Milano, Teatro alla Scala:”Aida”

Milano, Teatro alla Scala, Stagione Lirica 2012
“AIDA”
Opera in quattro atti su libretto di Antonio Ghislanzoni
Musica di Giuseppe Verdi
Il re d’Egitto MARCO SPOTTI
Amneris MARIANNE  CORNETTI
Aida LIUDMYLA MONASTYRSKA
Radamès  STUART NEILL
Ramfis ROBERTO TAGLIAVINI
Amonasro ANDRZEJ DOBBER
Una sacerdotessa PRETTY YENDE
Un messaggero ENZO PERONI
Akhmet BETRICE CARBONE
Coppia selvaggi SABRINA BRAZZO, GABRIELE CORRADO
Orchestra , Coro e Corpo di ballo del Teatro  alla Scala di Milano
Direttore Omer Meir Wellber
Maestro del Coro Bruno Casoni
Regia  e scene Franco Zeffirelli
ripresa da Marco Gandini
Costumi Lila De Nobili
Coreografia Vladimir Vasiliev
Luci Marco Filibeck
Allestimento del Teatro alla Scala 1963
Milano, 16 febbraio 2012
Un pezzo di storia della Scala, questa Aida firmata Franco Zeffirelli. Un allestimento che nelle parole dello stesso regista: “…agganciata alla tradizione scenografica ottocentesca… un atto d’amore per un’idea tradizionale della messinscena operistica.” Indubbiamente, per ciò che rigurda le scene e i bellissimi costumi di Lila De Nobili, questa Aida mantiene  immutato il suo fascino, anche grazie alle belle luci di Marco Filibeck. Non si può dire la stessa cosa dell’impostazione registica alquanto convenzionale, soprattutto nella caratterizzazione dei personaggi decisamente superficiale. Forse questo però, visto il contesto scenico,  lo si può anche accettare, o è il male minore. Non si può invece sottovalutare la inadeguatezza, per non dire la mancanza di una vera drammaturgia musicale nella concertazione di  Omer Meir Welber. Una direzione  priva di fantasia,  sfibrata nei tempi e  affogata in una generica e alquanto soporifera lettura della partitura.
Il versante vocale è stato dominato dall’Aida di Liudmyla Monastryrska, indubbiamente una cantante interessante. Ha una linea di canto sufficientemente accurata (nonostante un fraseggio piuttosto oscuro) e, in contrapposizione a un uso vario di suoni sfumati, un timbro pieno e, in alto,  molto squillante. La sua presenza scenica è anche efficace e ha tratteggiato un’Aida compostamente  nobile.  Non possiamo dire la stessa cosa dell’Amneris di Marianne Cornetti. La sua Amneris scenicamente ha ben poco di regale e, sul piano vocale le cose non vanno meglio. Oltre a non avere ancora imparato a cantare in un italiano convincente, la Cornetti ha uno strumento vocale e una linea di canto ormai fuori controllo.  Le note basse, le prime del “medium”, sono opache, ingolate e sgangherate, mentre in alto apre e forza. In più incorre in qualche gigionismo (i singulti fuori luogo nell’atto IV). In quanto al Radames del tenore Stuart Neill, possiamo dire che ha avuto almeno il pregio di  non combinare disastri, rimanendo nell’ambito di una prestazione complessivamente decorosa. Di certo si sente che non è un tenore naturalmente eroico e dallo squillo bronzeo. La tendenza è quella di un canto sempre “di spinta”. I tentativi di mezzevoci portano a un affievolimento del suono timbrato. Nel ruolo di Amonasro il baritono Andrzej Dobber è abbastanza efficace nell’accento e nella linea vocale.  La sua visione del personaggio è però a senso unico, ossia grossolana e superficiale. Come Ramfis,  Roberto Tagliavini è parso abbastanza corretto vocalmente, ma il suo canto manca tuttavia di imponenza. Pregevole il Re di Marco Spotti. Buoni gli interventi di Enzo Perone (Messaggero) e di Pretty Yende (La sacerdotessa). Molto applauditi Sabrina Brazzo e Gabriele Corrado, i solisti nei ballabili del Trionfo. Professionale la resa del Coro. Alquanto svogliata l’orchestra. Pubblico complessivamente partecipe anche se inizialmente piuttosto avaro di applausi. Foto Brescia e Amisano © Teatro alla Scala

 

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