Trieste, Politeama Rossetti: Il Vizietto “La Cage aux Folles”

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IL VIZIETTO “LA CAGE AUX FOLLES”
Commedia musicale di  Jerry Herman e Harvey Fierstein; tratto dalla commedia omonima di Jean Poiret;
traduzione,adattamento di Massimo Romeo Piparo
Albin / Zazà MASSIMO GHINI
Renato CESARE BOCCI
Jacob  RUSSEL RUSSELL
Madame Sant’Anne CRESCENZA GUARNIERI
On.Sant’Ann de Que EDOARDO SALA
Laurent CRISTIAN RUIZ
Anne CHIARA SCIPIONI
Jacqueline GLORIA MIELE
Francis ANDREA PALOTTO
Le Cagelles: DANIELE AMENTA, GIAMMARCO CAPOGNA, MAURO DE PALMA, BASTAN GIMELLI MOROSINI, ADONA’ MAMO, JACKY ROMANO, GIOVANNI SCURA, SALVADOR AXEL  TORRISI, MARCO PAOLO TUCCI, NICOLA ZAMPERETTI
e con CHIARA BARBAGALLO, DEBORA BOCCUNI, MICHELA  MALTONI
Direzione musicale e orchestrazioni aggiunte Emanuele Friello
Regia Massimo Romeo Piparo
Scene Gianluca Amodio
Costumi Nicoletta Ercole
Coreografie Bill Goodson
Suono Luca Finotti
Luci Daniele Ceprani
Trieste, 3 febbraio 2012

Bene! E’ la prima volta che usciamo da uno spettacolo del regista Massimo Romeo Piparo finalmente soddisfatti: bravo, segno di crescita. Abbiamo assistito alla replica di venerdì 3 febbraio 2012 in un Politeama Rossetti con pubblico dimezzato dall’avversa situazione climatica ma caldo per applausi, risate e apprezzamenti allo spettacolo in scena che era “La Cage aux Folles”. Sono innumerevoli le produzioni di questo fortunatissimo testo del 1973 di Jean Poiret: dal teatro, al cinema (“Il vizietto” nel nostro paese con Ugo Tognazzi e Michel Serrault), al musical. Il plot narra la vicenda di Renato e Albin, coppia gay stereotipatamente anni ’70, che gestiscono un cabaret sulla Costa Azzurra e si trovano a dover affrontare l’incontro con i bigottissimi futuri suoceri di Laurent, figlio di Renato afflitto dal “vizietto” di essere stato bisessuale, innamorato di Anne e pronto al matrimonio.
Il regista decide di mantenere l’ambientazione agli anni in cui il testo è stato scritto, anche se la trasposizione in musical è avvenuta nel 1983, e fa bene perchè sarebbe stato insensato trasporlo ai giorni nostri, connotato com’è di vizzi e lazzi dell’epoca che fu. Piparo, anche traduttore e adattatore del testo, sorprende con una regia mossa, allegra, figlia del film al quale attinge a piene mani ma anche con intuizioni felici e brillanti. Anche se non nuovissima, è interessante la resa dello spettacolo nello spettacolo e l’ide di mostrarcelo prima da spettatori quali siamo e, subito dopo, da dietro le quinte. Non nascondiamo, però, che aleggia un aria leggermente misera, un tono lievemente raffazzonato, come nelle sue altre regie de “La febbre del sabato sera” e di “Hairspray” nonostante i grandi nomi con cui collabora: anche in questa produzione un cast di creativi e di artisti di tutto rispetto.
Ne citiamo alcuni a iniziare dalle scene di Gianluca Amodio, semplici ma con belle trovate per renderle trasportabili ma non povere, e dai costumi di Nicoletta Ercole all’altezza di un Music Hall francese e di ciò che le ambientazioni richiedono.
A seguire le splendide coreografie di Bill Goodson, adeguate e fantasiose, curatissime specialmente nel creare l’illusione che tra le Cagelleses ci siano veramente delle donne (la platea non si domandava altro ad ogni loro apparizione, finchè non si sono tolti le parrucche). Unico dubbio la scena, anche troppo lunga, in cui entrano in platea diffondendo aromi e arrivano in palco cercando di creare una tensione (erotica?) che non si realizza: era necessaria e non l’abbiamo capita? Buono il suono di Luca Finotti e la direzione musicale e le orchestrazioni aggiunte di Emanuele Friello.
Gli interpreti? Eccoli! Svetta su tutti l’Albin di Massimo Ghini: gigione ma mai sopra le righe, macchiettistico ma mai volgare, discreto cantante e, ovviamente, grande presenza e carisma. Gli tiene perfettamente banco il Renato di Cesare Bocci: agile, presente, dotato di bei vocalizzi a voce piena e naturalmente simpatico. Nella loro casa troviamo anche Jacob, l’inossidabile Russel Russell, negli anni ’80 stella televisiva ed ora solo lievemente appesentito ma molto migliorato nella dizione in una lingua che non è la sua, e Cristian Ruiz nei panni di Laurent dalla voce potente e dalla fasciata prestanza fisica. Voce robusta  e molto, molto bella anche quella di Gloria Miele che interpreta Jaqueline, proprietaria di un ristorante. Citiamo ancora l’effervescente simpatia (e fisicità) di Crescenza Guarnieri nel ruolo della futura consuocera dei nostri protagonisti e sua figlia Anne, interpretata da Chiara Scipione. Manca da citare ancora Edoardo Sala che al suo ingresso in palco ci spaventa per la somiglianza con un altro teatrante, di recente Presidente del Consiglio…
L’unica pecca? La durata dello spettacolo: qualche taglio gioverebbe…

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