Les Ballets Trockadero de Monte Carlo

Trieste, Politeama Rossetti, Sala Assicurazione Generali, Danza  & Dintorni
LES BALLETS TROCKADERO DE MONTE CARLO
Musiche di Piotr Ilic  Caikovskij, Ludwig Minkus, John Cage, Boris Assafiev, Cesare Pugni, Camille Saint-Saens
Interpreti: Robert Carter, Boysie Dikobe, Roberto Forleo, Paul Ghiselin, Brock Hayhoe, Chase Johnsey, Davide Marongiu, Fernando Medina Gallego, Carlos Miller, Raffaele Morra, Alberto Pretto, Giovanni Ravelo, Carlos Renedo, Britton Spitler, Joshua ThakeRegia: Costumi: Kenneth Busbin, Mike Gonzales
Direttore generale: Eugene McDougle
Direttore artistico: Tory Dobrin
Maître de Ballet: Paul Ghiselin, Iliana Lopez
Trieste, 14 marzo 2012
Lode e gloria agli intramontabili, immarcescibili, eterni Trocks! Abbiamo assistito alla seconda delle recite in programma al Politeama Rossetti di Trieste , in un teatro stracolmo di pubblico, affollato in ogni ordine di posti: che meraviglia!
Les Ballets Trockadero de Monte Carlo” fin dall’annuncio che si diffonde in sala prima dell’apertura del sipario, si presentano come un gruppo di divertiti dissacratori: viene data lettura dei nomi di improbabili “ballerine” russe dalle generalità degne della famosa “Cholanka Sbilencka”, si ricorda il divieto di scattare foto con il flash per non ricordare alle povere sventurate interpreti gli orrori vissuti durante le fucilazioni da parte dei Bolscevichi che annientarono il regime zarista, amante da sempre delle ballerine dei teatri imperiali, e così via. Il pubblico ascolta prima sospettoso, poi divertito, infine entusiasta e plaudente mentre il sipario si apre sul secondo atto de “Il lago dei Cigni” in versione quasi integrale ma rimaneggiato per fare il verso a tutti i tic e i vezzi della danza classica e delle sue divine interpreti. Pensiamo che tra i 1500 spettatori che assiepavano il Rossetti, ci saranno stati forse un centinaio di “ballettomani” o “ballettofili”, in grado di cogliere tutti i rimandi e le citazioni.

I restanti erano spettatori qualunque eppure, a giudicare dalle risate e dagli applausi, se la sono spassata parecchio: segno che, quando l’umorismo o la satira sono intelligenti e ben costruite, fanno ridere chiunque e comunque. Questa versione dell’atto bianco del “Lago” con un principe troppo alto e svampito, dotato di terribile parrucchetta bionda, calzando la quale attraversa il palco in diagonale, camminando con la lentezza esasperante e manierata di alcuni danzatori classici; con un diafano cigno bianco che bianco non è, essendo di pelle nera, con piedi numero 45 e peli e chili in abbondanza; con un cavalier servente del principe, goffo e insignificante che abbatte cigni, sbadatamente, a spallate; con dei cigni che hanno polpacci a fiaschetto degni di un maratoneta, di altezze molto assortite e anche loro pieni di peli….già, perché abbiamo dimenticato di precisare che quella dei Trocks è una compagnia di soli uomini che si esibisce senza problemi, alla stregua del teatro elisabettiano, nei ruoli destinati a entrambi i generi sessuali. E cosa di meglio che distruggere uno dei topos del romanticismo: la donna cigno…in questo caso nerboruta, con ispidi peli neri e dalle “zampe” poderose. Deliziosi! Il pubblico apprezza sghignazzando allegramente per tutti i 30 minuti di durata.

Dopo l’intervallo si riprende con “Patterns in space”,brano che fa il verso a molta danza contemporanea: incomprensibile, slegata, noiosa, inconcludente e danzata su un tappeto sonoro improbabile e per nulla coinvolgente: riflettiamoci. Segue il passo a due da “Le fiamme di Parigi” perfettamente danzato, eseguendo pedissequamente la versione di repertorio. Subito dopo, il sipario si apre su un’altro capolavoro romantico: il celeberrimo “Pas de Quartre” ideato da Jules Perrot che riuscì a portare in scena le quattro più grandi ballerine del 1845. Ripreso raramente proprio per la difficoltà di trovare quattro Prime Ballerine disposte a mettersi in gara tra di loro. Possiamo dire che, dopo la famosa riedizione del 1957 con Fracci, Chauviré, Markova e Schanne, non si è quasi più visto sui palcoscenici nostrani: grazie, Trocks! Questa versione si rifà a quella dell’Ottocento e le tre danzatrici sono vessate dalla grandezza e dalla supremazia volontaria della dominante Maria Taglioni: una vera arpia! Chiude il secondo tempo l’immancabile “Morte del cigno” che, in questo caso, avviene per abbondante perdita di piume! Ricordiamo che non ha nulla a che vedere con “Il lago dei cigni” sopracitato e rappresentato ma che nasce autonomamente nel 1901, a 25 anni di distanza dalla nascita del capolavoro di Čajkovskij, inserito nel “Carnevale degli animali” di Saint Saens.
Il terzo tempo, vede in scena il “Grand Pas” da “Paquita che i Trockadero eseguono quasi integralmente, con rigore filologico e un po’ di noia da parte nostra: che senso ha tutto questa apparente seietà? Aldilà di una ballerina in tutù con gli occhiali, di una caduta a mo’ di domino di una fila di ballerine, null’altro succede di comico. L’intenzione è quella di mostrare la bravura dei ballerini? Bravi ma, onestamente, come uomini non un granché e come donne sono inguardabili per le linee mozze dei piedi, la poca grazia e uno stile farraginoso…oppure vuole essere un inno al travestitismo? Non ci è molto chiaro… Onestamente avremmo preferito invertire il primo e il terzo tempo per lasciare nel pubblico il gusto del divertimento e il senso di questa compagnia: divertire divertendosi!
In ogni caso, apprezziamo moltissimo questa nuova virata che ha riportato la compagnia ad uno standard goliardico, lontano dal freddo tecnicismo, dalla ricerca di danzatori dotati di linee femminili (colli del piede e gambe alte a profusione) che la caratterizzava qualche anno fa dove, l’idea di voler competere realmente con le danzatrici “vere” era pericolosamente dominante. Quindi, andate a vederli appena potete (sono sempre in giro, anche nel nostro paese) e un grazie allo Stabile del Friuli venezia Giulia per averceli proposti!