Firenze, Teatro della Pergola: Concerto di Ottavio Dantone

Firenze, Teatro della Pergola, Amici della Musica, Stagione 2011-2012, Ciclo “Armonie barocche”
Clavicembalo, Ottavio Dantone
Johann Sebastian Bach. Fantasia e Fuga in La minore BWV 904; Suite in Fa minore BWV 823; Fantasia cromatica e Fuga in Re minore BWV 903.
Giovanni Benedetto Platti. Sonata in Do minore, op. IV n. 2
Domenico Scarlatti. Sonata in Si minore, K 87; Sonata in Si minore, K 27
George Friedrich Haendel. Suite n. 5 in Mi maggiore HWV 430
Firenze, 28 novembre 2011.
Armonie barocche” segna il suo appuntamento agli Amici della Musica di Firenze con un recital di Ottavio Dantone al clavicembalo. Figura di riferimento nel campo della filologia della musica antica e virtuoso della tastiera, clavicembalo e organo in primis, debutta come direttore d’opera nel “Giulio Sabino” di Giuseppe Sarti, in una prima esecuzione moderna; direttore musicale dell’Accademia Bizantina di Ravenna (che il pubblico fiorentino ha avuto modo di apprezzare non molto tempo fa), se ne attende il debutto con detta formazione con una nuova produzione del “Rinaldo” di Haendel al Teatro Valli di Reggio Emilia, nell’aprile 2012, forte della regia di Pier Luigi Pizzi.  Nella bella atmosfera  del saloncino del Teatro della Pergola, il pubblico ha goduto di un programma basato sulle musiche di Bach, Platti, Domenico Scarlatti e Haendel.
Del primo sono state esguite la Fantasia e Fuga in La minore BWV 904, la Suite in Fa minore BWV 823 e la Fantasia cromatica e Fuga in Re minore BWV 903, brani eseguiti con leggerezza, rigore tecnico, rispetto incondizionato nei confronti della partitura del genio di Eisenach. Nella sonata in Do minore op. IV n. 2 di Platti regna ancora incontrastato un alto rigore tecnico per un’interpretazione segnata da andamento staccato e virtuosismo tutto pratico, ma mai fine a sé stesso. Con le sonate in Si minore K 87 e in Si minore K 27 di Scarlatti si verifica un’inversione d’interpretazione. Abbandonata la severità dell’alta tecnica esecutiva, Dantone punta ad un nuovo linguaggio: un momento di poesia interpretativa e soavità che conferisce a queste due brevi, ma intense sonate un tocco tutto personale di un esecutore d’eccezione. A chiusura del concerto, la Suite n. 5 in Mi maggiore HWV 430 di Haendel nella quale l’approccio alla   tastiera è ulteriormente segnato dalla leggerezza, da una morbidezza certamente figlia di una non indifferente partecipazione emotiva dell’interprete. A coronamento della serata, un Largo di Francesco Geminiani e la Sonata K 53 di Domenico Scarlatti danno il via agli applausi  di un pubblico indubbiamente soddisfatto.

 

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