Staatsoper Stuttgart:”Norma”

Stuttgart, Staatsoper,  Stagione Lirica 2011/ 21012
“NORMA”
Tragedia Lirica in due atti su libretto di Felice Romani, dalla tragedia L’infanticide di Alexandre Soumet
Musica di Vincenzo Bellini
Oroveso ATTILA JUN
Norma CATHERINE NAGLESTAD
Pollione RAFAEL ROJAS
Adalgisa MARINA PRUDENSKJA
Flavio DANIEL KLUGE
Clotilde MARIA TOKARSKA
Coro e Orchestra della Staatsoper Stuttgart
Direttore Ivan Anguélov
Maestro del Coro Michael Alber
Regia Jossi Wieler, Sergio Morabito
Scene e costumi Anne Viebrock  
Stuttgart, 9 dicembre 2011

Pubblico delle grandi occasioni alla Staatsoper Stuttgart per il ritorno di Catherine Naglestad, la cantante americana che per molti anni è stata l’ artista più rappresentativa dell’ ensemble del teatro e che qui ha lasciato ricordi durevoli con le sue interpretazioni di Alcina, Alceste, Elisabetta, Violetta, Tosca, Leonora, Vitellia e appunto Norma, ruolo che il soprano californiano ha scelto per il suo ritorno nel teatro dove ha costruito le basi della sua fama internazionale. Nonostante il pubblico italiano non si sia mai accorto della sua esistenza, Catherine Naglestad è una delle migliori voci del panorama attuale. La rivista tedesca Opernwelt l’ ha scelta per due volte come miglior cantante dell’ anno, e al suo esordio americano all’ opera di Dallas ha ricevuto il Maria Callas Award come migliore debuttante dell’ anno negli Stati Uniti.
Dopo aver lasciato l’ ensemble della Statsoper Stuttgart nel 2006, col titolo di Kammersängerin, la sua carriera è proseguita nei maggiori teatri d’ opera del mondo, tranne che in Italia, naturalmente, dove pochissimi l’ hanno sentita nominare. Tra le sue migliori interpretazioni di questi ultimi anni, sono da segnalare il ruolo di Senta eseguito ad Amsterdam, spettacolo di cui è stata messa in commercio una registrazione in DVD, e Amelia nel Ballo in maschera alla Staatsoper unten den Linden di Berlino a fianco di Piotr Beczala. Ero presente a questa esecuzione e fu una delle migliori interpretazioni di questo ruolo tra quelle da me ascoltate negli ultimi anni, per la padronanza della tessitura e la varietà di colori che la Naglestad mise in mostra.
Volendo farne una descrizione vocale, la cantante californiana possiede una vera voce di soprano lirico spinto, tonda, sonora e fermissima, perfettamente sostenuta nel settore grave e con note acute squillanti e perfettamente timbrate. Nonostante le note centrali si siano lievemente appannate negli ultimi anni, a causa della lunga carriera e del repertorio pesante che la Naglestad ha sostenuto, resta intatta la capacità di sostenere il suono a tutte le intensità nell’ ottava alta, e la qualità del legato è sempre assolutamente esemplare.
Dopo un primo atto cantato con una certa prudenza, con un “Casta Diva” ben sostenuto e fluido e un finale d’ atto di ottima qualità ma forse non all’ altezza di altre recite del ruolo che io ho ascoltato, la Naglestad ha preso quota nel secondo atto, trovando accenti ispiratissimi nel duetto con Adalgisa e cantando una scena finale veramente di altissimo livello, culminata in un “Deh non volerli vittime” staccato a un tempo assai pericoloso nella sua lentezza, ma sostenuto con arcate di fiato di una straordinaria purezza e con un’ intensità di suono e varietà dinamica davvero da interprete di classe superiore. Una prestazione che conferma il giudizio da me espresso in altre occasioni: si tratta davvero della migliore Norma degli ultimi anni, forse l’ unica cantante attuale all’ altezza di dominare il ruolo. Tra l’ altro, l’ esecuzione era assolutamente integrale, e anche questo non è merito da poco.
In questa ripresa, la Naglestad era affiancata dall’ eccellente Adalgisa di Marina Prudenskaja, giovane mezzosoprano russo che qui a Stoccarda si è fatta apprezzare per una versatilità vocale che le ha permesso di affrontare ruoli diversissimi tra loro, passando dai ruoli händeliani e mozartiani ad Amneris, Carmen, Brangäne, Rosina e Oktavian. Come Adalgisa, la Prudenskaja ha offerto una delle sue prove migliori, sfoggiando un’ ampiezza di suono e una qualità di legato assolutamente all’ altezza di una partner del livello della Naglestad. La combinazione sonora di due voci così timbrate nei duetti, e la varietà dinamica sfoggiata dalle due cantanti erano davvero di eccellente livello, qualcosa che non si ascolta tutti i giorni.
Lievemente inferiori le voci maschili. Il tenore messicano Rafael Rojas ha una voce di buon timbro e di consistenza adatta al ruolo di Pollione, ma bassa di posizione ed eccessivamente gonfiata nei centri, col risultato di affaticare il settore acuto. Il basso coreano Attila Jun, cantante di ottimi mezzi vocali, apprezzato interprete di ruoli wagneriani, come Oroveso è apparso fuori stile, con un legato non impeccabile e un fraseggio poco ispirato.
Lodevole la direzione orchestrale di Ivan Anguélov, direttore esperto e competente, accompagnatore efficace e bravissimo a sostenere i cantanti e a creare la giusta atmosfera complessiva. Come sempre, ottima la prova di orchestra e coro.
L’ allestimento era sempre quello di Jussi Wieler e Sergio Morabito, che alla sua prima apparizione nel 2002 creò un certo scandalo per la decisione di ambientare la vicenda durante la Resistenza, in una chiesa abbandonata dove si incontra un gruppo di partigiani dei quali Norma e Oroveso sono i capi. Tutto sommato, il nucleo drammaturgico della vicenda originale è rispettato, senza il tentativo di sostituirla con un’ altra storia. In questo senso, lo spettacolo si lascia guardare senza problemi, e posso garantire che sulle scene tedesche si vede abitualmente di ben peggio. Trionfo finale per la Naglestad, con lanci di fiori da parte di un pubblico felice di ritrovare una delle sua artiste predilette, e per tutto il cast. In definitiva, una Norma non perfetta ma, sinceramente, non vedo in questo momento dove, come e con chi possa essere fatto di meglio.
Foto A.T.Schaefer – Staatsoper Stuttgart

 

 

 

 

 

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