Firenze, Teatro Comunale: “Il barbiere di Siviglia”

Firenze, Teatro Comunale, Stagione lirica 2011
“IL BARBIERE DI SIVIGLIA”
Melodramma buffo in due atti su libretto di Cesare Sterbini, dalla commedia omonima di Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais. Musica di Gioachino Rossini
Il Conte d’Almaviva ANTONINO SIRAGUSA
Don Bartolo BRUNO DE SIMONE
Rosina LAURA POLVERELLI
Figaro VITO PRIANTE
Don Basilio NICOLA ULIVIERI
Fiorello GIANLUCA MARGHERI
Ambrogio ENRICO ROTOLI
Berta LAURA CHERICI
Un ufficiale NICOLÒ AYROLDI
Mimo SABINA CESARONI
Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Direttore Antonio Pirolli
Maestro del coro Piero Monti
Regia José Carlos Plaza
Scene e costumi Sigfrido Martín-Begué
Luci:Gianni Paolo Mirenda
Allestimento del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino
Firenze 29 novembre 2011
Ogni Barbiere di Siviglia è una gran gioia, sia per il pubblico che per gli esecutori. In alternanza alla Bohème, torna per la quinta volta al Maggio di Firenze la più celebre delle opere di Rossini nel coloratissimo allestimento di José Carlos Plaza (già visto nel 1994, nel 1995, nel 2002 e nel 2006).
La parte del leone, nella globalità dello spettacolo, l’hanno nettamente fatta le scene e i costumi di Sigfrido Martín-Begué, caratterizzati da onnipresenti colori vivaci  e da scenografie da “cartone animato”. Felice la soluzione che permette al pubblico di vedere, allo stesso tempo, sia gli interni che gli esterni dell’abitazione di Rosina, o la  trovata della bicicletta su un nastro scorrevole sulla quale Figaro attraversa idealmente  le strade di Siviglia.
La regia di José Carlos Plaza è sicuramente tra le più frizzanti di questi anni, tuttavia  è parso evidente un certo senso di straniamento del cast, talvolta a disagio con i rispettivi ruoli.
Questo non è il caso di Bruno De Simone, da tempo il Bartolo per antonomasia. Anche qui eccelle nella caratterizzazione del personaggio,  pienamente nello spirito della comicità rossiniana. La voce attualmente è alquanto affievolità, lo si è avvertito chiaramente nell’incedere piuttosto faticoso dell’Allegro vivace dell’aria “A un dottor della mia sorte”. Assai meglio, almeno in questa occasione,  il Don Basilio di Nicola Ulivieri dalla voce  piena e adeguata alla scrittura e all’espressività del canto rossiniano. Complessivamente buona la prova di Vito Priante, benchè non sempre si sia  trovato pienamente a proprio agio nella caratterizzazione scenica e vocale del personaggio (un po’ faticoso il suo “Largo al factotum” ). Laura Polverelli è parsa alquanto spaesata come  Rosina. Il registro vocale è bruno e  vellutato, ma non è certo in grado di dominare completamente  la vocalità del personaggio.  Le pecche sono evidenti sia nelle zone gravi, così come nel registro acuto (nel quale evita di lanciarsi se non lo stretto necessario).  Antonino Siragusa  nei panni del Conte d’Almaviva, ha portato a termine una recita caratterizzata da una vocalità talvolta poco timbrata. Bravo nella canzone “Se il mio nome saper voi bramate”, in cui si è accompagnato alla chitarra come da libretto. Laura Cherici è  stata una Berta vocalmente modesta. Bene Gianluca Margheri (Fiorello), Nicolò Ayroldi (Un ufficiale),  Enrico Rotoli   un Ambrogio caricaturale.
Valido l’apporto al clavicembalo di Andrea Severi. L’’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino è stata diretta da Antonio Pirolli  che ha affrontato la partitura con garbo: nessun eccesso di lentezza, né di brio, solo un certo  equilibrio e fedeltà alla partitura.  Non sembra abbia voluto affrontare  una ricercata e soggettiva reinterpretazione stilistica. Bene il Coro del Maggio diretto da Piero Monti (in particolare nel coro del Finale II:“Di sì felice innesto”).
Questo, che è l’ultimo titolo della stagione lirica 2011 (la prossima stagione debutterà a gennaio 2012 con una nuova produzione del Viaggio a Reims ancora di Rossini), è nel complesso un appuntamento che è stato segnato da un andamento piuttosto alterno.  Il pubblico, dal canto suo, ha risposto piuttosto tiepidamente e con un evidente desiderio di  terminare i saluti finali e di alzarsi dalla poltrona  e di tornarsene a casa.

 

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