Milano, Teatro alla Scala: “Giselle”

Milano, Teatro alla Scala, Stagione d’Opera e Balletto 2011/2012
“GISELLE”
Balletto fantastico in due atti su libretto di Jules-Henry Vernoy de Saint-Georges, Théophile Gautier e Jean Coralli da un racconto di Heinrich Heine
Musica di Adolphe Charles Adam
Giselle ANTONELLA ALBANO
Il Principe Albrecht CLAUDIO COVIELLO
Il Duca di Courland MATTEO BUONGIORNO
La Principessa Bathilde SERENA COLOMBI
La madre di Giselle ADELINE SOULETIE
Hilarion MARCO AGOSTINO
Wilfried RICCARDO MASSIMI
Il Gran Cacciatore MATTHEW ENDICOTT
Passo a due contadini DANIELA CAVALLERI, FEDERICO FRESI
Sei amiche di Giselle EMANUELA MONTANARI, DENISE GAZZO, BRIGIDA BOSSONI, LARA MONTANARO, CHIARA FIANDRA, GIULIA SCHEMBRI
Myrtha, Regina delle Willi SOFIA ROSOLINI
Due Willi DANIELA CAVALLERI, EMANUELA MONTANARI
Corpo di ballo del Teatro alla Scala
Direttore Paul Connelly
Scene e costumi Aleksandr Benois
rielaborati da Angelo Sala e Cinzia Rosselli
Produzione Teatro alla Scala
Milano, 24 febbraio, recita pomeridiana
Sembrerebbe cosa da poco: danzare sulle punte, una gonna di tarltane, una trama che vede un uomo innamorato di uno spirito e che viene enfatizzata sulla scena dalla recente invenzioni delle luci a gas. Eppure la rappresentazione nel 1832 de La Sylphide (accettato convenzionalmente questo titolo come prima tappa per la danza in scena sulle punte), su coreografia di Filippo Taglioni, significò, grazie alla nuova veste aérien conferita ai passi di bravura di Maria Taglioni, la realizzazione di una delle aspirazioni romantiche più alte. Un’aspirazione immateriale, fatta di nuvole e leggerezza, quasi fatata nella sua concezione. Il primo e fondamentale passo verso una forma fattiva del cosiddetto “balletto romantico” viene così compiuto e… danzato, tanto che La Sylphide conoscerà nell’immediato un clamoroso successo. Ma così come la tecnica sulle punte evolverà nella scarpetta rigida e il bianco verrà consacrato a colore topico per gli atti soprannaturali, anche il balletto della prima metà dell’ ‘800 continuerà a cercare la sua creazione più completa. Nove anni dopo, ecco quindi sulle scene parigine Giselle, che vede come interprete principale Carlotta Grisi: la storia tratta di una giovane contadina che, innamoratasi del nobile Albrecht morirà di dolore nello scoprire che il proprio amato è già fidanzato con una ragazza di pari rango. Una volta morta, la fanciulla entrerà nella schiera delle Willi, le ragazze morte prima delle nozze, che nelle notti di luna si radunano per danzare e far danzare fino alla morte chi osi avvicinarle. Albrecht, giunto alla tomba di Giselle per invocarne il perdono, cade vittima della danza delle Willi ma riuscirà a salvarsi grazie all’aiuto dell’amata. Una perfezione che trova quindi le sue giustificazioni nel doppio: il giorno e la notte, la vita e la morte, l’umano e soprannaturale; tutti aspetti che vengono magistralmente distribuiti, bilanciati e vivificati nella partitura coreografica di Jean Coralli e Jules Perrot.
Giselle torna alla Scala come secondo titolo della corrente Stagione di Balletto. Abbiamo assistito ad una recita in cui si sono esibiti giovani danzatori della compagine Scaligera: protagonisti Antonella Albano e Claudio Coviello, debuttante nel ruolo di Albrecht. Già dall’inizio la sintonia fra i due è parsa più che buona (sequenza pas balloné/pas ballotté ben gestita e generale freschezza nel porgere) ma diversi sono stati gli esiti. Antonella Albano è stata una Giselle un po’ convenzionale. La giovane danzatrice è dotata di una discreta tecnica, soprattutto par terre, più a suo agio con la corda elegiaca del personaggio mentre la corda drammatica viene espressa attraverso una pantomima eccessivamente nervosa. Bisogna rilevare inoltre che le linee, soprattutto delle braccia, non sono bellissime, facendo venire così meno lo stile “arioso” di cui necessiterebbe il personaggio. L’esibizione di Claudio Coviello nei panni del principe Albrecht è invece stata buona, sotto alcuni aspetti molto buona. Ha dimostrato di essere in possesso di una tecnica più completa e, per questo, di uno stile più meditato: la variazione all’atto secondo è stata davvero ben eseguita (cabriole staccato e  battuto con rapidità ed eleganza) così come la serie di entrechat six, mentre la risoluzione del personaggio si è avvalsa della naturale giovinezza e di una pantomima complessivamente gradevole che avrà tutto il tempo per maturare. Myrtha, regina delle Willi, viene talvolta e sbrigativamente classificata come il personaggio “malvagio” della vicenda. In realtà, quella di Myrtha, è una funzione quasi sacerdotale: oltre ad essere regina delle Willi, è il personaggio che introduce, mediante l’infinito e raffinato lavoro di punte, l’atto bianco propriamente detto e lo stile di danza che ne consegue. In questo frangente, Sofia Rosolini è stata complessivamente funzionale mancando tuttavia di autentica teatralità. Puntuali ed eleganti Federico FresiDaniela Cavalleri nel passo a due dei contadini. Successo al calor bianco per tutti.
Foto Brescia – Amisano, Teatro alla Scala.

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