Matthew Bourne’s Nutcraker

Politeama Rossetti, Sala Assicurazioni Generali, Danza & dintorni
MATTHEW BOURNE’S NUTCRACKER
(Lo schiaccianoci)
Coregrafia e regia di Matthew Bourne
Musica di Pëtr Il’ic Cajkovskij
Clara HANNAH VASSALLO
Sugar bambina / La principessa ASHLEY SHAW
Fritz /Menta Forte DOMINIC NORTH
Scene e costumi Anthony Ward
Luci Howard Harrison
Trieste, 7 marzo 2012
Dolce come un Marshmallow. Avete presenti quelle treccie dolci, bianche e rosa, gommose, piacevoli all’inizio ma alla lunga stucchevoli?
Con un po’ di esagerazione, così potremmo definire il “Nutcracker “del coreografo inglese  Matthew Bourne, visto al Politeama Rossetti di Trieste in esclusiva europea.  Lo scorso anno il Direttore artistico Calenda ci aveva regalato un vero capolavoro dello stesso coreografo che crea un genere a confine tra la danza e il musical: quello “Swan Lake” tutto al maschile che ha fatto il giro del mondo e che resterà nella storia del teatro. Tutt’altra sorte avrà, a nostro avviso, questo spettacolo.
E’ sicuramente un Grande spettacolo, soprattutto per il poderoso dispiego di mezzi, per una compagnia di danzatori di grande sincronia ed espressività e per un susseguirsi di trovate che scivolano nel kitsch piacevole ma stucchevole. Stucchevole perché spesso ci sono tante, troppe suggestioni e Bourne tende a calcare la mano, sottolineando ed enfatizzando tutto con il suo gusto dissacratorio e sopra le righe.
Il suo desiderio di corrodere la fiaba per avvicinarla alla sensibilità contemporanea, elimina la messa in scena del solito salotto borghese, dotato di grande albero natalizio, che la tradizione ballettistica ci ha sempre imposto e ci trasporta in un orfanotrofio che ricorda i racconti di Charles Dickens e il suo Uncle Scrooge. E fin qui tutto coerente con il suo desiderio: la vita in orfanotrofio è triste, i ragazzi sono sfruttati per impietosire i mecenati le cui donazioni finiscono solo per arricchire maggiormente i direttori dell’istituto. Per non parlare dei loro figli!
Ma come si passa alla parte fantastica, la favola riappare. Eccome se riappare! Per di più lo spettacolo diventa un classico “ballettone” con tanto di divertissement vari che però, purtroppo, non hanno l’inventiva coreografica o la fantasia che avevano fatto di “Swan Lake” un capolavoro. Bourne conosce il mestiere di coreografo molto bene: è abile nel muovere le masse, nel creare disegni e gesti originali ma, per certi versi, è un “passettaro” che in questa produzione usa materiale visto e stravisto. Ripeto di gran qualità e drammaturgicamente originale ma “passettaro”.
Il bellissimo “Valzer dei Fiori” composto da Čajkovskij  nel 1892 simboleggia il secondo atto del balletto, quello dedicato al viaggio ne “La terra dei dolci” e ha un immagine iniziale stupenda: un’enorme torta sulla quale sono posizionati numerosi danzatori…sembra un quadro degno di Busby Berkeley, regista e coreografo americano, celebre per aver creato numerosi disegni e sculture con i corpi umani, per poi renderli immortali su pellicola con inquadrature dall’alto. Il problema però, come per gran parte dello spettacolo, è che poi il brano non decolla, non trasporta altrove, non coinvolge i sensi o i sentimenti: fa sorridere, tiene allegri ma dopo un po’ stanca. In questo caso, ad esempio, vuole sottolineare l’idea del dolce, del caramelloso e chiede ai suoi danzatori di leccarsi le mani o le braccia, per tutta la coreografia, evidenziando con la mimica facciale questa azione…resta solo un esercizio di stile. Ripeterlo per 5 volte sarebbe stato simpatico ma una cinquantina…


Le sontuose scenografie ed i magnifici, fantasiosi, coloratissimi, originali, divertenti, stupendi costumi
sono di Anthony Ward. Sono magistralmente illuminati dalle luci di Howard Harrison, anche se non abbiamo apprezzato la sottolineatura nei finali di alcune coreografie, aumentando la luce o cambiando decisamente l’effetto precedente, come a dire: “è finito, potete applaudire”.
Ottimi, bravi, precisi, inappuntabili tutti i danzatori che mantengono altissimo il livello tecnico dello spettacolo: tra loro spiccano la Clara di Hannah Vassallo, Sugar bambina e principessa interpretata da Asley Shaw e il Fritz e Menta Forte di Dominic North. Menzione speciale anche per i tre vigorosi Gobstoppers interpretti da Daniel Collins, Luke Murphy e Danny Reubens.  Sala piena solo per metà e pubblico soddisfatto.

One Comment

  1. Raffaella

    Bell’articolo. Che non mi trova d’accordo. Swan Lake è imparagonabile, non esisterà altro, neppure se partorito da Bourne, come Swan Lake. Ha creato una magia unica, ma tutte le magie sono uniche. Quella di Nutcracker è diversa, il tessuto narrativo è diverso, la composizione tersicorea è diversa.
    E’ più bello un diamante o uno smeraldo?
    Ho amato Bourne in entrambe le prove e considero un privilegio poterlo vedere al Rossetti in esclusiva europea. Forse lo spettatore più colto ha maggiori difficoltà nel lasciarsi attraversare dall’emozione. Io l’ho sentita tutta. Bourne, aspetto la tua Cenerentola, altro capitolo della tua geniale visione del repertorio classico che, ancora una volta, scardina gli schemi del già visto per trasportare lo spettatore in una nuova dimensione. L’importante è lasciarsi trasportare.

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