Verona, Teatro Nuovo: “Lo Schiaccianoci”

Verona, Teatro Nuovo
“LO SCHIACCIANOCI”
Balletto in due atti di  Marius Petipa, da «Nussknacker und Mausekonig» di E.T.A. Hoffmann
Musica di Pëtr Il’ic Cajkovskij
Clara MARIA PALIUODOVA
Il Principe ION CUROSHU
Drosselmeyer  ANDREY RYABOV
Solisti, Corpo di ballo del Teatro Nazionale Russo di Mosca.
Direttore e coregrafo Vladimir Moiseev
Verona, 23 gennaio 2012
In tournée da tempo, in giro per l’Italia e l’Europa, è arrivato anche a Verona, il  Balletto del Teatro Nazionale Russo di Mosca, diretto da Vladimir Moiseev. Un’unica apparizione con questa loro versione dello Schaiccianoci . Il Teatro Nazionale Russo di Mosca – cosi si chiama la compagnia – ospite, e non è per caso: la parola – chiave “Nazionale” nel suo nome è un indice della direzione sulla quale il titolare Vladimir Moiseev gestisce la sua compagnia. Discendente della famiglia del celebre coreografo di danze folckloristiche Igor Moiseev, suo figlio Vladimir, pur continuando a seguire le orme del padre, ha anche avviato un recupero di  delle tradizioni del balletto classico russo.
Nello Schiaccianoci di questa compagnia, confluiscono molte tracce provenienti da varie interpretazioni coreografiche di questo capolavoro. Si va da  Vainonen, con la sua danza dei Fiocchi di Neve e altri frammenti dalla versione fatta da lui nel 1934 al teatro Kirov. E’ poi riconoscibile il prologo di Grigorovice, estratto dalla sua famosa versione dello Schiaccianoci  del 1966 per il Bolshoi, con la parata di personaggi ospiti alla casa di Stahlbaum, ognuno con le proprie caratteristiche. Dalla versione del Covent Garden del 1982, coreografata da  Wright si nota il il particolare rilievo dato al personaggio di Drosselmeyer, vero coprotagonista del balletto. Questa versione di Moiseev sembra dunque una sorta di compendio, un pout-pourrì della storia coreografica di Schiaccianoci.
Il risultato non è nemmeno del tutto negativo. Gli ingredienti sono complessivamente ben amalgamati e presentati in modo vivace e accattivante per il pubblico. Gradevoli, nel primo atto, le danze dei pupazzi messi in movimento da Drosselmeyer o, nel secondo atto, la convincente caratterizzazione delle “danze nazionali”.  Questa positività dell’insieme ha indubbiamente aiutato a mascherare i limiti dei singoli. In particolare la prima ballerina, Maria Paliuodova. Se nel primo atto era una Clara  che illuminava la festa della vigilia di Natale, ad un tratto,  nel secondo atto è parsa del tutto incolore e impersonale. Il morivo di ciò? Le vistose pecche tecniche. Talmente vistose da trasformare il povero principe, impersonato da Ion Curoshu, in un autentico porteur per mantenere in piedi questa sgraziatissima ballerina. Per questa ragione, l’unica cosa decente che ha fatto è stato “l’adagio” del “pas de deux” del finale, ma proprio perchè sorretta dal partner. Ion Curoshu è stato ammirevole nel sostenerla, ma non l’ha certo salvata dal disastro. Ogni piroetta era un mezzo disastro.  È chiaro che a questo livello la prima ballerina non fosse in grado di lanciarsi nella serie di variazioni che dovrebbero seguire il “pas de deux”. Cosi, dopo l’adagio, si è passati direttamente al finale del balletto.
Di Ion Kuroshu, possiamo dire ben poco. Lo abbiamo citato come solito sostegno della Paliuodova, ma non possiamo dire altro, visto che la sua parte è stata drasticamente tagliata. In ogni caso non ci è parso nulla di eccelso. Decorosa, come abbiamo detto, la prova complessiva del corpo di ballo che almeno ha dimostrato una certa vivacità interpretativa.
Il migliore in campo è stato il Drosselmeyer di Andrey Ryabov. Il suo personaggio, un po’ ironico, sicuro tecnicamente, ha saputo attirare e governare l’intero svolgersi della fiaba. Con una presenza scenica vivida e catalizzante, Ryabov ha saputo mascherare la mancanza della protagonista femminile.

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