Genova, Teatro Carlo Felice:”La Bohème”

Genova, Teatro Carlo Felice – Stagione lirica 2011 / 2012
“LA BOHÈME”
Scene liriche in quattro quadri su libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa, dal romanzo “Scènes de la vie de Bohème” di Henri Murger.
Musica di Giacomo Puccini
Rodolfo  MASSIMILIANO PISAPIA
Marcello  GIORGIO CAODURO
Schaunard  DARIO GIORGELE’
Colline  CHRISTIAN FARAVELLI
Mimì DONATA D’ANNUNZIO LOMBARDI
Musetta ISABEL REY
Benoit DAVIDE MURA
Alcindoro FABRIZIO BEGGI
Sergente dei doganieri
ROBERTO CONTI
Un doganiere FRANCESCO STORICHETTI
Un venditore ambulante ANTONIO MANNARINO
Mimi-attori AGNESE ASCIOTI, FIAMMETTA BELLONE, GLORIA GIACOPINI
Mimo acrobata DAVIDE RIMINUCCI
Orchestra e Coro, Coro di voci bianche del Teatro “Carlo Felice” di Genova
Direttore Marco Guidarini
Maestro del Coro Marco Balderi
Voci bianche dirette da Gino Tanasini
Regia Augusto Fornari
Scene e Costumi Francesco Musante
Luci Luciano Novelli
Genova,  23 dicembre 2011 
Questa nuova Bohème genovese è diversa da tutte le produzioni dell’opera finora viste, prima di tutto per l’allestimento pieno di  luce e  di colori brillanti di Francesco Musante e poi per la regia tutt’altro che convenzionale di Augusto Fornari.  Già il primo quadro, ci presenta la soffitta posta in posizione più elevanta  rispetto al palcoscenico, circondata dagli altri tetti coloratissimi e un cielo blu scuro con tanti spicchi di luna. Tutta la scena è vista come un grande carillon, attivato da bambini che poi faranno ruotare la  scena, portandola, con grande effetto teatrale,  al caffè Momus. I cantanti sono affiancati da altri bambini che ne sono per così dire il doppio, se vogliamo l’anima infantile di questi giovani bohèmienne. Alcuni di questi bambini interagiscono con la scena, ad esempio la piccola  Mimì sottrae la chiave e il suo Rodolfo spegne le due candele, segnando così  l’avvio della storia d’amore dei protagonisti. Il caffè Momus è una specie di scatola aperta con un’insegna che rimane sullo sfondo, i tavolini sono all’aperto.  Un altro momento particolarmente bello è il finale dell’opera, quando alla morta di Mimì tutti i  bambini appaiono su di un carro e  salutano malinconicamente gli adulti… La morte ha allontanato per sempre la giovinezza e la spensieratezza.
La direzione di Marco Guidarini, al debutto a Genova, sua città natale, è stata brillante, ma in certi momenti dai tempi eccessivamente dilatati (ad esempio il valzer di Musetta).
L’ atmosfera creata dal regista ha  probabilmente influenzato anche le scelte interpretative del direttore che ha evidenziato la svariata tavolozza coloristica della partitura. Tra gli interpreti, si è distinta la protagonista Donata D’Annunzio Lombardi, dotata di una voce limpida e omogenea, delicata ma anche calda e appassionata. Massimiliano Pisapia, un’ormai “navigato” Rodolfo, ha mostrato la consuenta potenza vocale unita a una buona caratterizzazione del personaggio. Buonissimi acuti nei primi tre atti, mentre livemente in difficoltà nel quarto. Luci e ombre invece per il resto dei protagonisti. Giorgio Caoduro non ci è parso in serata. L’emissione vocale non era al meglio e l’interprete piuttosto distaccato. Discreto il Colline di Christian Faravelli. Questo giovane basso, proveniente dall’Ensamble Opera Studio, debuttava il ruolo e il fattore emotivo ha sicuramente influenzato la sua  prestazione. Spigliatissimo lo Schaunard di Dario Giorgelè  che ancora una volta si conferma come attore consumato (lo ha dimostrato  nel Flauto Magico e nel Campanello). Appena corretta la Musetta di Isabel Rey: spiritosa e frizzante nel secondo quadro, piuttosto spaesata nel resto, in particolare nel finale dell’opera. Bene gli altri componenti del cast, anch’essi provenienti dall’Ensamble Opera Studio, in particolare Davide Mura (Benoit) e Fabrizio Beggi (Alcindoro). Prova positiva per Coro che vedeva il debutto di Marco Balderi come nuovo preparatore e direttore. Encomiabili  anche le voci bianche dirette da Gino Tanasini.
Foto Jacopo Morando – Teatro Carlo Felice di Genova

One Comment

  1. Massimo Rini

    Considerando il livello medio di tutte le Bohème in giro per l’italia – cioè orrende, pacchiane e di cattivo gusto, questa è una meraviglia anche solo nelle foto. Se dobbiamo giocare, allora “giochiamo” fino in fondo.

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