Opéra de Marseille: “La Bohème”

Marseille,  Opéra – Stagione lirica 2011 / 2012
“LA BOHÈME”
Scene liriche in quattro quadri su libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa, dal romanzo “Scènes de la vie de Bohème” di Henri Murger. Musica di Giacomo Puccini
Rodolfo RICARDO BERNAL
Marcello  MARC BARRARD
Schaunard  IGOR GNIDII
Colline  NICOLAS COURJAL
Mimì NATHALIE MANFRINO
Musetta GABRIELLE PHILIPONET
Benoit FRANCOIS CASTEL
 Alcindoro ANTOINE NORMAND
Orchestra e Coro dell’Opéra di Marseille
Direttore: Mark Shanahan
Regia: Jean-Louis Pichon
Scene: Alexandre Heyraud
Costumi: Frédéric Pineau
Luci Michel Theuil
Marseille,  23 dicembre 2011

La Bohème “si innalza” a Marsiglia.In effetti è sui tetti di Parigi che il regista Jean Louis Pichon trasporta questa Boheme. Se l’azione si svolgesse in estate questa scelta poteva anche essere comprensibile ma,  in inverno la stufa e il letto all’esterno sono difficilmente comprensibili.
Scenografia unica e tutta in grigio. Certo, il libretto non è “allegro”, ma questa tetraggine ci fa uscire dal teatro  un po’ depressi. Il  primo quadro ha un inizio piuttosto incerto. La direzione di  Mark Shanahan appare piuttosto compassata. Il Marcello di Marc Barrard  si presenta un po’ troppo teatrale, mentre il Rodolfo di Ricardo Bernal sembra piuttosto a disagio. L’opera comuncia a prendere un po’ del giusto ritmo solo all’entrata del Benoit di Francois Castel.
Nathalie Manfrino dà vita ad una graziosa e convincente Mimì. Tenera, timida, fisicamente giovanile. Il timbro vocale è gradevole, nonostante un vibrato poco controllato, molto attenta alle  sfumature. Il registro acuto è sicuro e ben timbrato. Nel primo duetto con Rodolfo non trova la giusta coesione con quella di Ricardo Bernal, dal vibrato stretto e piuttosto carente in raffinatezze. Il quadro si chiude comunque con  il loro ultimo acuto che lascia sperare in successivi momenti piacevoli.
Solo un cambio nella scenografia del secondo quadro, la vista sul Sacré Coeur. Il caffè Momus appollaiato sui tetti si anima di personaggi tutti stranamente vestiti con abiti eccessivamente sgargianti, quasi fluorescenti. D’altra parte, in una ambientazione irreale, anche i costumi non possono essere diversi. E’ senza dubbio a un mumero di spettacolo del Moulin Rouge che il regista ha voluto fare riferimento nel presentarci una  Musetta che scende la scala attorniata dai suoi “boys”. Una scelta di poco senso e di dubbio  gusto,  malgrado la buona volontà interpretativa degli interpreti e della Musetta piuttosto  petulante di Gabrielle Philiponet.
Nel terzo quadro i ritroviamo i soliti tetti gradevolmente ricoperti di neve.  Ovviamente non rappresentano le porte di Parigi. La Manfrino e Bernal sono due interpreti emotivamente molto coinvolgenti. Bernal mostra un registro acuto squillante e sicuro, mentre in quello medio appare piuttosto povero di corpo.
Il quarto quadro, ovviamente sui discutibili tetti, vede il quartetto delle voci maschili, ben amalgamato e credibile nell’evolversi tragico della vicenda. Perfetti vocalmente e scenicamente lo Schaunard di Igor Gnidii e il Colline di Nicolas Courjal. Più discontinuo il Marcello di Barrard che fatica ad entrare nel ruolo. Al contrario della Philiponet, una Musetta complessivamente convincente. La regia piuttosto statica e discutibile e una concertazione che non  ha saputo dare alla musica di  Puccini tutta la finezza e il ritmo che la caratterizzano, è stata in parte salvata dalla prova dei cantanti (in particolare la Manfrino e Bernal), calorosamente applauditi dal  pubblico.
Foto Christian Dresse – Opèra de Marseille

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