Fidenza, Teatro Magnani: “La Bohème”

Fidenza, Teatro Magnani, Stagione lirico-sinfonica 2011/12
LA BOHÈME
Scene liriche in quattro quadri su libretto di Giuseppe Giacosa
e Luigi Illica, dal romanzo Scènes de la vie de bohème di Henri Murger
Musica di Giacomo Puccini
Mimì DARIA MASIERO
Musetta ROBERTA CANZIAN
Rodolfo PAOLO FANALE
Marcello GIANFRANCO MONTRESOR
Schaunard DONATO DI GIOIA
Colline PIETRO TOSCANO
Benoît ROMANO FRANCESCHETTO
Alcindoro RICCARDO CARLONI
Orchestra Filarmonica Terre Verdiane
Coro dell’Opera di Parma
Direttore Fabrizio Cassi
Direttore del Coro Emiliano Esposito
Coro di Voci Bianche della Corale G. Verdi di Parma diretto da Beniamina Carretta
Banda Città di Fidenza “G. Baroni” diretta da Saverio Settembrino
Regia Riccardo Canessa
Scene e costumi Artemio Cabassi
Fidenza, 11 novembre 2011

Mentre gli spettatori fanno il loro ingresso in sala, sul palco una cameriera in pizzi e trine si muove in un salotto tipicamente liberty. Stanno arrivando ospiti: posiziona le sedie per accoglierli e controlla con fare accorto che sia tutto in ordine. Non ci troviamo in un salotto qualsiasi ma a casa Puccini, in un momento veramente capitale per la storia del teatro d’opera: il Maestro infatti è in attesa dei cantanti per provare La Bohème sotto la propria supervisione. Questa l’idea di base del regista Riccardo Canessa, che ci è parsa bellissima soprattutto per due motivi. Il primo di carattere strettamente pratico: coniugare la vicenda in atto con la stupenda camera acustica dipinta da Girolamo Magnani. L’atmosfera che si viene a creare è quella di un’ambientazione medio borghese, di gusto spiccatamente fané, in cui i cantanti, spinti dal dramma e dalla musica, diventano a poco a poco personaggi. E qui risiede la vera forza di questo disegno registico: anche lo spettatore, spinto dal dramma, dimentica l’escamotage iniziale. Gli amori degli sfortunati amanti prendono il sopravvento, si partecipa solo delle loro vicende scordando il resto: la centralità dell’azione è giocata su una recitazione misurata e contornata da pochissimi arredi, anch’essi quasi spettatori.
A questa regia va inoltre dato atto di saper gestire e connotare le scene più monumentali, come il quadro al Caffè Momus, pur non cessando di alimentare il binomio fra realtà e finzione: al Coro frontalmente disposto sul palco (siamo pur sempre ad una prova, no?), si contrappone l’entrata della Banda dall’ingresso principale del teatro così come l’arrivo di Musetta, diva per una volta non perché attorniata da drappelli di spasimanti ma solo in forza della vistosa parrucca bionda e di un viperino “primadonnismo”. Contribuisco in modo incisivo al clima fin de siècle gli splendidi costumi di Artemio Cabassi che firma anche le scene.
Nel cast vocale spicca la Mimì di Daria Masiero. La vocalità è fresca ed espressiva, omogenea anche nella zona acuta sempre luminosa, ricca di sfumature e accenti. Il canto della tenera fioraia è tutto qui, passando con una naturalezza davvero encomiabile dall’innocenza del primo amore agli spasmi dell’agonia. Il Rodolfo di Paolo Fanale possiede bella presenza scenica, dimestichezza nel fraseggiare, acuti facili: la voce però non può contare su un timbro di gran pregio, suonando talvolta eccessivamente nasale, né su un volume di particolare rilievo. Gianfranco Montresor è un Marcello spontaneo, di solida vocalità e buona resa vocale, capace di esprimere al meglio gli affetti dell’amico ma anche i dilemmi dell’altalenante storia d’amore con Musetta, qui interpretata dalla brava Roberta Canzian. Se al famoso valzer manca un po’ di brio, il resto dell’esibizione può considerarsi complessivamente efficace, mostrando una buona padronanaza dei propri mezzi (davvero ottimo il fraseggio all’ultimo quadro) e fuggendo da una raffigurazione eccessivamente soubrettistica. Di Donato Di Gioia come Schaunard, sottolineiamo la vocalità estroversa, sempre alla ricerca dell’accento pertinente. Pietro Toscano, Colline, non riesce a conferire la giusta mestizia alla celebre Vecchia Zimarra, a causa della dizione un po’ confusa e della mancanza di una cavata autenticamente profonda. Ben caratterizzato il Benoît di Romano Franceschetto. Fabrizio Cassi, a capo dell’Orchestra Filarmonica Terre Verdiane, si destreggia in una concertazione sicura, pur indulgendo talvolta in un’eccessiva lassezza. Ottimi gli apporti del Coro dell’Opera di Parma e del Coro delle Voci Bianche della Corale Giuseppe Verdi.
Con questa serata al Teatro Girolamo Magnani di Fidenza, il Gruppo di Promozione Musicale “Tullio Marchetti” si è dimostrato ancora una volta capace di mettere in scena spettacoli bellissimi pur disponendo di mezzi limitati. Il nostro augurio è che possano esserci un’infinità di serate simili: semplicemente perché è piaciuta. Il pubblico che gremiva la sala (tantissimi i ragazzi giovani) ha applaudito convintamente. E noi con loro.

One Comment

  1. Alessandro Calori

    Non so a quale rappresentazione abbia assistito. Concordo con la bella idea registica di un valido professionista accorato quale Canessa è. Per quanto riguarda il cast avrei, se mi è concesso, qualcosa da dire. La signora Masiero è sì una brava cantante con la voce a posto. Ma in questa Mimì sembrava spingere in più occasioni. Inoltre è stata un’ esecuzione di una noia mortale: sempre monocorde e totalmente inespressiva. Come il suo volto davvero poco teatrale. Per finire, il ricorso continuo a storpiare la dizione nelle note di passaggio ( ” e ” e ” i” che diventano o ) solo per dare rotondità alla voce è stato davvero infastidente. Fanale è vero che forse deve sistemare alcune cose ma il colore della voce è davvero interessante. Ha molta intenzione scenica e non è banale. Montresor mi è parso alquanto sguaiato in più punti. No comment su Colline…La Canzian è sempre adeguata e precisa anche se penalizzata da una direzione impossibile. Puccini davvero non è uscito dalla bacchetta del M° Cassi. Tempi lentissimi e totale assenza di colori. Oltre che alcuni errori davvero iperdonabili sempre dal podio ( Mimì, mia bella Mimì…troncato senza pietà e fuori tempo. Solo per dirne una ). E dove sono scomparsi i tempi allargati e le repentine riprese? Momus è stato allucinante. Coro ridotto al minimo, bambini stonati, vo? la tromba e il cavallin…mah. Purtroppo c’ è un proliferare di spettacoli così in tutta Italia. Dal mio punto di vista non è la strada giusta.

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