John Tilbury a Palermo per “100 John Cage”, edizione speciale della rassegna “Il suono dei soli”.

Palermo, Cantieri Culturali alla Zisa, Goethe-Institut, Contemporary Sounds 2012
CAGE WITH A FRIEND 1 e 2
Pianoforte, John Tilbury
John Cage: Seven Haiku (1952);  Suite for Toy Piano (1948); ASLSP (1985); 2 Pastorales (1952); The Seasons (1947); Dream (1948)
Christian Wolff: 13 piano pieces (1997)
Earle Brown: 4 Systems (1954)
Morton Feldman: Madame Press Died Last Week at Ninety (1970) trascrizione per piano di Frank Márkel
Palermo, 16 e 17 febbraio 2012
Da quindici anni un’impetuosa “Curva” attraversa il panorama della musica a Palermo. Minore di nome ma non di fatto, l’Associazione per la musica contemporanea fondata nel 1997 da Gianni Gebbia e dall’attuale direttore artistico, il contrabbassista Lelio Giannetto, nell’appellativo riporta alla mente una condizione di marginalità, rivendicata con orgoglio, con inesauribile passione ed attualità. Nel sottotitolo “Contemporary sounds” emerge poi il cuore stesso dell’associazione: suoni contemporanei che si sovrappongono e stratificano, attivando percorsi eccentrici ma sempre coerenti, attenti ai molteplici contesti di cui è costituito il mondo musicale (da quelli istituzionali e accademici, a quelli più innovativi, talvolta sconosciuti al grande pubblico). Nella felice congiunzione dei linguaggi viene indicata una via diversa e “divertente” nel senso più autentico del termine, poiché “di-verge” dai circuiti tradizionali e si propone quale voce dissonante, all’insegna della continua sperimentazione.
Tra i festival promossi dall’associazione, “Il suono dei soli” ha alle spalle una storia consolidata, rappresentata dalle dieci edizioni che si sono succedute dal 1999 al 2008. Non anarchia, ma pluralità di costellazioni, di centri di attrazione. E di centri ne possiamo individuare almeno due: la contemporaneità, poiché ogni musica risulta contemporanea nel momento stesso in cui risuona, e l’improvvisazione, trasversale sia cronologicamente che nei generi (musica colta, musica jazz, musica popolare). “Il suono dei soli” ritorna quest’anno, in occasione del centenario dalla nascita di John Cage, il più rivoluzionario dei musicisti del Novecento. Ecco dunque il progetto “100 John Cage” che si svilupperà da febbraio a marzo, attraverso appuntamenti di varia natura, non soltanto concerti e workshops, ma anche incontri a cura del Dipartimento Fieri-Aglaia dell’Università di Palermo. Un progetto ad ampio raggio che si avvarrà del supporto del Goethe-Institut di Palermo e dei suoi spazi presso i Cantieri Culturali alla Zisa, rafforzando una collaborazione dalle radici profonde.
Dopo l’anteprima di gennaio – affidata a Tim Hodgkinson e all’Enterico Trio (Hodginkson, Gandolfo Pagano, Dario Sanfilippo) – la rassegna ha avuto inizio il 3 febbraio e finora ha visto esibirsi artisti del calibro di Ulrike Brand, violoncellista tedesca che ha avuto modo di conoscere John Cage e di approfondire il suo pensiero compositivo, l’arpista francese Hélène Breschand, protagonista di due scenografici concerti intitolati “Not for Cage” e “Yes for Cage”, e l’ensemble Decibel di Perth che ha offerto l’esecuzione integrale delle Variations I-VIII del compositore statunitense. Il 16 e 17 febbraio la Sala Wenders ha inoltre accolto uno degli interpreti più rinomati nel panorama internazionale della musica del Novecento, il pianista inglese John Tilbury, al cui nome sono legate le esperienze di musicisti quali Cornelius Cardew e Christian Wolff, in relazione all’attività del gruppo di “free improvisation” AMM di cui Tilbury fa tuttora parte.
Entrambi i concerti sono stati preceduti da due conversazioni con il pianista inglese, guidate rispettivamente dal musicologo Gabriele Garilli e dal compositore Giovanni Damiani, attraverso le quali è stato possibile entrare in contatto con la concezione esecutiva di Tilbury e in particolare con il suo rapporto con Cage, dalla prima esperienza del 1959 (anno anche della scoperta della musica di Morton Feldman) sino ad oggi. Cage viene avvertito da Tilbury come un compositore di grande versatilità, nel quale coesistono l’irrefrenabile urgenza di liberare il suono insieme ad aspetti di natura romantica, in direzione di una progressiva espansione della musica strumentale. Tilbury sembra attratto dalle composizioni appartenenti alla fase centrale della produzione cageana, quelle in cui più si colgono soluzioni finalizzate al coinvolgimento dell’ascoltatore, convinto come è della necessità per la musica di essere sensuale (e da qui l’amore per Feldman). Al centro della propria esperienza Tilbury però pone sempre l’improvvisazione, che secondo Cage costituisce ancora una forma di accesso alla memoria, al contrario della musica aleatoria che libera il pubblico e comporta un abbandono della memoria personale.
Pur non definendosi un fan di Cage, Tilbury coglie del compositore una dimensione forse inconsueta, ma comunque aderente alla sua poetica. Ciò è avvenuto nel corso dei due concerti “Cage with a friend” dove, insieme a brani del compositore statunitense, sono state presentate tre composizioni di Christian Wolff, Morton Feldman, Earle Brown, musicisti facenti parte del circolo cageano, pur manifestando caratteristiche diverse. La diversità di stili è emersa già nella prima serata, a partire da Seven Haiku, rappresentazione in musica della raffinata poesia giapponese, di cui Tilbury ha saputo rendere la concentrata brevità. Si è poi passati alla Suite for Toy Piano, per la quale Cage già in origine aveva previsto un’esecuzione alternativa, nel registro acuto del pianoforte. Il passaggio a uno strumento diverso non ha comunque intaccato la componente ironica e l’effetto di straniamento che il compositore cercava e che Tilbury ha esaltato con tocco partecipato e a tratti metallico. A seguire i 13 Piano Pieces di Christian Wolff, che si collocano sulla stessa linea di Seven Haiku per la brevità e per il valore affidato al silenzio. Infine Cheap Imitation ancora di Cage, un pezzo che Tilbury avverte come intensamente provocatorio e con il quale ha voluto negare l’orizzonte di aspettativa dell’ascoltatore.
Nel concerto del 17 febbraio ancor più abbiamo percepito le tre principali caratteristiche della concezione performativa di Tilbury, che egli deriva dall’insegnamento della prima maestra di pianoforte, Dorothy Symes: la capacità di far cantare lo strumento, l’importanza assoluta data all’ascolto, l’attenzione perfezionistica per il singolo dettaglio. E l’esperienza di ascolto che Tilbury ha offerto è apparsa intensa e profonda, come ha dimostrato in 2 Pastorales e The Seasons di cui ha eseguito Winter e Summer; brani che hanno suscitato nel pubblico un effetto ipnotico e una vera e propria sospensione del tempo, producendo una sensazione di delicatezza che comunemente non siamo portati ad associare a Cage. Invece, nell’isolare i singoli suoni e nel conferire a ciascuno una specifica valenza espressiva, Tilbury ha plasmato effetti acustici di vibrante impatto emotivo, grazie anche al supporto del pianoforte preparato e degli oggetti con i quali percuoteva le corde dello strumento. Impressioni che abbiamo ritrovato nel brano di Earle Brown Four Systems, dove la corrispondenza tra pensiero compositivo e pratica improvvisativa ci è sembrata perfetta, o ancora in Madame Press Died Last Week at Ninety di Feldman, in cui Tilbury ha dato il meglio di sé, vivificando l’esecuzione di cangianti sfumature.
A chiusura di serata Dream (1948) ha sciolto in un’atmosfera sognante il percorso tracciato in entrambi i concerti, esibendo i tratti romantici di cui parlavamo all’inizio. E nel tocco delicato e volutamente esitante leggiamo in filigrana il motto di Samuel Beckett che Tilbury ha adottato come principio-guida: “Ever tried. Ever failed. No matter. Try Again. Fail again. Fail better”. Qui la musica diventa inafferrabile e quasi si annulla, anticipando in una linea ideale la performance che avrà luogo il 25 febbraio, la Conferenza su niente, “interpretata” per l’occasione da Paolo Emilio Carapezza. La rassegna proseguirà con il concerto “Con John Cage” (1 marzo) del chitarrista Flavio Virzì e con due appuntamenti affidati al pianista Thollem McDonas (2 e 3 marzo), mentre l’esecuzione di Four Walls della pianista Adalgisa Badano e del soprano Picci Ferrari, originariamente prevista per il 24 febbraio, verrà rimandata a data da destinarsi. Per ulteriori informazioni e per il programma completo vi rimandiamo al sito di curvaminore.

 

One Comment

  1. lelio giannetto

    il mio è un commento dichiaratamente di parte, doppia parte, ovviamente, ma sono davvero felice per la lettura del testo che ho appena fatto. bellissimo articolo, sia dal punto di vista della qualità del linguaggio che per le competenze musicologiche che arrivano lucide, ma senza togliere alla musica le sui fondamentali qualità di vivo senso umano. grazie ‘sentite’ all’autrice 🙂

Lascia un commento