duane Schuler
Maestro del Coro Gea Garatti Ansini
Allestimento in coproduzione con il Salzburger Festspiele
Roma, 8 ottobre 2011
Chiude in bellezza la stagione 2010-2011 del Teatro dell’Opera di Roma con uno splendido allestimento di “Elektra” di Richard Strauss, coprodotto con il Festival di Salisburgo, dove è stato rappresentato nel 2010, e già disponibile in dvd.
L’attuale produzione del Teatro Costanzi è stata affidata alla bacchetta del maestro ungherese Stefan Soltesz, che ha dovuto sostituire, all’ultimo momento, il previsto Fabio Luisi; quest’ultimo, solo un mese fa, ha annullato molti dei suoi impegni per prendere il posto del maestro James Levine, ammalato, alla guida dell’Orchestra del Metropolitan di New York. Fortunatamente, la sostituzione si è rivelata molto buona, avendo il maestro ungherese un’ottima esperienza nel teatro tedesco e in particolare in quello di Richard Strauss. La partitura del compositore bavarese è probabilmente la più ardita dal punto di vista armonico,  con ampie oscillazioni sconfinanti nell’atonalità: il maestro Stefan Soltesz l’ha affrontata con grande sensibilità e ci ha regalato più momenti di intensità drammatica e poetica nello stesso tempo. In particolare è riuscito a mantenere un equilibrio con il palcoscenico, evitando quasi sempre di coprire le voci, dato che in quest’opera lo spessore orchestrale è molto denso, con un organico impressionante. Il maestro ha ben rappresentato musicalmente le contorsioni mentali della protagonista, raggiungendo una vetta nel  riconoscimento di Orest da parte di Elektra:  le lacerazioni interiori del cuore della donna sono descritte in orchestra da forti dissonanze armoniche che si sovrappongono in un modo così drammatico da rendere lo spettatore partecipe del dolore atroce della figlia di Agamennone. Altri momenti poetici e di grande tragicità hanno percorso poi tutta l’opera, anche grazie ad uno scorrere fluido dei vari temi dei personaggi che si intersecavano perfettamente l’uno nell’altro.
L’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma ha assecondato molto bene le intenzioni interpretative del maestro, riempiendo la sala di sonorità veramente suggestive. Gli interpreti vocali hanno offerto tutti una prestazione di altissimo livello.
La protagonista, il soprano danese Eva Johansson, in un ruolo massacrante dal punto di vista vocale e interpretativo è uscita vittoriosa dalla sfida. Con un timbro più lirico che drammatico , ha sfoggiato  un’emissione salda, con belle mezzevoci, come nel monologo iniziale “Allein! Weh, ganz allein”. Il registro acuto viceversa era spesso oscillante,  tuttavia la cantante queste incertezze è stata in grado di volgerle a suo favore sul versante interpretativo, con punte di grande intensità drammatica, come nel “freun” al termine del colloquio con la madre o nel “sei verflucht” indirizzato alla sorella. A tutto ciò si aggiungeva una mobilità del corpo e del viso veramente efficace, capace di trasmettere le profonde inquietudini del personaggio. Trionfo particolare per lei alla fine dello spettacolo.
Grandissima poi Felicity Palmer nel ruolo della madre Klytämnestra: grazie anche alla regia che valorizzava le sue straordinarie capacità di cantante-attrice, il celebre mezzosoprano ci ha donato un vero personaggio a tutto tondo, una Gloria Swanson nel “Viale del tramonto” o quasi una nostrana Wanda Osiris con il suo tipico turbante. La sua Klytämnestra ci indulgeva più tenerezza del solito, non un’esagitata ma  forse una signora anziana fragile, che chiede aiuto alla propria figlia e che ci rattrista vedere alla fine dello spettacolo appesa a testa in giù a un gancio di macelleria. Nonostante l’indisposizione annunciata prima della recita, la sua vocalità aderiva come un guanto al personaggio senza quei rochi singulti cui siamo abituati dalle interpreti di questo ruolo: cantata con una dolcezza insolita questa scena assume un’altra dimensione, i suoi “warum” erano veramente molto carezzevoli e insinuanti.
Il soprano Melanie Diener, la più penalizzata dall’orchestra, che spesso la copriva,  ha comunque interpretato in modo esemplare Chrysothemis, con un timbro molto affascinante , una emissione precisa e con grandi slanci lirici anche nelle zone più acute. Ottimo anche l’Aegisth di Wolfgang Schmidt, il quale, già interprete di ruoli wagneriani particolarmente impegnativi come Siegfried, mantiene tuttora uno smalto vocale con cui riesce a cesellare bene il piccolo ma ingrato ruolo del compagno di Klytämnestra. Effiace nel ruolo di  Orest è stato Alejandro Marco-Buhrmester che, dotato di un ottimo timbro vocale e grazie anche ad una buona presenza scenica ha raffigurato molto bene il suo personaggio.
Lo spettacolo di Nikolaus Lenhoff è molto suggestivo: la reggia micenea viene rappresentata nella scena, creata genialmente dallo scenografo Raimund Bauer, come uno spazio inclinato, sghembo,  proiezione della mente distorta di Elektra.  In questo spazio si trovano delle aperture da cui escono come avvoltoi neri le ancelle, che alla fine si trasformeranno nelle Erinni che inseguono Orest. Sullo sfondo una porta di metallo, come un muro invalicabile tra l’interno e l’esterno della reggia, su cui Elektra si  schianta nella sua angoscia in più momenti del dramma. La porta si aprirà solo alla fine per mostrarci crudamente una macelleria insanguinata dove Orest ha consumato l’atroce matricidio. Altro momento suggestivo il riconoscimento di Orest da parte di Elektra dove alla già citata perfezione della parte musicale si aggiungeva una drammatica rappresentazione sulla scena: Elektra che abbraccia caldamente il fratello ma poi lo respinge duramente in quanto non può apparire nella sua desolazione, lei , figlia di re, ridotta in uno stato quasi bestiale.
Suggestive anche le luci, curate da Duane Schuler che hanno contribuito a completare l’atmosfera da incubo mentale. I costumi di Andrea Schmidt-Futterer, volutamente di altra epoca rispetto all’originale, ci sono apparsi molto efficaci. In particolare il costume per Klytämnestra, rosso come il sangue, ma coperto di brillantini, come una qualunque diva al tramonto, è sembrato molto appropriato al personaggio;  aderenti al ruolo anche i costumi delle confidenti della regina, abbigliate come sorveglianti naziste. Bella infine l’intuizione dell’impermeabile di Agamennone di cui si riveste Elektra come una seconda pelle e che alla fine prima di cadere a terra fa indossare amorevolmente al fratello Orest. Spettacolo di alto livello che, si spera, possa aprire una nuova stagione felice per il Teatro dell’Opera di Roma.

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