La prima notte di… “Nozze” di Pier Luigi Pizzi

La Stagione Lirica 2012 della Fondazione Teatro delle Muse di Ancona apre il 27 gennaio (replica il 29 gennaio 2012) con la nuova produzione Le nozze di Figaro di Wolfgang Amadeus Mozart con la regia, scene, costumi di Pier Luigi Pizzi. Incontriamo il Maestro nel suo camerino a poche ore dalla “prima” di questo nuovo allestimento della Fondazione Teatro delle Muse che va completare  la trilogia Mozart dopo il Così fan tutte dello scorso anno e il Don Giovanni di due stagioni fa realizzate in coproduzione con lo Sferisterio Opera Festival.
Maestro, questa trilogia nella sua mente è stata concepita sin da subito come un unico progetto o si è creata “in fieri”?
Io ho pensato sin da subito che poteva essere un progetto unico e come tale è stato anche pensato, ma naturalmente non ero nella condizione al momento in cui ho cominciato a progettare Don Giovanni  di sapere se sarei riuscito a mettere insieme le altre due opere. Avevo già “frequentato” Don Giovanni. Un titolo importante del mio percorso artistico. Hoo debuttato  come scenografo lirico nel 1952 proprio con quest’opera. Poi,  nel 1977,  il Don Giovanni ha segnato anche il mio esordio come regista. Non appena mi è presentata la giusta occasione, in questo specifico caso la possibilità della coproduzione tra  Macerata e Ancona, sono tornato a Don Giovanni. Uno spettacolo che ha avuto successo di pubblico e la richiesta di essere ripreso in molti teatri in Italia ed all’estero. Da qui  è nata l’idea concreta di continuare la trilogia fino ad arrivare a queste  Nozze di Figaro che inaugureranno la stagione lirica 2012. In questo cammino abbiamo perso lo Sferisterio di Macerata…ma non importa! (Una risata giocosa inonda il camerino del Maestro). Lo scopo è stato comunque raggiunto. Ho realizzato uno tra i miei tanti sogni nel cassetto! Di Così fan tutte avevo solo realizzato una scenografia alla Scala. Le nozze di Figaro sono invece totalmente nuove per me. Un titolo che considero fondamentale non solo nella carriera di Mozart ma in generale come elemento  imprescindibile per chi, come me ha amato  La Folle journée ou Le Mariage de Figaro di Beaumarchais, una delle più belle opere di teatro mai scritte. Non le nascondo che mi sarebbe piaciuto molto affrontare anche la versione  in prosa, se mi fosse capitata la possibilità.
Com’è è stato dunque il suo percorso di realizzazione di questo progetto?
Molto semplicemente perchè qui ho trovato delle ottime, anzi direi ideali, potenzialità lavorative. Ancona è stata una perfetta fucina dove poter con agio e con ispirazione lavorare e costruire questo spettacolo così come ho fatto con in verità con precedenti allestimenti.A questo aggiungiamo che sono riuscito ad avere il cast giusto, disposto a sottoporsi a  un intenso periodo di lavoro. Ho chiesto a loro il massimo della concentrazione. Sono convinto che il risultato di questo operato sarà evidente. La scelta degli interpreti è stata molto accurata,  non solo per le qualità vocalie ma per dare la massima credibilità scenica a ogni personaggio.
Esiste un filo conduttore palese o latente che lei ha voluto celare o manifestare  nella realizzazione di questi tre progetti?
In verità la struttura è la stessa, ma poi le immagini, il risultato è diverso come ovviamente sono  diverse le opere. Nella loro diversità sono legate tra loro da  uno stesso clima, o atmosfera. Quello che desideravo fare emergere  maggiormente era il grande senso di vitalismo, di gioco teatrale nella sua più grande espressione,  di energia, di passione, di fervore. Questo è quello che voluto che i cantanti-attori trasmettessero, già a partire dalla produzione di  Don Giovanni. Come Così fan tutte  anche Le Nozze di Figaro, è  una commedia.  Don Giovanni è invece definito un dramma giocoso (e questa la dice lunga), ma pur sempre un dramma. Nelle Nozze  non c’è nessuna tragedia, nessun dramma familiare, c’è però questa apparente leggerezza che però fa dire anche cose molto importanti ai personaggi. Non è solo dunque un gioco frivolo, dietro alla filigrana si cela,  come nel capolavoro di Beaumarchais,  la Rivoluzione Francese con tutto quello che poi ha portato nell’ottica dei cambiamenti dei rapporti sociali.
…Non si possono dire cose più serie con più aerea leggerezza…
Esattamente…Questa è la grandezza di questi autori geniali: lanciare un messaggio serio attraverso un gioco teatrale leggero, elegante e  trasparente. Ho cercato di far sì che gioco emergesse sempre, se non altro perché è molto vicino al mio modo di fare teatro e di esprimermi.
C’è un elemento esplicito dove si manifesta  la sua idea registica in questo spettacolo?
Così come nel Don Giovanni e in Così fan tutte, anche nelle Nozze c’è una sorta di idea fissa legata alla  sessualità. Ciò  mi ha spinto ad evidenziare e a rendere esplicite certe situazioni che normalmente si ha o pudore a mostrare oppure che si realizzano  in modo eccessivo e se vogliamo volgare. La  volgarità non appartiene  allo stile di queste opere. Non dimentichiamoci che  tutte queste tre opere sono nate nel secolo del libertinaggio, della  grande permissività, con  gusto di abbandonarsi ai piaceri. Nelle  Nozze di Figaro abbiamo Susanna che è un personaggio dalla grande carica seduttiva. Niente di più facile per un quasi bulimico del sesso come possiamo definire  il Conte gettarsi e scendere  a  qualsiasi bassezza pur di possedere questa  creatura. La Contessa  a sua volta, sta vivendo un momento di appannemento della sua capacità di essere seduttiva, ma no si da certo per vinta. Anzi! Pur rammaricandosi di non avere più quel fascino di un tempo, trova  in Cherubino quella  forza per rimettersi  in gioco. Questa sua evoluzione la  dimostra in tutti modi ed io ho cercato di mostrarla, renderla chiara. E proprio Cherubino, nella sua ambiguità,  è il personaggio più scopertamente  pronto a qualsiasi gioco erotico per istinto, natura, educazione e direi, vocazione. Figaro semmai è quello più quadrato,  più marcatamente…
Borghese?
E’ così, infatti. Dopo la rivoluzione francese, non solo i servi diventano padroni, ma cade anche questo mondo di apertura e di abbandono dei sensi. La nascita del concetto di “Borghesia” porta a  regole morali e  comportamenti sessuali almeno sulla carta più vigili e controllati.
Le Nozze di Figaro è considerata il più grande successo dell’intera carriera artistica di Mozart. Secondo lei qual è la sua forza?
E’ un opera straordinaria e potremmo parlarne per ore, sotto ogni punto di vista. In verità credo che la vera forza di quest’opera sia che ognuno può ritrovarsi in un personaggio o anche per molti ragioni in più d’uno. Me lo conceda ce n’è per tutti!
Il personaggio che ama e a cui si sente più vicino in quest’opera…o magari il più simpatico…
La simpatia va sicuramente a Cherubino. Ovviamente perché è lo spirito della vita, in lui si associa l’innocenza alla malizia. In questo senso questo personaggio è quello che ha più immaginazione e per questo lo sento maggiormente. Preciso però che non  sono stato un Cherubino, molto  semplicemente lo sento  a me più vicino perché dal punto di vista teatrale e letterario è il  personaggio più fantasioso, più ricco di immaginazione e di insolenza.
Tranne alcune opere minori di Mozart mi sembra che lei abbia affrontato registicamente ad oggi quasi tutti i grandi capolavori tranne il Mitridate Re di Ponto, giusto Maestro? Ha qualche progetto in merito?
No. Devo dire che io non ho quasi mai forzato qualcuno per potere fare qualcosa o avere un progetto. Ho sempre pensato che le cose prima o poi  ti capitano. In tal senso mi reputo abbastanza fortunato,  come in questo caso della trilogia mozartiana. Riguardo ad altri lavori di Mozart, mi viene in mente che non ho mai avuto modo di affrontare nemmeno  il Lucio Silla un’opera molto seria ed impegnativa. Ribadisco la mia grande attrazione per  Mozart. La sua  musica coinvolge completamente perché è  da vivere, da interiorizzare come arricchimento dello spirito. La sua  produzione sinfonica in modo particolare,  ha arricchito la mia vita di uomo e di artista. A Mozart tutta la mia immensa gratitudine!